Rakhine, Aung San Suu Kyi: Il governo poteva far meglio

Per il premio Nobel per la Pace la sentenza contro i reporter Reuters non riguarda in alcun modo la libertà di espressione. “Per avere sicurezza e stabilità a lungo termine dobbiamo essere imparziali da tutte le parti”. Per la prima volta dallo scoppio delle violenze, il governo birmano garantisce l’accesso ai funzionari delle Nazioni Unite (Onu) in Rakhine.


Naypyidaw (AsiaNews/Agenzie) – Il governo birmano “avrebbe potuto gestire meglio la situazione” nello Stato occidentale di Rakhine. È quanto afferma oggi la leader democratica Aung San Suu Kyi riguardo le violenze che hanno fatto fuggire in Bangladesh circa 700mila musulmani Rohingya. Il consigliere di Stato birmano è intervenuto al World Economic Forum sui Paesi dell’Asean, in corso ad Hanoi (Vietnam).

“Vi sono aspetti in cui, con il senno di poi, la situazione avrebbe potuto esser gestita meglio – dichiara la Signora nell’ultimo giorno del vertice economico – Tuttavia, crediamo che per avere sicurezza e stabilità a lungo termine dobbiamo essere imparziali da tutte le parti. Non possiamo scegliere chi dovrebbe essere protetto dallo Stato di diritto”.

Aung San Suu Kyi si è pronunciata anche a proposito della condanna a sette anni di carcere emessa dalle autorità birmane contro due reporter della Reuters, che indagavano sul massacro di 10 Rohingya. Il premio Nobel per la Pace esclude che la sentenza, oggetto di dure reazioni da parte della comunità internazionale, riguardi in alcun modo la libertà di espressione nel Paese.

“Non sono stati incarcerati perché giornalisti – sottolinea la leader birmana – sono stati incarcerati perché la corte ha deciso che hanno infranto la legge sui segreti ufficiali. Mi chiedo quanti abbiano effettivamente letto la sentenza. Se crediamo nello Stato di diritto, [i due giornalisti] hanno tutto il diritto di fare appello e di indicare perché il verdetto è sbagliato”.

Nel frattempo, per la prima volta dallo scoppio delle violenze in Rakhine, il governo birmano ha garantito l’accesso ai funzionari delle Nazioni Unite (Onu) nei territori all’epicentro degli scontri. L’Onu era in attesa dei permessi dallo scorso giugno, quando con Naypyidaw aveva sottoscritto un memorandum d'intesa (MoU) per l’assistenza nel processo di rimpatrio dei profughi.

Le squadre del Programma per lo sviluppo (Undp) ed il Consiglio per i diritti umani (Unhrc) dell’Onu hanno iniziato ieri il loro primo ciclo di valutazioni. Aoife McDonnell, responsabile per i rapporti dell' Unhrc, ha dichiarato che il processo durerà circa due settimane e raggiungerà 23 villaggi e tre ulteriori frazioni nelle municipalità di Maungdaw, Buthidaung e Rathedaung.

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