Papa: Benedetto XVI, il pontificato di Francesco in continuità col mio

Lettera del papa emerito nel quinto anniversario dell’inizio del pontificato di Francesco. Il primo papa sudamericano, primo papa gesuita e primo ad aver voluto il nome del Santo di Assisi. Il papa degli “scartati” e di un Dio che tende sempre la mano, un Dio che ha nella misericordia la sua caratteristica fondamentale.


Città del Vaticano (AsiaNews) – E’ uno “stolto pregiudizio” dire che “Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica”. Lo scrive Benedetto XVI in una lettera inviata a mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione, in occasione della presentazione della collana ‘La Teologia di Papa Francesco’, edita dalla Libreria Editrice Vaticana.

“I piccoli volumi – aggiunge Benedetto XVI - mostrano a ragione che Papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento”.

La lettera di Benedetto XVI è stata resa pubblica nel giorno del quinto anniversario dell’inizio del pontificato di Francesco, eletto papa il 13 marzo 2013.

Il 265mo successore di Pietro, primo papa sudamericano, primo papa gesuita e primo ad aver voluto il nome del Santo di Assisi, ha portato uno stile sicuramente nuovo: la scelta di Lampedusa come meta del suo primo viaggio è emblematica di quell’attenzione per gli “scartati” che è uno dei punti centrali del suo messaggio insieme con la presentazione di un Dio che tende sempre la mano, un Dio che ha nella misericordia la sua caratteristica fondamentale. Questi sembrano essere i binari lungo i quali si muove papa Francesco insieme con l’atteggiamento di apertura a nuovi percorsi. Significativa la sua affermazione che lo Spirito Santo “scombussola”, perché “smuove, fa camminare, spinge la Chiesa ad andare avanti”, mentre è molto più facile e sicuro “adagiarsi nelle proprie posizioni statiche e immutate”. E anche la ferma opposizione alla dittatura del pensiero unico e alle colonizzazioni ideologiche.

Sul piano “interno” appaiono in primo piano la sua volontà di fare della Chiesa un “ospedale da campo” e “in uscita”. E vale sempre quel “Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri”, detto nell’ormai lontano 2013, quando volle anche una commissione sulle questioni economiche della Santa Sede.

In questi anni ha pubblicato due encicliche (Lumen fidei, sulla fede, e Laudato si’, sulla cura della casa comune), due esortazioni apostoliche (Evangelii gaudium, testo programmatico del Pontificato per una Chiesa in uscita, fortemente missionaria, e Amoris laetitia sull’amore nella famiglia), 23 Motu proprio (riforma Curia Romana, gestione e trasparenza economica, riforma processo nullità matrimoniali, traduzione testi liturgici, con indicazioni per un maggiore decentramento e più poteri alle conferenze episcopali).

Ha oltre 46 milioni di follower su Twitter e più di 5 milioni su Instagram.

Ha voluto un giubileo, dedicato alla Misericordia e due sinodi sulla famiglia. Ha compiuto 22 viaggi internazionali e 17 visite in Italia. Esemplare, in proposito, la scelta di andare in Bangladesh, Paese povero, con una esigua comunità cattolica. Ma ci sono i Rohingya, scacciati dal confinante Myanmar, vittime di persecuzione etnica e religiosa. Fanno parte di quei profughi per i quali Francesco chiede non solo accoglienza, ma integrazione, in nome di quella umanità alla quale tutti apparteniamo e di quel Vangelo che ha il compito di proporre.

La volontà di riavvicinare i “lontani” spiega da un lato l’attenzione verso il mondo protestante – culminata con il viaggio in Svezia per il quinto centenario di Martin Lutero – e gli ortodossi - riuscendo a incontrare anche il patriarca russo Kirill - ma anche verso persone come i divorziati risposati, che ha creato un’accesa discussione intra-ecclesiale. Ci sono la mano tesa a chi è caduto e la fiducia nella grazia e nella libertà delle persone, perché possano – se aiutate – comprendere il proprio errore e tornare, trovando una strada aperta e non un muro.

Ancora sul piano “interno”, Francesco è promotore di collegialità – basta pensare al Consiglio dei cardinali istituito "per consigliarlo nel governo della Chiesa universale” e per studiare la riforma della Curia romana – anche se ha creato alcuni organismi – come le segreterie per l’economia o l’informazione – che hanno accentrato competenze precedentemente divise tra strutture diverse.

Sul piano internazionale gode di prestigio, anche se non tutti, logicamente, lo amano per la sua opposizione al sistema economico liberista che “è ingiusto alla radice”, “uccide”, fa prevalere la “legge del più forte” a scapito del debole. Importante il suo ruolo nel disgelo tra Stati Uniti e Cuba, e nel processo di pace in Colombia e Centrafrica. E probabilmente ha fermato l’allargamento della guerra in Siria, quando gli Stati Uniti volevano punire Assad per l’uso dei gas. Una Siria per la quale ha affermato: “C'è un giudizio di Dio e della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire”. (FP)

 

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