Hanoi, debito e inefficienza: gli investimenti cinesi nelle grandi opere
di Peter Tran

Tra le priorità di Hanoi vi è la costruzione dell’Autostrada Nord-Sud. Il suo costo ammonta a 118mila miliardi di đồng (4,47milioni di euro), poco meno di metà di provenienza cinese. I tassi d’interesse cinesi sono tra i più alti e comportano diverse commissioni.  Le compagnie di Pechino vincono gli appalti grazie a offerte al massimo ribasso. Ma poi, le tempistiche di costruzione e il costo dei progetti si moltiplicano.


Hanoi (AsiaNews) – I grandi progetti infrastrutturali, a cui il Vietnam affida lo sviluppo della nazione, sono oggetto delle attenzioni di Pechino e alimentano tra gli esperti i timori che il Paese possa cadere nella “trappola del debito” e nelle inadeguatezze del modello cinese.

Tra le priorità di Hanoi vi è la costruzione dell’Autostrada Nord-Sud, le sei corsie d’asfalto che collegheranno la città di Nam Định (90km a sud-est della capitale) alla provincia di Vĩnh Long . Con i suoi 2mila km di lunghezza, il percorso attraverserà 13 province e – secondo i piani dell’Assemblea nazionale – i lavori termineranno entro il 2021. Il costo totale dell’opera ammonta a 118mila miliardi di đồng vietnamiti (4,47milioni di euro). Di questi, 55mila (2miliardi di euro) saranno coperti da capitali di compagnie cinesi; 63mila (2,3miliardi di euro) saranno sborsati dal governo centrale. Inoltre, il progetto ha richiesto oltre 3.700 ettari di terreno, di cui oltre 1.000 in precedenza utilizzati per la coltivazione del riso.

Poiché l'Autostrada Nord-Sud è “linfa vitale” per il Vietnam, Pham V. – membro del Comitato giuridico dell'Assemblea nazionale – ha di recente consigliato alle autorità di valutare con attenzione gli appaltatori cinesi. Negli ultimi mesi, è sempre più diffusa tra i Paesi asiatici la preoccupazione per la cosiddetta “trappola del debito” della superpotenza cinese. Sempre più statisti affermano che il modello di business promosso da Pechino nel contesto della Belt and Road Initiative (Bri) mette in pericolo gli interessi nazionali. Secondo Pham, il Paese “non si trova ancora in questa situazione, ma gli investimenti cinesi rappresentano un rischio”.

Il ministero per la Pianificazione e gli Investimenti di Hanoi dichiara che i prestiti di Pechino hanno tassi d’interesse del 3% annuo; quelli sudcoreani sono compresi tra lo 0% fino al 2%; per i prestiti dall’India gli interessi ammontano all’1,7%. Le sovvenzioni cinesi comportano anche una “commissione d’impegno” dello 0,5% ed una “di gestione” di pari entità. I prestiti agevolati di Pechino sono emessi dalla China Export-Import Bank (China Eximbank). Un rapporto del ministero sottolinea che “i progetti finanziati da prestiti, attrezzature e forza lavoro cinesi procedono a rilento e senza garanzia di qualità, facendo aumentare i costi e influenzando l'efficienza degli investimenti stessi”.

Per questo, spesso compagnie vietnamite sono chiamate a terminare i lavori iniziati da società cinesi. Nel momento in cui Hanoi acconsente ai prestiti di Pechino, è tenuta ad accettare le imprese che vengono dall’altro lato del confine. Questa è una condizione non negoziabile del pacchetto. Il dott. Lê, noto esperto vietnamita di economia, chiede al governo di riconsiderare la normativa sugli investimenti e le gare d’appalto. “Le regole – afferma – favoriscono le offerte al massimo ribasso. Per questo, le aziende cinesi vincono sempre gli appalti. Una volta vinta la gara, sono solite estendere le tempistiche di costruzione e il costo dei progetti si moltiplicano”.

Uno degli esempi più famosi in Vietnam è la ferrovia Cát Linh – Hà Đông, progetto nato da un accordo sino-vietnamita e approvato nel 2008 per 486milioni di euro, 368 da capitali cinesi e 188 da fondi statali. A causa di ritardi e rallentamenti, il costo totale del progetto al momento è arrivato a 784milioni di euro. La ferrovia sarebbe dovuta entrare in funzione nel 2014, ma a marzo 2019 i treni non hanno ancora cominciato a viaggiare.

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