Papa nei Paesi baltici: in Lettonia, ci dicono di discriminare, ma scegliamo la fraternità

Celebrando la messa nel santuario della Madre di Dio di Aglona, Francesco invita all’accoglienza, “in tempi nei quali sembrano ritornare mentalità che ci invitano a diffidare degli altri, che con statistiche ci vogliono dimostrare che staremmo meglio, avremmo più prosperità, ci sarebbe più sicurezza se fossimo soli”.


Riga (AsiaNews) – “Scommettere di nuovo sul fratello, sulla fraternità universale” anche oggi, “in tempi nei quali sembrano ritornare mentalità che ci invitano a diffidare degli altri, che con statistiche ci vogliono dimostrare che staremmo meglio, avremmo più prosperità, ci sarebbe più sicurezza se fossimo soli”. Accogliere “senza discriminazioni” è l’invito che papa Francesco ha rivolto oggi pomeriggio dalla Lettonia, Paese del quale stamattina aveva lodato a più riprese la capacità di vivere insieme, celebrando messa davanti al santuario della Madre di Dio di Aglona.

Sotto un cielo che a tratti lascia scendere la pioggia, ci sono decine di migliaia di fedeli (nella foto). Giovani in abiti tradizionali e i canti malinconici di questi Paesi che non hanno dimenticato decenni di oppressione. Torna a parlarne anche il Papa, ricordando mons. Boleslavs Sloskans, vescovo lettone sepolto qui, che fu arrestato sia dalla Gestapo che, a più riprese, dalle autorità sovietiche, ma per sottolineare il suo invito: “non lasciate che la vendetta o l’esasperazione si facciano strada nel vostro cuore”.

“Maria e i discepoli di queste terre ci invitano ad accogliere” è la chiave dell’omelia di Francesco. “Maria si mostra in primo luogo così: accanto a coloro che soffrono, a coloro dai quali il mondo intero fugge, accanto anche a quelli che sono processati, condannati da tutti, deportati. Non soltanto vengono oppressi o sfruttati, ma si trovano direttamente ‘fuori dal sistema’, ai margini della società (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 53). Con loro c’è anche la Madre, inchiodata sulla croce dell’incomprensione e della sofferenza”.

“Maria ci mostra anche un modo di stare accanto a queste realtà; non è fare una passeggiata o una breve visita, e nemmeno è un ‘turismo solidale’. Occorre che coloro che patiscono una realtà di dolore ci sentano al loro fianco e dalla loro parte, in modo fermo, stabile; tutti gli scartati della società possono fare esperienza di questa Madre delicatamente vicina, perché in chi soffre permangono le piaghe aperte del suo Figlio Gesù. Lei lo ha imparato ai piedi della croce. Anche noi siamo chiamati a ‘toccare’ la sofferenza degli altri. Andiamo incontro alla nostra gente per consolarla e accompagnarla; non abbiamo paura di sperimentare la forza della tenerezza e di coinvolgerci e complicarci la vita per gli altri (cfr ibid., 270)”.

E se è vero che “a volte, quando ci siamo aperti agli altri, questo ci ha fatto molto male” e che “nelle nostre realtà politiche, la storia dello scontro tra i popoli è ancora dolorosamente fresca”, “Maria si mostra come donna aperta al perdono, a mettere da parte rancori e diffidenze”.

“Sempre costa l’armonia quando siamo diversi, quando gli anni, le storie e le circostanze ci pongono in modi di sentire, di pensare e di fare che a prima vista sembrano opposti. Quando con fede ascoltiamo il comando di accogliere e di essere accolti, è possibile costruire l’unità nella diversità, perché non ci frenano né ci dividono le differenze, ma siamo capaci di guardare oltre, di vedere gli altri nella loro dignità più profonda, come figli di uno stesso Padre (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 228)”.

“In questa, come in ogni Eucaristia, facciamo memoria di quel giorno. Ai piedi della croce, Maria ci ricorda la gioia di essere stati riconosciuti come suoi figli, e suo Figlio Gesù ci invita a portarla a casa, a metterla al centro della nostra vita. Lei vuole donarci il suo coraggio, per stare saldamente in piedi; la sua umiltà, che le permette di adattarsi alle coordinate di ogni momento della storia; e alza la sua voce affinché, in questo suo santuario, tutti ci impegniamo ad accoglierci senza discriminazioni, e che tutti in Lettonia sappiano che siamo disposti a privilegiare i più poveri, a rialzare quanti sono caduti e ad accogliere gli altri così come arrivano e si presentano davanti a noi”.

Al termine del rito il Papa ha offerto all’immagine della Vergine una speciale corona del Rosario e si è recato all’eliporto di Aglona per prendere l’elicottero che lo riporta a Vilnius, in Lituania.

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