Presto alla prova dei fatti le promesse di Katzav al Papa
di Arieh Cohen

E' fissata per il 24 novembre la prossima sessione del negoziato per l'attuazione degli accordi tra Santa Sede e Israele che il presidente israeliano si sarebbe impegnato a far accelerare. P. Jaeger si dice ottimista. Benedetto XVI a Gerusalemme solo dopo la conclusione positiva delle trattative. Il capo della delegazione israeliana a Washington per convincere gli Usa a non appoggiare  il Vaticano.


Tel Aviv (AsiaNews) - L'udienza concessa da Papa Benedetto XVI al presidente di Israele, Moshe Katzav, il 17 novembre, in Vaticano, ha suscitato molto interessamento, ed è servita a confermare che i rapporti tra le due Parti si trovano ad un crocevia. La Sala stampa della Santa Sede ha accentuato la "attenzione particolare" consacrata nel corso dell'udienza alla necessità dell'"attuazione" dei due accordi che Israele ha già da anni firmati e ratificati con la Santa Sede. Com'è ben noto, ben dodici anni dopo la firma dell'Accordo fondamentale, Israele non ha neppure iniziato le procedure per farne una legge israeliana; l'anno scorso infatti, il Governo ha ufficialmente avvisato la Corte Suprema di Israele di non ritenersi vincolato dagli impegni assunti in tale Accordo, e si è rifiutato di modificare questa posizione nonostante le proteste diplomatiche e altre.

L'"attuazione" dell'Accordo Fondamentale esige, tra l'altro, la firma di un ulteriore trattato che confermi i diritti fiscali e di proprietà acquisiti alla Chiesa prima della creazione dello Stato di Israele. I negoziati su questo si tengono sporadicamente sin dall'inizio del 1999, senza esito; il Vaticano, gli Stati Uniti e gli episcopati cattolici hanno chiesto che le trattative siano intensificate, accelerate e portate a conclusione.

E' in questo contesto che si colloca il dispaccio dell'Agence France Presse, secondo il quale la Santa Sede avrebbe detto agli israeliani che l'eventuale visita del Sommo Pontefice in Israele - accogliendo il cortese invito del presidente Katzav - potrebbe essere appropriata soltanto dopo l'attuazione da parte di Israele dell'Accordo fondamentale (1993) e dell' "Accordo sulla personalità giuridica [della Chiesa]" (1997), e dopo la conclusione riuscita dei negoziati tuttora in corso. Agence France Presse è stata ritenuta da molto tempo il "veicolo" preferito da certi uffici Vaticani per far conoscere notizie che sarebbe inopportuno dare ufficialmente.

Nello stesso giorno che vide il presidente Katzav dal Papa in Vaticano, il capo della delegazione israeliana ai negoziati con la Santa Sede, il sig. Nimrod Barkan, si trovava a Washington.

Il diplomatico, che è anche capo dell'intelligence al dicastero degli esteri, incontrava funzionari statunitensi e personalità cattoliche, nel tentativo di convincerli che egli stia facendo tutto il possibile per raggiungere l'accordo con i negoziatori della Santa Sede sulle questioni che rimangono insolute tra le Parti.

Come riferito dal corrispondente a Washington del quotidiano israeliano Haaretz, il fine dell'attività diplomatica israeliana è di persuadere gli Stati Uniti di cessare di premere perchè Israele si impegni di più a far progredire i negoziati. Il giornalista richiama il ruolo decisivo degli Stati Uniti nell'indurre Israele a ritornare al tavolo di negoziato nel 2004 (dopo averlo abbandonato repentinamente il 28 agosto 2003), e parla del continuo interessamento sia della Chiesa sia del governo degli Stati Uniti nell'andamento dei negoziati.

Fonti di AsiaNews a Washington riferiscono (a conferma della notizia di Haaretz) che, nei suoi incontri nella capitale statunitense, il rappresentante del governo israeliano, raccontava ai propri interlocutori dei particolari della sua versione dei negoziati, ma anche li sorprendeva dicendo che il Vaticano avrebbe rivendicato per la Chiesa in Israele uno statuto "extra-territoriale". "Un'idea bizzarra", la chiama un negoziatore vaticano, "una cosa inventata".

Interrogato da AsiaNews, il noto esperto giuridico della materia, il francescano p. David M. Jaeger, si professa "certamente ottimista. Secondo la stampa, il presidente Katzav avrebbe promesso pubblicamente di accelerare i negoziati. La visita stessa sottolinea l'importanza che entrambe le Parti attribuiscono ai loro trattati come base e struttura dell'intero rapporto amichevole. E' stata una visita importante, espressione di reciproca, amichevole buona volontà, che ha suscitato le speranze di vederne ben presto i frutti".

Altri però si permettono un certo scetticismo. Essi ricordano la visita in Vaticano del ministro degli esteri israeliano nel luglio del 2003. Allora il ministro dichiarò la sua intenzione di ritornare in Vaticano "entro tre mesi" per firmare il nuovo accordo. Infatti però, il suo passo immediatamente successivo fu quello di ritirare la propria delegazione dai negoziati (il 28 agosto dello stesso anno)... Ma il padre Jaeger non sopporta gli scetticismi, ed è deciso di concentrare l'attenzione sui segnali positivi:"Il passato è passato. Ora tutti devono confidare che la visita del Presidente inauguri un'era nuova".

Tale ottimismo sarà ben presto messo alla prova. La prossima sessione di negoziato tra la Santa Sede e Israele è stata fissata per il 24 novembre.

 

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