Papa: la cooperazione un modo di declinare la prossimità che Gesù ha insegnato

“È un forte segno di speranza – ha detto ancora - quando la dottrina sociale della Chiesa non rimane una parola morta o un discorso astratto, ma diventa vita grazie a uomini e donne di buona volontà, che le danno carne e concretezza, trasformandola in gesti personali e sociali, concreti, visibili e utili”.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Le cooperative ispirate alla dottrina sociale della Chiesa sono, secondo papa Francesco, “un altro modo di declinare la prossimità che Gesù ha insegnato nel Vangelo”. “E’ solidarietà impegnarsi per dare lavoro equamente retribuito a tutti; permettere a contadini resi più fragili dal mercato di far parte di una comunità che li rafforza e li sostiene; a un pescatore solitario di entrare in un gruppo di colleghi; ad un facchino di essere dentro una squadra, e così via. In questo modo, cooperare diventa uno stile di vita. Io vivo con gli altri…è un altro stile di vita e noi scegliamo questo”.

Sono concetti che Francesco ha evidenziato oggi, ricevendo la Confederazione delle Cooperative Italiane, fondata cento anni fa, sulla spinta dell’Enciclica sociale Rerum novarum di Leone XIII, del 1891. Francesco ha sottolineato l’importanza del centenario, “un traguardo che non può passare sotto silenzio”, e ricordato l’intuizione di papa Pecci “fiorita sulla convinzione che il Vangelo non è relegabile solo a una parte dell’uomo o della società, ma parla a tutto l’uomo, per renderlo sempre più umano”.

“È un forte segno di speranza – ha detto ancora - quando la dottrina sociale della Chiesa non rimane una parola morta o un discorso astratto, ma diventa vita grazie a uomini e donne di buona volontà, che le danno carne e concretezza, trasformandola in gesti personali e sociali, concreti, visibili e utili”. Il modello di cooperativa che ha come scopo “l’equilibrata e proporzionata soddisfazione dei bisogni sociali” coniugando la logica dell’impresa con quella della solidarietà verso i soci e verso l’esterno, esplica così “la sua funzione profetica e di testimonianza sociale alla luce del Vangelo”.

Si tratta di “opporre la relazione all’individualismo, la squadra all’interesse, il benessere di tutti agli interessi di pochi”; lavorare per diventare “imprenditori di carità”; cercare modi alternativi “per abitare una società che non sia governata dal dio denaro, un idolo che la illude e poi la lascia sempre più disumana e ingiusta”.

“Ma il vantaggio più importante ed evidente della cooperazione è vincere la solitudine che trasforma la vita in un inferno. Quando l’uomo si sente solo, sperimenta l’inferno. Quando, invece, avverte di non essere abbandonato, allora gli è possibile affrontare ogni tipo di difficoltà e fatica. Il nostro mondo è malato di solitudine. Camminando e lavorando insieme si sperimenta il grande miracolo della speranza: tutto ci sembra di nuovo possibile. In questo senso la cooperazione è un modo per rendere concreta la speranza nella vita delle persone”.

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