Me Too, la Corea del Sud contro gli stupri

Accusati membri di società civile, artistica, politica e religiosa. Pene più severe ai responsabili, anche militari. Moon sostiene la campagna. La Chiesa cattolica istituisce un comitato di prevenzione.


Seoul (AsiaNews/Agenzie) – Tolleranza zero contro gli stupri e la discriminazione di genere. È la posizione espressa da esponenti del mondo civile, religioso e politico, nel contesto della sempre più determinata campagna contro le violenze sessuali in Corea del Sud.

Il movimento “#MeToo”, partito negli Stati Uniti e estesosi in tutto il mondo, ha spezzato negli scorsi mesi il tabù che nel Paese impediva la discussione delle molestie sessuali: l’ondata ha travolto l’intera società sudcoreana, scatenando reazioni dal mondo politico, artistico e religioso. Una delle giornate più accese è stata l’8 marzo, quando gruppi per i diritti delle donne si sono riversati per le strade, organizzando eventi e marce.

Oggi, Min Byung-doo, parlamentare del Partito democratico, al governo, ha dato le dimissioni dopo essere stato accusato di molestie sessuali. Il suo caso segue quello di An Hee-jung, governatore provinciale e possibile candidato alle prossime elezioni presidenziali. In risposta agli scandali, il partito ha assicurato che imporrà “tolleranza zero su tutti i tipi di violenza sessuale e abusi domestici”.

Il presidente Moon ha preso una posizione chiara, ribadendo lo scorso 3 marzo il proprio sostegno al movimento #Me Too e promettendo di sradicare la discriminazione di genere e la violenza sessuale dal Paese. “Con il movimento #Me Too, la nostra società è al centro di un cambiamento cruciale”, si è congratulato Moon con un messaggio inviato a una commemorazione per la Festa della Donna, a cui avevano partecipato centinaia di attivisti.

Le autorità non si sono limitate alla presa di posizione, ma hanno anche imposto pene più severe agli aggressori: la pena massima per aver ottenuto sesso con l’abuso sale da cinque a 10 anni, mentre la condanna massima per le molestia passa da due a cinque anni. Novità sono state introdotte anche nell’esercito: il 21 febbraio la Corte militare di Corea ha annunciato che ai soldati responsabili di violenze sessuali verrà imposta la regola “uno strike e sei fuori”, che prevede diverse punizioni: espulsione per stupro, degradazione per aggressione sessuale o abuso, e sospensione per molestie sessuale o sfruttamento della prostituzione.

Il mondo cinematografico sudcoreano non è stato risparmiato, con svariate accuse a registi, attori e musicisti. Questi giorni ha sconvolto la morte dell’attore Jo Min-ki, il cui corpo senza vita è stato scoperto il 9 marzo in un garage vicino a casa sua e il cui funerale si è tenuto ieri. La celebrità si è tolta la vita a seguito delle accuse di violenze sessuali rivoltegli da studentesse dell’università di Cheongju, dove aveva insegnato. Prima di morire, Jo avrebbe scritto sei pagine di scuse. La sua fine ha acceso il dibattito fra gli attivisti e chi accusa il movimento di essere una “caccia alle streghe” e lo stesso Moon è stato accusato di essere responsabile del suicidio dell’attore per il sostegno dato al movimento.

Il 9 marzo, la Chiesa cattolica sudcoreana ha annunciato la formazione di un comitato per contrastare le aggressioni sessuali all’interno della Chiesa, dopo che un sacerdote è stato incolpato di un tentato stupro ai danni di una lavoratrice volontaria. La decisione è stata annunciata alla fine della riunione generale della Conferenza episcopale di Corea (Cbck) durata per cinque giorni. I Cbck ha inoltre deciso di aprire canali per permettere ai fedeli delle diocesi di riportare malcondotte dei sacerdoti. Già a fine febbraio, mons. Hyginus Kim Hee-joong, direttore della Cbck, aveva invocato il perdono delle vittime e delle loro famiglie “che sono state tradite e si sono adirate” con la Chiesa, durante una conferenza stampa a Seoul.

La campagna al momento ha portato alla diffusione della cosiddetta “Regola Pence” – ispirata alla regola del vicepresidente americano di non stare da solo con una donna in assenza della moglie: sempre più donne affermano di essere isolate nei loro ambienti lavorativi, mentre gli uomini riducono al massimo i rapporti con le colleghe femmine, per non essere passabili di accuse di molestie.

Intanto, le cifre sulle violenze sessuali in Corea del Sud crescono: secondo dati rilasciati ieri dall’Ufficio dell’istruzione metropolitano di Seoul, nelle scuole della capitale le violenze sono salite del 74,2%, da 221 nel 2013 a 385 nel 2016. Il dato nazionale non è più incoraggiante, e registra un salto del 171,9% che porta le violenze nelle scuole della nazione a 2.387 nel 2016.

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