Tibet in apprensione per Palden Gyatso, araldo della libertà

Il monaco ha passato 33 anni fra campi di rieducazione e prigione tradizionale. Ha chiesto di non subire più interventi medici invasivi: “Ho 85 anni, ho vissuto una vita lunga e piena di benedizioni”.


Dharamsala (AsiaNews) – Il popolo e la diaspora tibetana sono in apprensione per le sempre peggiori condizioni di salute del lama Palden Gyatso, sopravvissuto a 33 anni di torture nelle carceri cinesi per non aver mai voluto rinnegare il Dalai Lama. Il monaco, 85 anni, è da settimane a letto presso il monastero Kirti Jepa: ha chiesto di non subire più interventi medici invasivi.

A chi lo è andato a trovare, Gyatso ha detto: “Sono felice di aver vissuto una vita lunga e piena di benedizioni. Persino il carcere è stato una benedizione, perché ho visto tanti amici morire davanti a me mentre io sono sopravvissuto. Sono sopravvissuto a torture e carestie”.

Il monaco è nato nel 1933  Panam, Tibet. Nel 1943, a 10 anni, entra al monastero di Gadong come novizi e, su invito del XIV Dalai Lama, si sposta a Drepung, per completare gli studi di Dharma e ricevere la piena ordinazione quale monaco Gelugpa. Nel 1959, quando la maggior parte del Tibet venne occupata dalla Cina, viene arrestato per aver protestato contro l'occupazione del suo Paese e incarcerato nelle prigioni cinesi per i successivi 33 anni. In detenzione, sia nelle prigioni tradizionali che nei campi di lavoro, viene costretto a lavorare e subisce innumerevoli torture che gli hanno procurato gravi lesioni permanenti.

Scarcerato, si unisce alla diaspora tibetana a Dharamsala e – da allora – si è dedicato a denunciare la condizione di vita dei suoi connazionali sotto il dominio cinese e le violenze che avvengono nelle carceri comuniste ai danni della popolazione tibetana.

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