Papa in Perù: Giovani, il cuore non si può ‘fotoshoppare’, perché è lì che si gioca l’amore vero

All’Angelus nella Plaza de Armas, papa Francesco ai giovani di seguire Gesù con tutto se stessi, senza scoraggiarsi, su esempio di san Martino di Porres, il santo meticcio. La preghiera silenziosa per la pace nella Repubblica del Congo. Ai vescovi, l’esempio di san Toribio di Mogrovejo, un infaticabile evangelizzatore: “Oggi lo chiameremmo un vescovo ‘di strada’”. Alle religiose contemplative l’invito a pregare per l’unità della Chiesa peruviana.


Lima (AsiaNews) – “Il cuore non si può ‘fotoshoppare’, perché è lì che si gioca l’amore vero, è lì che si gioca la felicità”: con questo neologismo papa Francesco si è rivolto oggi ai giovani radunati nella Plaza de Armas nella capitale peruviana. In una mattinata densa di incontri – alle 9.15 con le religiose contemplative (v. foto); alle 10.30 con la preghiera alle reliquie dei santi peruviani; poco prima delle 11 con i vescovi del Paese – il pontefice ha dedicato il momento dell’Angelus ai giovani, ricordandone l’importanza perché “in questo anno… ci prepariamo per il Sinodo sui giovani”. Prima della preghiera mariana, egli ha invitato le migliaia di giovani presenti a fare una preghiera silenziosa per la pace nella Repubblica democratica del Congo.

Il richiamo che il papa ha fatto al “fotoshop” è un’esortazione a non scoraggiarsi o a nascondere la realtà abbellendola in modo solo virtuale. “Gesù – ha detto - non vuole che ti ‘trucchino’ il cuore, Lui ti ama così come sei e ha un sogno da realizzare con ognuno di voi. Non dimenticatelo, Lui non si scoraggia riguardo a noi. E se voi vi scoraggiate vi invito a leggere la Bibbia e ricordare gli amici che Dio ha scelto: Mosè era balbuziente; Abramo, un vecchio; Geremia, molto giovane; Zaccheo, uno di bassa statura; i discepoli, quando Gesù diceva loro di pregare si addormentavano; Paolo, un persecutore di cristiani; Pietro, lo rinnegò... e così potremmo continuare questo elenco. Quale scusa potremo trovare?

Quando Gesù ci guarda, non pensa a quanto siamo perfetti, ma a tutto l’amore che abbiamo nel cuore da offrire agli altri e servirli. Per Lui, quella è la cosa che conta e insiste sempre su questa, non bada alla tua statura, se parli bene o male, se ti addormenti mentre preghi, se sei molto giovane o anziano. L’unica domanda è: vuoi seguirmi ed essere mio discepolo? Non perder tempo a mascherare il tuo cuore, riempi la tua vita di Spirito Santo!... Nel seguire Gesù, non si resta mai esclusi, mai. Anche se sbagliamo, il Signore ci offre sempre una nuova possibilità per riprendere a camminare con Lui”.

Come esempio di questo egli ha citato la storia di san Martino di Porres (1579-1639), figlio di una x schiava di origini africane e di un aristocratico spagnolo, divenuto religioso domenicano, addetto ai compiti più umili (perché mulatto), ma la cui fama di santità e di educatore diede una grande spinta all’evangelizzazione: “Niente impedì a quel giovane di realizzare i suoi sogni, niente gli impedì di spendere la sua vita per gli altri, niente gli impedì di amare e lo fece perché aveva sperimentato che il Signore lo aveva amato per primo. Così com’era: mulatto e alle prese con molte privazioni”.

San Toribio, modello dei vescovi

L’esempio dei santi peruviani, in particolare di san Turibio di Mogrovejo (1538-1606), arcivescovo di Lima, è stato offerto da Francesco ai vescovi peruviani. Il papa lo ha definito “’uomo che ha saputo arrivare all’altra sponda”. Egli ha lasciato “le comodità del vescovado” per percorrere il territorio affidatogli: “di 22 anni di episcopato, 18 li passò fuori dalla sua città percorrendo per tre volte il suo territorio”. “Oggi – ha aggiunto - lo chiameremmo un vescovo ‘di strada’. Un vescovo con le suole consumate dal camminare, dall’andare incontro per «annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura”.

Toribio ha anche attuato un grande impegno di evangelizzazione nelle culture locali: “Con il terzo Concilio di Lima dispose che i catechismi fossero realizzati e tradotti in quechua e in aymara. Spinse il clero a studiare e conoscer la lingua dei loro fedeli per poter amministrare i Sacramenti in modo comprensibile”.

Il santo si è impegnato anche nel campo della carità e della giustizia, arrivando fino a scomunicare alcuni potenti colonizzatori che angariavano il popolo ed erano corrotti. Ha anche aperto il cammino del sacerdozio ai meticci, “cercando di favorire e stimolare che il clero, se doveva distinguersi in qualcosa, fosse per la santità dei pastori e non per l’origine etnica”.

Infine, il papa ricorda l’impegno di Toribio per l’unità della Chiesa. “Cari fratelli – ha invitato i vescovi -  lavorate per l’unità, non rimanete prigionieri di divisioni che riducono e limitano la vocazione alla quale siamo stati chiamati: essere sacramento di comunione”.

Poco prima dell’incontro coi vescovi, il papa si era raccolto in preghiera nella cattedrale davanti alle reliquie dei santi peruviani (Toribio di Mongrovejo, Rosa da Lima, Martino di Porres; Francesco Solano, Giovanni Macías…).

Nella prima mattina egli si era recato al santuario del Señor de los Milagros, dove si è incontrato con circa 500 religiose contemplative. Anche ad esse il pontefice ha chiesto di “pregare molto per l’unità di questa amata Chiesa peruviana” e ha proposto loro di vivere la vita contemplativa con la preghiera per “guarire le piaghe di tanti fratelli”. “La vita di clausura – ha aggiunto - non imprigiona né restringe il cuore, ma piuttosto lo allarga grazie alla relazione con il Signore e lo rende capace di sentire in modo nuovo il dolore, la sofferenza, la frustrazione, la sventura di tanti fratelli che sono vittime di questa “cultura dello scarto” del nostro tempo”.

Questo pomeriggio, il papa celebrerà la messa nella Base Aerea “Las Palmas”, ultimo appuntamento con la popolazione peruviana. Dopo la cerimonia di saluto, prenderà l’aereo alle 18.45 (ora locale) per fare ritorno a Roma.

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