Vescovi contro l’espulsione di suor Patricia Fox: ‘Continui a servire il nostro popolo’

A seguito di un’indagine richiesta dal presidente filippino Rodrigo Duterte, il capo dell'Ufficio immigrazione (Bi) ha comunicato alla suora l’ordine di lasciare il Paese entro 30 giorni. I legali della missionaria annunciano ricorso.


Manila (AsiaNews/Agenzie) – “Date a suor Patricia Fox la possibilità di continuare a servire il nostro popolo”. È l’appello che mons. Romulo Valles, arcivescovo di Davao e presidente della Conferenza episcopale (Cbcp) rivolge al governo filippino, chiedendo di revocare l’ordine di espulsione disposto per la 71enne missionaria australiana, nota attivista per i diritti umani. superiora delle Religiose di Nostra Signora di Sion nelle Filippine, dove opera da 27 anni, la religiosa era stata arrestata la scorsa settimana, e rilasciata dopo un giorno, con l’accusa di aver “aver partecipato a manifestazioni anti-governo”.

A seguito di un’indagine richiesta dal presidente filippino Rodrigo Duterte, il capo dell'Ufficio immigrazione (Bi) Jaime Morente ha comunicato alla suora l’ordine lasciare il Paese entro 30 giorni, a partire dallo scorso 23 aprile. Il visto missionario rinnovabile della religiosa, che doveva scadere a settembre, è stato revocato lo stesso giorno. Una portavoce del Bi ha dichiarato che suor Patricia potrebbe ancora tornare nel Paese come turista, non più come missionaria.

Esprimendo rammarico per la decisione del governo, mons. Romulo Valles ha dichiarato ieri: “Lanciamo un sincero appello, affinché le autorità la possano riconsiderare. Riteniamo inoltre che suor Patricia è mossa dall'amore di Cristo al servizio del nostro popolo”. Jobert Pahilga, uno dei legali della missionaria, ha annunciato: “Presenteremo una mozione contro questo ordine. Lei non ha partecipato ad alcuna attività di parte. Lei è una suora”.

In una breve nota diffusa su internet, suor Patricia si è dichiarata “sorpresa” dalla cancellazione del suo visto, di cui è venuta a conoscenza dai media. “Credevo che il processo prevedesse 10 giorni per depositare una mia dichiarazione per rispondere alle accuse – ha affermato la religiosa – Sono molto triste di dover lasciare le Filippine. Potrò perdere il diritto di restare nel Paese, ma non potrò mai perdere le lezioni apprese e bei ricordi”.

Nel frattempo, cattolici ed attivisti per i diritti umani si oppongono al provvedimento, sostenendo che dietro l’arresto e l’espulsione di suor Patricia si celi una campagna governativa contro il dissenso. Alcuni esperti legali temono inoltre che il caso possa costituire un precedente pericoloso per l’opera missionaria degli stranieri nel Paese.

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