L’Europa contro Trump, cerca di salvare l’accordo sul nucleare iraniano

Londra, Parigi e Berlino lavorano per preservare un patto essenziale per la sicurezza internazionale. Il Jcpoa va mantenuto, pur imponendo nuove “linee rosse” alla Repubblica islamica. Ma sull’operazione pesa l’imprevedibilità del presidente Usa. Attesa per oggi la decisione della Casa Bianca sull’estensione dei termini. 

 


Teheran (AsiaNews/Agenzie) - In attesa della decisione di Donald Trump sull’estensione (o meno) dei termini dell’accordo sul nucleare iraniano (il Jcpoa), i vertici dell’Europa rilanciano la loro volontà di preservare un patto essenziale per la pace e la sicurezza internazionale. Al termine dell’incontro di ieri con il capo della diplomazia di Teheran Mohammad Javad Zarif, i leader europei hanno inviato un messaggio chiaro a Washington: l’accordo va “preservato”, pur imponendo nuove “linee rosse” alla Repubblica islamica. 

Analisti ed esperti parlano dunque di una “terza via” tentata dall’Europa per difendere il Jcpoa, siglato nel 2015 fra le potenze del 5+1 e la Repubblica islamica, di fronte alle critiche del presidente statunitense che ha più volte minacciato di cancellare “il peggior accordo di sempre”. Essa permetterebbe di salvare l’accordo evitando un confronto aperto con l’Iran, pur imponendo dei limiti alle attività “destabilizzanti” di Teheran in Medio oriente.  

Dalle principali cancellerie dell’Europa - su tutte Londra, Parigi e Berlino - si riafferma dunque l’intenzione di trovare (e difendere) una posizione comune sul dossier iraniano, a differenza di quanti avvenuto nel 2003 con l’Iran. All’epoca le divisioni fra inglesi (sostenitori dell’invasione Usa) e l’asse franco-tedesco avevano favorito l’escalation delle operazioni militari. 

Oggi l’Europa sembra ritrovare la strada della diplomazia e del dialogo nella regione, allineandosi dietro una posizione comune con l’obiettivo di scongiurare una nuova guerra a fronte dei discorsi bellicosi della Casa Bianca che considera Teheran parte del famigerato “asse del male”. Una posizione che non esime però i leader europei dal criticare la politica della Repubblica islamica in Medio oriente. 

Tuttavia, il perseguimento di questa “terza via” da parte dell’Europa si scontra con le parole - e le politiche - bellicose dell’amministrazione Trump verso l’Iran. Una linea politica che si unisce all’imprevedibilità del presidente americano, cui fa da contraltare la rigidità dei vertici della Repubblica islamica che non sembra disposta a fare concessioni sul programma dei missili balistici. 

In giornata è attesa la decisione ufficiale del presidente Trump sull’accordo nucleare. Dalle ultime informazioni emerge che il leader della Casa Bianca sarebbe intenzionato a mantenere immutati i termini dello stesso, pur imponendo agli alleati europei e al Congresso un ultimatum: migliorare l’accordo o gli Stati Uniti si ritireranno. 

Fonti ufficiali del governo Usa, dietro anonimato, riferiscono che Trump è pronto a estendere l’allentamento delle sanzioni a Teheran per altri 120 giorni. Al contempo egli dovrebbe imporre sanzioni mirate contro uomini d’affari o personalità coinvolte nello sviluppo del programma missilistico, sospettate di attività terroristiche o colpevoli di violazioni ai diritti umani.

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