Papa: ‘fare Natale’ come vorrebbe Dio, aperti alle sue sorprese, lontani dal consumismo

“Stare in silenzio davanti al presepe: questo è l’invito per Natale: vai davanti al presepe e stai in silenzio e vedrai le sorprese. Purtroppo, però, si può sbagliare festa, e preferire alle novità del Cielo le solite cose della terra”. Non sia una festa, dove al centro ci siamo noi e non Lui. “Per favore, non mondanizziamo il Natale! Non mettiamo da parte il Festeggiato”.


Città del Vaticano (AsiaNews) – “Fare Natale” come vorrebbe Dio non è abbandonarsi al frastuono del consumismo, ma aprirsi alle “sorprese di Dio”, come fu quel primo Natale per Maria e per Giuseppe che videro cambiati tutti i loro progetti e quando “ad accogliere il Salvatore non ci sono le autorità del tempo, o gli ambasciatori, ma dei semplici pastori”. “Natale: le sorprese che piacciono a Dio” è stato il tema della riflessione proposta da papa Francesco per l’udienza generale di oggi.

Alle ottomila persone presenti nell’Aula delle udienze, Francesco ha dunque detto: “tra sei giorni sarà Natale. Gli alberi, gli addobbi e le luci ovunque ricordano che anche quest’anno sarà festa. La macchina pubblicitaria invita a scambiarsi regali sempre nuovi per farsi sorprese. Ma è questa la festa che piace a Dio? Quale Natale vorrebbe Lui, quali regali e sorprese? Guardiamo al primo Natale della storia per scoprire i gusti di Dio. Quel Natale fu pieno di sorprese. Si comincia con Maria, che era promessa sposa di Giuseppe: arriva l’angelo e le cambia la vita. Da vergine sarà madre. Si prosegue con Giuseppe, chiamato a essere padre di un figlio senza generarlo. Un figlio che – colpo di scena – arriva nel momento meno indicato, cioè quando Maria e Giuseppe erano sposi promessi e secondo la Legge non potevano coabitare. Di fronte allo scandalo, il buon senso del tempo invitava Giuseppe a ripudiare Maria e salvare il suo buon nome, ma lui, che pur ne aveva diritto, sorprende: per non danneggiare Maria pensa di congedarla in segreto, a costo di perdere la propria reputazione. Poi un’altra sorpresa: Dio in sogno gli cambia i piani e gli chiede di prendere con sé Maria. Nato Gesù, quando aveva i suoi progetti per la famiglia, ancora in sogno gli vien detto di alzarsi e andare in Egitto. Insomma, Natale porta cambi di vita inaspettati. E se vogliamo vivere il Natale dobbiamo aprire il cuore ed essere pronti al cambiamento”.

“Ma è nella notte di Natale che arriva la sorpresa più grande: l’Altissimo è un piccolo bimbo. La Parola divina è un infante, che letteralmente significa ‘incapace di parlare’. Ad accogliere il Salvatore non ci sono le autorità del tempo, o gli ambasciatori, ma dei semplici pastori che, sorpresi dagli angeli mentre lavoravano di notte, accorrono senza indugio. Chi se lo sarebbe aspettato? Natale è celebrare l’inedito di Dio, o meglio, un Dio inedito, che ribalta le nostre logiche e le nostre attese. Fare Natale, allora, è accogliere in terra le sorprese del Cielo. Non si può vivere ‘terra terra’, quando il Cielo ha portato le sue novità nel mondo. Natale inaugura un’epoca nuova, dove la vita non si programma, ma si dona; dove non si vive più per sé, in base ai propri gusti, ma per Dio; e con Dio, perché da Natale Dio è il Dio-con-noi, che vive con noi, che cammina con noi. Vivere il Natale è lasciarsi scuotere dalla sua sorprendente novità. Il Natale di Gesù non offre rassicuranti tepori da caminetto, ma il brivido divino che scuote la storia. Natale è la rivincita dell’umiltà sull’arroganza, della semplicità sull’abbondanza, del silenzio sul baccano, della preghiera sul ‘mio tempo’, di Dio sul mio io”.

“Fare Natale è fare come Gesù, venuto per noi bisognosi, e scendere verso chi ha bisogno di noi. È fare come Maria: fidarsi, docili a Dio, anche senza capire cosa Egli farà. È fare come Giuseppe: alzarsi per realizzare ciò che Dio vuole, anche se non è secondo i nostri piani. San Giuseppe è sorprendente: nel Vangelo non parla mai, non c’è una parola di Giuseppe nel Vangelo, e il Signore gli parla proprio nel silenzio, nel sonno. Natale è preferire la voce silenziosa di Dio ai frastuoni del consumismo. Se sapremo stare in silenzio davanti al presepe, Natale sarà anche per noi una sorpresa, non una cosa già vista”.

“Stare in silenzio davanti al presepe: questo è l’invito per Natale: vai davanti al presepe e stai in silenzio e vedrai le sorprese. Purtroppo, però, si può sbagliare festa, e preferire alle novità del Cielo le solite cose della terra. Se Natale rimane solo una bella festa tradizionale, dove al centro ci siamo noi e non Lui, sarà un’occasione persa. Per favore, non mondanizziamo il Natale! Non mettiamo da parte il Festeggiato, come allora, quando «venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,11). Fin dal primo Vangelo dell’Avvento il Signore ci ha messo in guardia, chiedendo di non appesantirci in «dissipazioni» e «affanni della vita» (Lc 21,34). In questi giorni si corre, forse come mai durante l’anno. Ma così si fa l’opposto di quel che Gesù vuole. Diamo la colpa alle tante cose che riempiono le giornate, al mondo che va veloce. Eppure Gesù non ha incolpato il mondo, ha chiesto a noi di non farci trascinare, di vegliare in ogni momento pregando (cfr v. 36)”.

“Ecco, sarà Natale se, come Giuseppe, daremo spazio al silenzio; se, come Maria, diremo ‘eccomi’ a Dio; se, come Gesù, saremo vicini a chi è solo; se, come i pastori, usciremo dai nostri recinti per stare con Gesù. Sarà Natale, se troveremo la luce nella povera grotta di Betlemme. Non sarà Natale se cercheremo i bagliori luccicanti del mondo, se ci riempiremo di regali, pranzi e cene, ma non aiuteremo almeno un povero, che assomiglia a Dio, perché a Natale Dio è venuto povero. Cari fratelli e sorelle – ha concluso il Papa - vi auguro buon Natale, ricco di sorprese, ma delle sorprese di Gesù! Potranno sembrare sorprese scomode, ma sono i gusti di Dio. Se li sposeremo, faremo a noi stessi una splendida sorpresa. Ognuno di noi ha nel cuore la capacità di sorprendere, lasciamoci sorprendere da Gesù”.

E salutando i fedeli italiani, infine, Francesco ha detto: “È imminente la nascita del Signore Gesù. La festa che celebreremo anche quest’anno, nella Notte santa del suo Natale, risvegli in noi la tenerezza di Dio per tutta l’umanità, quando, in Gesù, non ha disdegnato di assumere, senza alcuna riserva, la nostra natura umana. Affidiamoci a Maria e a Giuseppe, perché ci insegnino ad accogliere un così grande dono: l’Emmanuele, il Dio con noi”.

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