Hanoi: Liberate Đoàn Thị Hương, ultima imputata per l’assassinio di Kim Jong-nam
di Thanh Thuy

Il procedimento nei confronti della giovane, cattolica, riprenderà domani. La mamma: “Tutta la famiglia è raccolta in preghiera. L’altra imputata nel processo è libera da due giorni. La difesa è la stessa per entrambe le ragazze: “Noi, raggirate da agenti nordcoreani”.


Hanoi (AsiaNews) – Hanoi preme sul governo malaysiano per il rilascio di Đoàn Thị Hương (foto), 30enne vietnamita accusata per l’omicidio di Kim Jong-nam, fratellastro del leader nordcoreano Kim Jong-un. Due giorni fa, l’Alta corte di Shah Alam ha concesso la libertà all’indonesiana Siti Aisyah, altra donna imputata nel processo.

Phạm Bình Minh, vicepremier e ministro per gli Affari esteri del Vietnam, ieri ha telefonato a Saifuddin Abdullah, suo omologo malaysiano. In un comunicato pubblicato oggi, il governo di Hanoi riferisce che Minh ha dato voce alla “preoccupazione del popolo e delle autorità vietnamite”, chiedendo a Kuala Lumpur di “assicurare a Đoàn Thị Hương un processo equo e indipendente”. Una nota successiva afferma che il ministro della Giustizia, Lê Thành Long, ha inviato una lettera al procuratore generale della Malaysia, Tommy Thomas, affinché Hương sia liberata.

L’omicidio è avvenuto il 13 febbraio 2017, presso l’aeroporto di internazionale di Kuala Lumpur (Klia). Đoàn Thị Hương e Siti Aisyah sono state arrestate tre giorni dopo l’assassinio. Sin dal loro fermo, le due donne hanno sostenuto di esser state raggirate da alcuni agenti nordcoreani, che le hanno coinvolte in quello che pensavano fosse uno scherzo televisivo.

“Pregate per me”, ha dichiarato Hương nel giorno della liberazione di Siti Aisyah. “Non so cosa mi accadrà ora. Io sono innocente”. La giovane è nata in una famiglia cattolica originaria di Nghĩa Bình, località nei pressi di Nan Định City (Vietnam settentrionale). P. Phạm Xuân Thi, sacerdote della parrocchia di Phương Lạc, rivela che il padre dell’imputata si è rivolto a lui “per aiuto e consigli pastorali”. Secondo p. Thi, “in parrocchia nessuno ha da dire qualcosa di negativo nei confronti della ragazza, tranne che non tornava molto spesso a casa”.

Il procedimento nei confronti della giovane riprenderà domani. Nel frattempo, i familiari professano la sua innocenza. “Non credo mia figlia sia capace di commettere un simile crimine”, afferma Đoàn Văn Thạnh, padre 65enne dell’imputata. “La notte non dormo a causa dell’ansia per il verdetto. Mia figlia è stata ingannata. La amo, ma ora non posso far nulla”. Nguyễn Thị Vy, madre della ragazza, racconta che “tutti i parenti sono raccolti in preghiera, affinché mia figlia si riunisca presto con la nostra famiglia”.

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