Primo Maggio in Sri Lanka: membri di diverse religioni per federalismo e unità (Foto)
di Melani Manel Perera

Il primo maggio la Christian Worker’s Fellowship ha organizzato una processione e la messa. Alla celebrazione eucaristica hanno partecipato cristiani di tutte le denominazioni, oltre a buddisti e indù. Migliaia di lavoratori scesi in strada per il diritto a otto ore lavorative e adeguati stipendi.


Colombo (AsiaNews) – Bisogna “devolvere i poteri se vogliamo rimanere uniti”. Lo hanno ripetuto i lavoratori cristiani dello Sri Lanka, nella festa a loro dedicata lo scorso primo maggio. Essi hanno sfidato un’ordinanza del governo di Colombo che quest’anno aveva vietato tutte le manifestazioni per evitare che si sovrapponessero con la festa buddista del Vesak (celebrata il 29 e 30 aprile). Invece i membri del Christian Worker’s Fellowship (Cwf) si sono uniti a rappresentanti buddisti e indù in una cerimonia interconfessionale per ribadire l’importanza del lavoro e dell’unità nazionale, che a loro parere si ottiene attraverso un sistema federale.

L’associazione cristiana organizza la manifestazione fin dal 1959. Quest’anno Colombo aveva deciso che la giornata di festa si dovesse svolgere il 7 maggio, ma le denominazioni cristiane hanno scelto di rispettare la data ufficiale in tutto il mondo. La festa si è svolta alla St. Michael’s Church di Colombo 03, preceduta da una processione di lavoratori che hanno sfilato con gli utensili del lavoro: vanghe, rastrelli e aratri.

Durante la messa, mons. Keerthisiri Fernando, vescovo anglicano di Kurunegala, ha affermato: “Se vogliamo vivere insieme e rafforzare la lotta dei lavoratori, bisogna condividere il potere”. Dello stesso parere il rappresentante buddista, ven. Vishwa Keerthi Sri Shasrapathi Mahagalkadawala Punyasara, che ha aggiunto: “Non c’è niente da temere dalla devoluzione del potere. Non si tratta di dare tutte le concessioni solo ai tamil”. Il buddista si riferisce al fatto che il tema del federalismo era uno dei cavalli di battaglia di alcuni leader tamil durante la guerra civile, al contrario dei ribelli delle Tigri che volevano la creazione di uno Stato autonomo nel nord dell’isola. Allo stesso tempo, secondo mons. Fernando, “se le autorità non pagano il giusto salario per la fatica dei lavoratori, non ha nemmeno senso la condivisione del potere”.

Alla liturgia erano presenti R. Thriowbathiamma e Manikkam Jayakody, due raccoglitori di tè arrivati da Badulla [circa 250 km dalla capitale, ndr]. “Anche se siamo indù – spiegano ad AsiaNews – vogliamo ricevere le benedizioni di Dio. Abbiamo bisogno di pregare per la nostra vita, perché essa non è ancora ad un livello [adeguato] di giustizia. Stiamo lottando. I nostri bambini meritano una vita giusta”.

Mentre la messa a Colombo è stata l’unica funzione religiosa celebrata in occasione del primo maggio, in tutta l’isola migliaia di lavoratori sono scesi in strada da nord a sud contro la decisione del governo di posticipare le celebrazioni. Operai delle Zone di libero scambio (Ftz), del settore privato e bancario hanno preso parte ai raduni in cui si chiedeva di istituire per legge il diritto a otto ore lavorative e ad adeguati stipendi. Loyal Fernando, leader dei pescatori a Negombo, dichiara che “il primo maggio è il primo maggio. Nessun altro giorno ha lo stesso significato”.

Photo credit: Melani Manel Perera

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