La ZTE riapre in borsa con un crollo del 39%

La compagnia di telecomunicazioni, la quarta al mondo, ha riaperto oggi le contrattazioni, dopo due mesi di chiusura. La ZTE deve pagare una multa agli Usa per aver violato l’embargo sulle vendite in Iran e in Corea del Nord. Ma l’accordo raggiunto rischia di essere cancellato dal Senato Usa.


Hong Kong (AsiaNews) – Alla borsa di Hong Kong le azioni della compagnia tecnologica ZTE sono crollate del 39%; a quella di Shenzhen sono cadute del 10%. Il suo listino era stato riaperto oggi dopo due mesi di sospensione.

Lo scorso aprile, il Dipartimento Usa del commercio aveva accusato la ZTE di aver violato l’embargo sul commercio con la Corea del Nord e con l’Iran. Per questo essa ha subito un bando e il divieto di acquistare dagli Usa microcomponenti per i suoi prodotti.

La ZTE è stata allora costretta a fermare la maggior parte delle sue operazioni e il 17 aprile ha fermato il commercio sulle sue azioni in borsa.

La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo con la ZTE per rimuovere il divieto. In cambio il gigante tecnologico avrebbe pagato 1 miliardo di dollari Usa e avrebbe cambiato i suoi vertici, lasciando la verifica di conformità a un gruppo approvato dagli Usa.

Secondo analisti, la caduta di oggi, alla riapertura delle contrattazioni, è dovuta in parte alle difficoltà in cui si trova la ZTE nel dover cambiare lo staff amministrativo; in parte al fatto che il Senato degli Stati Uniti sta per votare una legge che potrebbe bloccare l’accordo raggiunto a motivo della sicurezza nazionale. L’accordo con la ZTE era visto come un esempio di dialogo sul commercio fra Stati Uniti e Cina, nel tentativo di evitare una guerra dei dazi e trovare un maggior equilibrio nella bilancia commerciale fra i due Paesi.

La ZTE ha un valore di mercato pari a 19,28 miliardi di dollari ed è la quarta compagnia di telecomunicazioni al mondo dopo la Huawei, la Ericcson e la Nokia.

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