Economisti da tutto il mondo denunciano: l’India trucca i suoi dati

Scienziati e ricercatori criticano l’interferenza della politica nel lavoro delle agenzie che effettuano indagini statistiche. Le previsioni al rialzo del Pil indiano non sono in linea con le prove della maggior parte economisti.


New Delhi (AsiaNews) – L’India trucca i dati delle indagini statistiche: è quanto denunciano 108 economisti da tutto il mondo, che chiedono al governo indiano guidato da Narendra Modi di ripristinare “l’indipendenza istituzionale e l’integrità” delle agenzie che effettuano analisi sulla popolazione e sull’andamento dell’economia.

L’allarme sull’interferenza della politica “che influenza i risultati delle analisi statistiche” in India è stato lanciato ieri. Tra i firmatati dell’appello vi sono esperti e ricercatori in campo economico di fama mondiale: Emily Breza (dell’Università di Harvard), James Boyce (della University of Massachusetts di Amherst), Rakesh Basant (Indian Institute of Management Ahmedabad, IIM-A), Satish Deshpande (Università di Delhi), Patrick Francois (University of British Columbia in Canada).

Di recente hanno fatto discutere le dimissioni presentate da due alti funzionari dell’amministrazione pubblica (tra cui il presidente esecutivo della National Statistical Commission) che protestavano contro il ritardo nella pubblicazione di dati scomodi che avrebbero potuto danneggiare l’immagine del governo. Quello studio infatti rivelava, per la prima volta, che in India la disoccupazione ha raggiunto livelli da record: il 6,1% della forza lavoro (circa 11 milioni di persone), cioè il tasso più alto da 45 anni.

Gli esperti contestano i risultati delle performance economiche diffusi in India. Secondo loro, sarebbero contrari rispetto alle opinioni dominanti nel mondo accademico: per esempio, sembrerebbe poco plausibile il rialzo delle stime di crescita del Pil pari all’1,1% per il periodo 2016-2017 (fino agli 8,2 punti percentuali), soprattutto perché in quel periodo entravano in vigore sull’economia reale gli effetti negativi del bando delle monete da 500 e 1000 rupie (conosciuto con il nome di “demonetizzazione”).

Gli economisti protestano che “la reputazione degli organi statistici dell’India, sia nel Paese che a livello globale, è a rischio”. “È fondamentale – concludono – che gli istituti che si occupano di raccolta e diffusione dei dati, come il Central Statistics Office (Cso) e la National Sample Survey Organisation (Nsso), non siano soggetti a interferenza politica e che quindi il loro lavoro goda di totale credibilità”.

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