Teheran, il vice-presidente del Parlamento apre al referendum sul velo islamico

Ali Motahari chiede il voto popolare sull’hijab. In caso di referendum egli auspica che il Paese scelga di mantenere la norma. Tuttavia la protesta delle donne in rete e sulle piazze non si ferma. Attiviste femminili: “I nostri diritti non possono essere decisi” dagli uomini mediante un voto. 

 


Teheran (AsiaNews) -Un leader politico iraniano di primo piano ha aperto alla possibilità di effettuare un referendum sul velo obbligatorio, un tema controverso che ha scatenato nei mesi scorsi proteste di piazza represse con la forza e arresti da parte di Teheran. Tuttavia, attiviste e manifestanti che hanno promettono nuove dimostrazioni di piazza perché chiedono che la legge sia cancellata senza il bisogno di un voto popolare. 

Nei giorni scorsi Ali Motahari, vice-presidente del Parlamento, ha chiesto che venga effettuato un referendum su scala nazionale sull’hijab; egli ha quindi aggiunto che, a suo parere, è bene che “i cittadini votino per mantenere in vigore la norma. 

Il velo è diventato obbligatorio in Iran in seguito all’ascesa al potere degli ayatollah con la Rivoluzione islamica del 1979. Al momento non è dato sapere se l’apertura al referendum si trasformerà in una proposta ufficiale e, in questo caso, quando si potrà tenere il voto. 

La lotta contro il velo non è un fenomeno recente, ma dall’inizio dello scorso anno il movimento è cresciuto e ha acquisito sempre maggiore vigore e visibilità. Con video in rete e appelli, gli attivisti incoraggiano le donne a rimuovere l’hijab e postare sui social il gesto di protesta. 

In seguito alla proposta formulata di Motaharis, le donne hanno espresso il loro sdegno perché con il voto si affida - di fatto - ancora agli uomini una decisione sul modo in cui vestirsi. In un video diffuso in queste ore si vedono due donne a bordo di una moto, senza il velo sotto il casco. Altre intonavano slogan e canti fra cui “No all’hijab, sono la leader, tu sei la leader. Gridiamo la nostra libertà”. “I nostri diritti - aggiungono - non possono essere decisi da altri attraverso un referendum”. 

Seguendo l’esempio delle manifestanti del gennaio 2018, che hanno provocato decine di arresti e la condanna della 32enne Nargess Husseini per aver “tolto il copricapo per le vie di Teheran”, un gruppo di donne si è levata il velo durante una passeggiata in un parco della capitale. Il video, rilanciato dagli attivisti di My Stealthy Freedom, mostra il gruppo sventolare l’hijab per aria. Masih Alinejad, fondatrice del movimento, sottolinea che le rappresentanti dell’universo rosa in Iran “diventano sempre più coraggiose” e la “disobbedienza civile cresce giorno per giorno […] fra i leader religiosi (conservatori) si sta diffondendo il panico”. 

Violare la norma sul velo obbligatorio può comportare una multa di 500mila rials (circa 12 dollari) e fino a due anni di prigione. In passato il presidente moderato Hassan Rouhani, salito al potere nel 2013, ha più volte affermato che non è compito della polizia assicurare l’applicazione di norme che riguardano la sfera religiosa. Fra queste vi sarebbe anche l’obbligo del velo. Una direttiva che però non viene rispettata e sono decine di migliaia i casi di multe o arresti comminati delle forze dell’ordine.

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