Cairo, attentatore braccato dalla polizia si fa esplodere: morti due agenti

La deflagrazione ha ucciso anche il kamikaze e ferito altri tre poliziotti. Gravi danni ad alcuni negozi dell’area. L’uomo era sospettato di aver piazzato una bomba nei giorni scorsi a Giza; gli agenti avevano disinnescato l’ordigno. Si riapre la questione sicurezza, possibili ripercussioni sul turismo. Il cordoglio delle Chiese d'Egitto. 


Il Cairo (AsiaNews) - È di almeno due poliziotti morti e altri tre feriti il bilancio di un attentato avvenuto nella tarda serata di ieri nella città vecchia del Cairo. Gli agenti stavano inseguendo un uomo, sospettato di aver colpito la scorsa settimana alcuni membri della sicurezza nei pressi di una moschea della capitale. “Mentre gli uomini della sicurezza stavano circondando l’uomo e si preparavano a procedere all’arresto - riferisce una nota del ministero degli Interni - si è attivato un congegno esplosivo che [il sospetto] aveva con sé”. 

L’esplosione è avvenuta nel distretto di Darb al-Ahmar, un’area ad alta densità abitativa nel cuore del Cairo, poco distante la moschea di al-Azhar. La deflagrazione ha investito anche l’attentatore, che è deceduto sul colpo, e ha danneggiato diversi negozi dell’area. 

“La facciata del mio negozio e le vetrine sono andate distrutte” sottolinea Kareem Sayed Awad, un barbiere. “Questa è un’area turistica - aggiunge - e incidenti di questa natura finiscono per danneggiarlo”. 

I poliziotti erano sulle tracce del sospettato, nel contesto di una più vasta operazione finalizzata a individuare il responsabile di un (fallito) attentato avvenuto lo scorso 15 febbraio a Giza. Un uomo aveva piazzato dell’esplosivo nei pressi di una postazione della sicurezza, adiacente una moschea. Tuttavia, gli agenti sono intervenuti con prontezza e hanno disinnescato l’ordigno. 

Analisti ed esperti sottolineano che attentati e attacchi in zone popolari e frequentate anche da stranieri rischiano di affossare ancor più l’industria del turismo, una delle risorse più importanti per l’economia nazionale e fra le più colpite dall’escalation jihadista islamica. A dicembre tre vietnamiti e la loro guida egiziana sono morti nell’esplosione di un ordigno artigianale che ha investito il loro pullman alla periferia del Cairo, poco distante dalle piramidi di Giza. 

Il presidente Abdel-Fattah al-Sisi ha promesso a più riprese una lotta a tutto campo contro il terrorismo e le violenze, uno dei fattori chiave che gli hanno permesso di conquistare un secondo mandato nell’aprile scorso. Negli ultimi anni i dati relativi al turismo indicavano un miglioramento: nel 2017 si sono registrati 8,3 milioni di visitatori, a fronte dei 5,3 dell’anno precedente. Tuttavia, il valore è ancora bel lontano dai 14 milioni del 2010. 

Questa mattina il Consiglio delle Chiese d’Egitto ha espresso in una nota il proprio “cordoglio” per la morte degli agenti, augurato “pronta guarigione” ai feriti e pace per la nazione. Come sottolineato ad AsiaNews da p. Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, nel recente periodo “la situazione relativa alla sicurezza è migliorata”; ciononostante, il pericolo di attacchi e violenze è “sempre presente” ed è un elemento con il quale “la popolazione convive” ogni giorno, senza farsi bloccare “dalla paura”.

In una nazione di quasi 95 milioni di persone a larga maggioranza musulmana, i cristiani [soprattutto copti ortodossi] sono una minoranza consistente, pari al 10% circa del totale della popolazione. Fra il 2016 e il 2017 il Paese dei faraoni ha registrato una serie di attentati sanguinosi, che hanno coinvolto la stessa comunità cristiana.

EGITTO_-_attentato_cairook.jpg