Papa: Rimanere nell’amore di Gesù, perché il nostro amore non perda ardore e audacia

Al Regina caeli, papa Francesco afferma che bisogna amare “non a parole ma con i fatti”. L’amore deve diventare “la costante della nostra esistenza” con gli anziani, i malati “anche se all’ultimo stadio”, i nascituri. “La vita va sempre tutelata e amata dal concepimento al suo naturale tramonto.  E questo è amore”. La beatificazione di Chiara Fey ad Aquisgrana. La preghiera per la Repubblica Centrafricana. Il saluto ai membri del Cammino neocatecumenale.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Commentando il vangelo di oggi (Giov. 15,9-17), in particolare “la consegna di Gesù: «Rimanete nel mio amore»”, papa Francesco ha sottolineato che “abitare nella corrente dell’amore di Dio, prendervi stabile dimora, è la condizione per far sì che il nostro amore non perda per strada il suo ardore e la sua audacia”. E ancora: “Dobbiamo accogliere con gratitudine l’amore che viene dal Padre e rimanere in questo amore, cercando di non separarcene con l’egoismo e con il peccato”.

“L’amore si realizza nella vita di ogni giorno, negli atteggiamenti, nelle azioni; altrimenti è soltanto qualcosa di illusorio. Gesù ci chiede di osservare i suoi comandamenti, che si riassumono in questo: «che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (v. 12)”.

“Come fare perché questo amore che il Signore risorto ci dona possa essere condiviso dagli altri? Più volte Gesù ha indicato chi è l’altro da amare, non a parole ma con i fatti. È colui che incontro sulla mia strada e che, con il suo volto e la sua storia, mi interpella; è colui che, con la sua stessa presenza, mi spinge a uscire dai miei interessi e dalle mie sicurezze; è colui che attende la mia disponibilità ad ascoltare e a fare un pezzo di strada insieme. Disponibilità verso ogni fratello e sorella, chiunque sia e in qualunque situazione si trovi, incominciando da chi mi è vicino in famiglia, nella comunità, al lavoro, a scuola... In questo modo, se io rimango unito a Gesù, il suo amore può raggiungere l’altro e attirarlo a sé, alla sua amicizia”.

“Questo amore per gli altri” deve diventare “la costante della nostra esistenza”: per questo, “siamo chiamati a custodire gli anziani come un tesoro prezioso e con amore, anche se creano problemi economici e disagi. Ecco perché ai malati, anche se nell’ultimo stadio, dobbiamo dare tutta l’assistenza possibile. Ecco perché i nascituri vanno sempre accolti; ecco perché, in definitiva, la vita va sempre tutelata e amata dal concepimento al suo naturale tramonto. E questo è amore”.

“L’Eucaristia – ha concluso -  alla quale siamo chiamati a partecipare ogni domenica, ha lo scopo di formare in noi il Cuore di Cristo, così che tutta la nostra vita sia guidata dai suoi atteggiamenti generosi. La Vergine Maria ci aiuti a rimanere nell’amore di Gesù e a crescere nell’amore verso tutti, specialmente i più deboli, per corrispondere pienamente alla nostra vocazione cristiana”.

Dopo la recita del Regina caeli, il papa ha ricordato alle decine di migliaia di pellegrini la beatificazione di Chiara Fey, fondatrice delle Suore del Povero Bambino Gesù, avvenuta ieri ad Aquisgrana (Germania) e ha chiesto a tutti di pregare per la Repubblica Centrafricana, “Paese che ho avuto la gioia di visitare e che porto nel cuore”. Proprio nella capitale di quel Paese, il 29 novembre 2015 a Bangui, Francesco aveva aperto la prima porta santa del Giubileo della Misericordia. Nei giorni scorsi vi è stato l’attacco in una chiesa, che ha fatto 16 morti e decine di feriti e altri diversi scontri.

“Il Signore – ha aggiunto il pontefice -  per intercessione della Vergine Maria, aiuti tutti a dire no alla violenza e alla vendetta, per costruire insieme la pace”.

Fra i tanti pellegrini, il papa ha salutato gruppi del Cammino Neocatecumenale, presenti a Roma per la celebrazione del 50mo anniversario della loro fondazione.

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