Mosca, la Quaresima ortodossa e il digiuno (forzato) da internet
di Vladimir Rozanskij

Aleksandr Volkov, portavoce del patriarcato, ammonisce i fedeli ad evitare lo “scambio del perdono”, un gesto quaresimale, via social e sms. In aprile il governo prevede una sospensione della rete internazionale di internet, per evitare fake news. Ingenti manifestazioni in molte città russe: “La Russia non è l’Iran o la Corea del Nord: noi facciamo parte del mondo civile”.


Mosca (AsiaNews) – Ieri, 11 marzo, è iniziata la Quaresima secondo il calendario liturgico della Chiesa ortodossa russa, che porterà alla celebrazione pasquale di domenica 28 aprile, una settimana dopo quella cattolica e delle altre Chiese, che seguono il calendario gregoriano. La domenica 10 marzo, a conclusione della settimana “del burro” (maslenitsa, l’ultima in cui sono permessi i cibi grassi), si è svolto il rito del “perdono reciproco”, quando prima del digiuno la Chiesa invita tutti a chiedere perdono agli altri per i propri peccati.

Proprio questo rito, che prevede un esplicito atto di contrizione e un gesto di pace da scambiarsi vicendevolmente, ha contribuito ad alimentare una polemica che in questi giorni sta agitando tutta la Russia, nei confronti di internet e dei mezzi informatici di comunicazione: tramite Aleksandr Volkov, portavoce del patriarcato, la Chiesa ortodossa ha ammonito i fedeli a evitare lo “scambio del perdono” via social e sms.

Nel comunicato si precisa che “l’invio di immagini e disegni devoti conditi da frasi preconfezionate, del tipo io vi perdono e voi perdonatemi, non ha niente in comune con l’autentico senso del perdono”. La tradizione della Chiesa prevede la visita alla tomba dei propri cari al cimitero, per poi recarsi in chiesa e scambiarsi la richiesta di perdono e di pace, come “condizione imprescindibile per introdursi nel cammino quaresimale”. Non serve inviare un messaggio a tutti gli indirizzi della propria rubrica, ha affermato Volkov, ma bisogna “cercare le persone che ci sono davvero care, i parenti e gli amici. Non è una questione di quantità, come se il perdono fosse un like, ma di qualità: se riusciamo a perdonare davvero almeno una persona, sarà un grande passo nella conversione quaresimale”.

La guerra patriarcale contro le relazioni virtuali si inserisce in clima acceso a causa delle decisioni parlamentari delle ultime settimane, che dovrebbero portare a una sospensione dalla rete internazionale di internet in aprile, e dalle misure di controllo contro le fake news, che hanno suscitato proteste e manifestazioni di piazza.

Il portale di Ekaterinburg TochkaNews ha lanciato un appello provocatorio, in riferimento alle raccomandazioni del presidente del parlamento, Vjaceslav Volodin, a controllare le informazioni nel periodo pasquale, per evitare “false interpretazioni” della festa cristiana. L’agenzia ha rivolto a Volodin la domanda “Lei può dimostrare che la risurrezione di Cristo non è un fake? Come spiegare sui media questo evento, senza incorrere in sanzioni?”. Il direttore della Novaja Gazeta Dmitrij Fomintsev ha commentato a sua volta che, secondo le nuove disposizioni, i giornalisti non possono parlare del mistero centrale della fede cristiana, senza infrangere le regole per cui non si devono pubblicare notizie che non abbiano stretta attinenza ai fatti dimostrabili. Per ora dalla Duma non è arrivato alcun commento alle provocazioni “pasquali”.

La misura contro le fake news è stata approvata in parlamento in prima lettura, con un testo a firma del deputato Andrej Klishas, secondo il quale i mezzi di informazione potranno essere “bloccati” in caso di diffusione di notizie che comportino “minacce che arrecano conseguenze nocive per la vita e la salute dei cittadini, e violazioni dell’ordine pubblico”. Sono previste multe salate e provvedimenti di censura.

Contro la stretta censoria anti-internet, si sono svolte in varie città russe manifestazioni, autorizzate e non (v. foto 2), che promettono di aumentare d’intensità nelle prossime settimane, superando anche le proteste contro la riforma delle pensioni. A Mosca hanno sfilato quasi 20mila persone, nonostante i tentativi della polizia di rallentare l’afflusso del corteo, che era stato autorizzato per un massimo di 10mila. Almeno 30 persone sono state arrestate, compresi membri del partito liberal-nazionalista (LDPR) presente in parlamento e alcuni giornalisti forniti di pass ufficiale.

Come sempre più spesso accade in Russia, alla polizia si sono affiancati gruppi di druzhinniki, i volontari dell’ordine pubblico, una figura che esisteva ai tempi del regime sovietico, con il compito di controllare i manifestanti e confiscare materiali pericolosi (striscioni, volantini e perfino qualche drone). Cortei non autorizzati di varie centinaia di persone si sono svolti a Voronezh, Khabarovsk e altre città russe. Il fondatore del primo social russo Vkontakte, Pavel Durov, ha sostenuto le manifestazioni sostenendo che “la Russia non è l’Iran o la Corea del Nord, noi facciamo parte del mondo civile”. Durov si è trasferito all’estero da alcuni anni.

Ad aprile verrà temporaneamente sospeso il collegamento internazionale di internet, come previsto dal testo di Klishas approvato dalla Duma, secondo cui “l’isolamento della Russia da internet può essere necessario in situazioni eccezionali, per difendere la sicurezza nazionale”.

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