Fmi: cresce il debito pubblico nel mondo arabo, pesa il calo del petrolio

L’allarme lanciato dalla direttrice Fmi Christine Lagarde al Forum fiscale arabo a Dubai. In 10 anni il debito pubblico fra le nazioni importatrici dei petrolio è passato dal 64% all’85% del Pil. In alcune nazioni oggi è superiore al 90%. Fra i Paesi esportatori il dato è del 33%. Riforme sinora insufficienti.


Dubai (AsiaNews/Agenzie) - Dal 2008, anno della grande crisi economica mondiale, ad oggi in diverse nazioni del mondo arabo il debito pubblico è cresciuto in maniera vertiginosa. È quanto sottolineano in una nota i vertici del Fondo monetario internazionale (Fmi), secondo i quali dietro il pesante indebitamento vi sarebbero “persistenti disavanzi di bilancio”.

“Sfortunatamente, la regione - ha dichiarato la direttrice Fmi Christine Lagarde, intervenendo al Forum fiscale arabo a Dubai - deve ancora riprendersi del tutto dalla crisi finanziaria globale e da altri dissesti economici che si sono verificati nell’ultimo decennio”. “Fra le nazioni importatrici di petrolio, la crescita [economica] è aumentata ma resta pur sempre al di sotto dei livelli pre-crisi”.  Secondo la Lagarde, nell’ultima decade il debito pubblico fra le nazioni importatrici dei petrolio del mondo arabo è cresciuto passando dal 64% all’85% del Prodotto interno lordo (Pil). Circa la metà di queste nazioni, ha aggiunto, risulta avere oggi un debito pubblico superiore al 90% del Pil.

Il debito pubblico fra i Paesi esportatori di petrolio della regione - fra i quali vi sono anche i sei Stati che compongono il Consiglio di cooperazione del Golfo - è aumentato passando dal 13% del Pil, all’attuale 33%. Fra le ragioni della crescita, spiega Lagarde, il crollo dei prezzi del petrolio avvenuto cinque anni fa. “Le nazioni esportatrici di greggio - prosegue la direttrice del Fmi - non si sono ancora del tutto ripresi dal drammatico shock dei prezzi avvenuto nel 2014. Oggi si registra una crescita modesta, tuttavia le previsioni per il futuro restano di enorme incertezza”. Lagarde ha aggiunto che i Paesi produttori di petrolio dovrebbero guardare con maggiore attenzione alle energie rinnovabili nei prossimi decenni, in linea con i dettami dell’accordo sul clima di Parigi che sanciscono una riduzione nelle emissioni dei gas serra.

Il mese scorso il Fondo monetario internazionale ha abbassato le stime di crescita per l’Arabia Saudita - il più importante esportatore di petrolio al mondo - e per il Medio oriente e Nord Africa in generale a causa di una nuova caduta nei prezzi del greggio. A questo si aggiunge una bassa produzione e le numerose tensioni geopolitiche che caratterizzano l’area.

Secondo Lagarde sono da apprezzare alcuni tentativi di riforma, fra i quali un taglio della spesa e una diversa gestione delle entrate; significativa l’introduzione dell’Iva (imposta sul valore aggiunto) e delle accise da parte dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti (Eau). Tuttavia, a questi provvedimenti si devono aggiungere ulteriori riforme, soprattutto in materia di trasparenza e di lotta alla corruzione. “Il percorso economico da seguire per la regione - ha concluso - è impegnativo e ricco di sfide”.

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