Osaka, il tifone Jebi lascia una scia di distruzione

Almeno 10 morti, 300 feriti. Circa 1,2 milioni di persone incoraggiate ad evacuare. Timori di inondazioni e valanghe. È il settimo tifone in agosto, il più forte dal 1993. L’ombra del riscaldamento globale.


Tokyo (AsiaNews/Agenzie) – Almeno 10 morti, centinaia di feriti e una scia di distruzione a edifici, veicoli e strade: sono gli effetti di Jebi, il peggiore tifone a colpire il Giappone in 25 anni, e l’ennesimo episodio climatico a colpire il Paese in pochi mesi. Per gli esperti, il responsabile è il cambiamento climatico.

Il tifone si è scagliato – raggiungendo venti di 220 km/h – sul lato occidentale del Paese, colpendo città come Kyoto e Osaka. Voli, ferrovie e traghetti sono stati cancellati in tutta l’area. Migliaia di viaggiatori e personale aereo sono rimasti bloccati all’aeroporto internazionale Kansai di Osaka, inondato, prima di essere evacuati. Secondo Yoshihide Suga, portavoce del governo, almeno 300 persone sono rimaste ferite. Circa 1,2 milioni di persone sono state incoraggiate ad evacuare le loro abitazioni, in 30mila con urgenza. Al momento, si temono inondazioni e valanghe.

È l’ennesimo episodio di maltempo estremo nel Paese del Sol Levante. In Giappone, cinque tifoni si sono formati nell’arco di cinque giorni fra il 12 e il 16 agosto. Un sesto tifone si è formato il 18, mentre Jebi è apparso il 27 e ora si dirige verso nord. A luglio, piogge torrenziali si sono abbattute sull’area occidentale del Paese, provocando più di 200 morti. Alle alluvioni sono seguiti giorni di caldo intenso, con temperature che in alcune regioni hanno superato i 40 gradi. In un rapporto del 22 agosto, l’agenzia metereologica giapponese Jma ha dichiarato che sussiste un legame fra il riscaldamento globale e il marcato aumento di intensità e di episodi di piogge estreme nel Paese.