L'influenza aviaria "va combattuta in Asia"

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità il virus "è nato nel sud est asiatico e qui vi è il rischio maggiore che inizi una pandemia". Per impedirlo "necessari aiuti internazionali".


Manila (AsiaNews) – L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) avverte che la preoccupazione per l'arrivo dell'influenza aviaria in Europa non deve far dimenticare l'emergenza del Sud Est asiatico, epicentro della malattia.

"Non bisogna dimenticare – ammonisce Peter Cordingley, portavoce dell'Oms a Manila – che il 'punto zero' è il Sud Est asiatico". Qui sono stati contagiati milioni di volatili e "qui è maggiore il rischio – prosegue – di una mutazione del virus che lo renda trasmissibile tra esseri umani".

Secondo gli esperti il problema è reso più grave dalle notevoli differenze di approccio dei diversi Stati della zona. Molte nazioni, infatti, ancora non hanno scorte dei costosi farmaci antivirali e dispongono di inadeguate strutture sanitarie. Per cui sono impreparate a una pandemia, che non sarebbero in grado di arginare.

L'Oms ritiene che occorrano aiuti internazionali per almeno 260 milioni di dollari americani per combattere il contagio in Asia: finora sono stati impiegati 20 milioni di dollari in Cambogia, Indonesia, Laos e Vietnam, ma i fondi disponibili sono ritenuti "insufficienti". Nel Sud Est asiatico il virus è considerato "endemico".

Gli animali sono allevati a stretto contatto con le persone e ciò favorisce la nascita di nuovi virus e il contagio. Sarebbe preferibile, avvertono gli esperti, che una parte del denaro impiegato per le ricerche sui vaccini fosse destinato a migliorare il servizio veterinario e la sorveglianza nella zona e a incentivare i contadini a denunciare subito le epidemie nel pollame.

"Si presta troppa attenzione a raccogliere stock di vaccino – osserva Alejandro Thiermann, presidente del Codice per la sanità internazionale degli animali e membro di una missione Usa per studiare il problema nel Sud Est dell'Asia – ma non abbastanza per gli uccelli". "Dobbiamo – aggiunge – aiutare questi Paesi a compiere sostanziali miglioramenti nella sanità pubblica per persone e animali".

La zona è ormai considerata di "incubazione" per simili virus – prosegue Thiermann - e solo con migliori strutture sanitarie potranno prevenirsi nuovi virus. Nel febbraio 2005 la Fao diramò un appello per raccogliere almeno 100 milioni di dollari per impedire il propagarsi del contagio. Furono raccolti solo 30 milioni.

Mike Leavitt, ministro della Sanità degli Stati Uniti, dopo un viaggio in vari Stati dell'area ha garantito un aiuto di 25 milioni di dollari per ricerche di laboratorio, ma anche per consentire l'educazione sanitaria della popolazione e un miglior controllo. La "principale priorità" della zona – ha aggiunto - consiste nel combattere il contagio "nelle fattorie".

Indonesia. Dallo scorso luglio ci sono stati 5 casi riconosciuti di contagio per il virus H5N1, con 3 decessi. Il virus è stato riscontrato in 22 delle 33 province dell'intero arcipelago e ha ucciso oltre 10 milioni di uccelli domestici. La situazione è grave anche perché - come osserva Siti Fadillah Supari, ministro della Sanità - nei centri cittadini rimane "una concentrazione di pollame domestico", con alto rischio di contagio. Nella sola Jakarta ci sono almeno 200 grandi allevamenti di pollame e molti esperti ritengono che non ci sia sufficiente attenzione al rischio di contagio. Molte famiglie allevano galline per il proprio consumo e sono pure diffusi gli uccelli da gabbia e i galli da combattimento. Appare impossibile un tempestivo controllo e unico rimedio appare una campagna di vaccinazione.

Vietnam. Suscita preoccupazione il primo caso accertato di contagio del virus H5N1 tra esseri umani: una ragazza di 14 anni contagiata dal fratello, con un virus resistente all'oseltamivir, impiegato per il Tamiflu, farmaco virale molto consigliato. Il Paese ha avuto il maggior numero di decessi umani (41) e sono stati vaccinati milioni di volatili domestici.

Thailandia. Il Paese, che era il quarto maggior esportatore di pollame nel mondo, ha disposto una stretta sorveglianza sulle fattorie. Ma rimane difficile controllare gli allevamenti domestici, stimati pari a 10 milioni di volatili. E' stato annunciato che in primavera potrebbe essere sperimentato un vaccino.

Cambogia. La situazione di povertà della Nazione (dopo anni di guerra civile) rende arduo qualsiasi intervento. Allo studio la creazione di un corpo di 400 "veterinari a piedi scalzi", dislocati nelle aree rurali con il compito di dare immediata notizia circa morie di uccelli.

La preoccupazione europea per l'avvicendarsi del virus si sente soprattutto alle "porte dell'Occidente", i Paese medio-orientali.

Turchia. All'inizio di ottobre l'influenza aviaria è stata trovata in un allevamento di tacchini nel villaggio di Kiziksa, nella provincia nord occidentale di Balikesir. E' stata istituita una quarantena per un'area di 3 km. e sono stati uccisi oltre 8.500 volatili. Ma le autorità sanitarie assicurano che il propagarsi del contagio è stato impedito. Faruk Demierl, portavoce del ministro dell'Agricoltura, afferma che nelle successive morie di uccelli "non risulta nessuna traccia del virus". Ad esempio, tra il 13 e il 14 ottobre in un allevamento della provincia di Agri, al confine con  l'Iran, sono morte 1.000 galline su 6 mila; la spiegazione ufficiale è che le galline sono morte perché trasportate in modo inadeguato per un lungo viaggio. Per circa 1000 galline morte negli ultimi 15 giorni in un villaggio presso Halfeti, nella provincia sud orientale di Sanliurfa, le autorità parlano di avvelenamento da pesticidi.

Israele. Preoccupato per il contagio in Turchia, il governo ha disponibili farmaci antivirali per solo il 6% della popolazione, mentre l'Oms raccomanda scorte per almeno il 25% della popolazione. Sono anche in preparazione 8 milioni di dosi di vaccino per il pollame.

Anche Giordania e Kuwait raccolgono ampie scorte di medicinali. Saeed Darwazeh, ministro della Sanità giordano, e Muzahem Muyahssen, ministro dell'Agricoltura, dicono che il governo ha stanziato 12,2 milioni di dollari Usa per l'acquisto di medicine antivirali. In Giordania è stata anche proibita l'importazione di pollame e di qualsiasi tipo di uccelli dagli Stati che hanno avuto casi di influenza aviaria. Si vuole creare un'unità di pronto intervento che agisca in cooperazione con l'esercito.

In Kuwait sono stati stanziati 17 milioni di dollari per l'acquisto di farmaci.

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