Papa al Cammino neocatecumenale: Grazie per i vostri 50 anni. Andate in missione

Papa Francesco incontra 100mila membri del Cammino, insieme a 16 cardinali e 90 vescovi. Presenti molti rappresentanti da decine di Paesi dell’Asia.  Il pontefice commenta le parole di Gesù, “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19). Benedette le croci consegnate a 34 membri che andranno in nuove missioni ad gentes. Alcune comunità delle parrocchie di Roma inviate in missione nelle periferie della capitale italiana.


Roma (AsiaNews) – “Grazie… per aver accolto la chiamata del Signore a vivere il Vangelo e ad evangelizzare”; grazie a Kiko Arguello, che “ha iniziato il Cammino neocatecumenale cinquant’anni fa”; a Dio “per il suo amore e per la sua fedeltà” e soprattutto, grazie “a quanti state per andare in missione”. Così papa Francesco ha introdotto il suo discorso nell’incontro che egli ha avuto stamattina con oltre 100mila membri del Cammino neocatecumenale in occasione del 50° anniversario di fondazione.

Il papa è giunto verso le 11 sulla sua jeep scoperta nella spianata di Tor Vergata, alla periferia di Roma, benedicendo le ali di folla e gruppi che agitavano bandiere da tutto il mondo. Alla celebrazione sono presenti anche 16 cardinali e 90 vescovi.

L’incontro col pontefice è stato preceduto dai canti del Cammino. Dopo il saluto ai cardinali e a tutti i gruppi dalle diverse nazioni del mondo. Dall’Asia vi sono rappresentanti da Giappone, Kazakhstan, Cambogia, Malaysia, Sri Lanka, Singapore, Thailandia, Myanmar, Corea del Sud, Pakistan, Filippine, India, Cina, Taiwan, Hong Kong. A questi si aggiungono i Paese di Medio oriente: Israele, Palestina, Giordania, Emirati, Libano, Iraq,…

Alla fine del raduno, papa Francesco ha benedetto le croci da consegnare ai responsabili di 34 nuove missioni ad gentes, a cui sono inviate decine di famiglie del Cammino. Il messaggio del papa si è soffermato soprattutto “sulla missione, sull’evangelizzazione, che è la priorità della Chiesa oggi”.

Per questo il pontefice ha voluto commentare le parole di Gesù, “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19).

“Andate – ha sottolineato il papa -.  La missione chiede di partire. Ma nella vita è forte la tentazione di restare, di non prendere rischi, di accontentarsi di avere la situazione sotto controllo. È più facile rimanere a casa, circondati da chi ci vuol bene, ma non è la via di Gesù”.

“Per andare bisogna essere leggeri. Per annunciare bisogna rinunciare. Solo una Chiesa che rinuncia al mondo annuncia bene il Signore. Solo una Chiesa svincolata da potere e denaro, libera da trionfalismi e clericalismi testimonia in modo credibile che Cristo libera l’uomo”.

“’Andate’ è il verbo della missione e ci dice ancora una cosa: che si coniuga al plurale. Il Signore non dice: ‘vai tu, poi tu...’, ma ‘andate’, insieme! Pienamente missionario non è chi va da solo, ma chi cammina insieme”.

Il pontefice è poi passato a commentare le parole “fate discepoli”: “Ecco la missione. Non dice: conquistate, occupate, ma ‘fate discepoli’, cioè condividete con gli altri il dono che avete ricevuto, l’incontro d’amore che vi ha cambiato la vita. È il cuore della missione: testimoniare che Dio ci ama e che con Lui è possibile l’amore vero, quello che porta a donare la vita ovunque, in famiglia, al lavoro, da consacrati e da sposati”.

“Questa dinamica del discepolato – il discepolo che fa discepoli – è totalmente diversa dalla dinamica del proselitismo. Qui sta la forza dell’annuncio, perché il mondo creda. Non contano gli argomenti che convincono, ma la vita che attrae; non la capacità di imporsi, ma il coraggio di servire”.

Infine, “tutti i popoli”: “Quando Gesù dice tutti sembra voler sottolineare che nel suo cuore c’è posto per ogni popolo. Nessuno è escluso”.

“Come i genitori, che non vedono prima di tutto i difetti e le mancanze dei figli, ma i figli stessi, e in questa luce accolgono i loro problemi e le loro difficoltà, così fanno i missionari con i popoli amati da Dio. Non mettono in prima fila gli aspetti negativi e le cose da cambiare, ma ‘vedono col cuore’, con uno sguardo che apprezza, un approccio che rispetta, una fiducia che pazienta”.

“Amate le culture – ha concluso - e le tradizioni dei popoli, senza applicare modelli prestabiliti. Non partite dalle teorie e dagli schemi, ma dalle situazioni concrete: sarà così lo Spirito a plasmare l’annuncio secondo i suoi tempi e i suoi modi. E la Chiesa crescerà a sua immagine: unita nella diversità dei popoli, dei doni e dei carismi. Cari fratelli e sorelle, il vostro carisma è un grande dono di Dio per la Chiesa del nostro tempo. Ringraziamo il Signore per questi cinquant’anni”.

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