Dazi Usa al 25% per l’import; restrizioni a 44 compagnie cinesi

La conferma è venuta da Robert Lighthizer, rappresentante del Commercio Usa. Il bando sull’export verso le 44 compagnie cinesi comprende materiale nucleare, chimico, elettronico, strumenti di telecomunicazione, sensori e laser. Per Pechino l’operazione Usa è un “ricatto”. Timori per l’economia mondiale.


Washington (AsiaNews/Agenzie) – Robert Lighthizer, rappresentante del Commercio Usa, ha confermato le voci secondo cui il presidente Donald Trump vorrebbe applicare dazi per il 25% a 200 miliardi di beni importati dalla Cina. In precedenza, lo scorso 10 luglio, egli aveva espresso la minaccia di dazi al 10%.

Sempre ieri, l’Ufficio del commercio Usa per l’industria e la sicurezza ha aggiunto 44 compagnie cinesi fra coloro che rischiano pesanti restrizioni nell’acquisto di beni statunitensi.

Geng Shuang, portavoce del ministero cinese degli esteri, in una conferenza stampa di routine, ha accusato gli Usa di “ricatto” e ha dichiarato che “se gli Stati Uniti fanno ulteriori passi, in modo inevitabile la Cina dovrà prendere contromisure e proteggeremo in modo risoluto i nostri legittimi diritti”.

Gli Stati Uniti, e in particolare il suo presidente, accusano da anni Pechino di pratiche “sleali” nel commercio – come il sostegno statale alle esportazioni – e di “furto di proprietà intellettuali”, obbligando aziende straniere a condividere il loro know-how con i partner cinesi, pena l’esclusione dal mercato. Gli Usa chiedono anche che la Cina riduca il deficit commerciale americano di 200 miliardi di dollari.

Per questo, dalla fine di marzo, Washington ha imposto dazi al 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio cinesi. Il 6 luglio vi è stata l’imposizione di ulteriori tasse su 34 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Pechino ha replicato tassando la stessa quantità di importazioni provenienti dagli Usa. Il mese scorso, Trump ha minacciato di imporre tariffe punitive su tutti i prodotti cinesi per oltre 500 miliardi di dollari.

In questi mesi vi sono stati tentativi di risolvere le tensioni col dialogo, ma essi si sono arenati.

Fra le 44 compagnie colpite da embargo su alcuni prodotti, vi sono diverse industrie statali cinesi come la China Aerospace Science and Industry e la China Electronic Technology Group. La prima è la compagnia d’avanguardia nello sviluppo e manifattura di sistemi missilistici.

I prodotti Usa soggetti a verifica per l’export a queste compagnie includono materiale nucleare, chimico, elettronico, strumenti di telecomunicazione, sensori e laser.

Non sono ancora chiari i possibili effetti dell’embargo nelle compagnie prese di mira. Ma le loro azioni in borsa sono crollate.

Lo scorso aprile, la ZTE, una delle più grandi compagnie cinesi di telecomunicazioni ha subito un bando sull’esportazione per aver commerciato tecnologia Usa con l’Iran e la Nordcorea, violando il regime di sanzioni volute dagli Usa. Il bando ha costretto la ZTE a fermare per più di due mesi le sue operazioni.

Gli investitori mondiali temono che una sempre più dura guerra commerciale fra Washington e Pechino potrebbe colpire la crescita economica globale.

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