L’economia del Pakistan ‘è sull’orlo del collasso’
di Kamran Chaudhry

Il governo ha promesso 10 milioni di posti di lavoro e cinque milioni di case. La crescita del 4% non farà aumentare il reddito pro capite e così crescerà la povertà. Il governo di Islamabad cerca l’accordo di salvataggio con il Fondo monetario internazionale. Il terrorismo allontana gli investitori.


Lahore (AsiaNews) – L’economia del Pakistan “è sull’orlo del collasso. Per la prima volta in decenni che faccio ricerca, sono davvero preoccupato”. È l’allarme lanciato ieri dal dott. Kaiser Bengali, decano della facoltà di Scienze dell’organizzazione al Shaheed Zulfikar Ali Bhutto Institute of Science and Technology, a Karachi. Il 24 maggio il governo presenterà il bilancio per l’anno fiscale 2019-2020. L’esperto di economia avverte: “L’India potrebbe far crollare la nostra economia come gli Stati Uniti fecero con l’Unione sovietica. I campanelli d’allarme stanno suonando. Non abbiamo altra scelta se non chiedere l’elemosina. Temo la fame, la povertà e la disoccupazione”.

Il dott. Bengali è intervenuto alla presentazione della sua ultima ricerca dal titolo “Lo stato dell’economia 1990-2015; l’economia sulle montagne russe – e impantanata!” [in inglese “State of Economy 1990-2015; Economy on a Roller Coaster – And Stuck in the Mud!”]. L’evento era organizzato in un hotel di Lahore. In passato egli è stato consigliere per la Pianificazione e lo sviluppo del Chief minister della provincia del Sindh.

Il suo studio, che prende in esame l’economia pakistana durante un quarto di secolo, valuta tre settori: colture principali, colture minori e manifattura su larga scala. Esso sottolinea che “la crescita media del Pil del 4% non riuscirà ad aumentare il reddito pro capite in maniera sufficiente a ridurre la povertà. L’agricoltura, il cardine dell’economia, segna i risultati peggiori. I settori delle colture principali sono cresciuti meno del 3% e quelle secondarie quasi del 2%; il manifatturiero del 5%”.

Ad AsiaNews l’esperto dichiara che il quadro è drammatico: “Le vendite diminuiscono, il potere d’acquisto è esaurito. I più colpiti sono i giovani. Una famiglia media non può permettersi di comprare una casa, ma deve condividerla con qualcun altro. L’editoria sta fallendo. Non possiamo neanche più stampare il Corano in Pakistan”.  

Il ricercatore ricorda che il governo di Imran Khan ha promesso la creazione di 10 milioni di posti di lavoro e la costruzione di cinque milioni di case. Tuttavia il Pakistan è in una profonda crisi economica, con un disavanzo delle partite correnti e riserve estere in rapido esaurimento. Islamabad sta per ultimare un accordo di salvataggio con il Fondo monetario internazionale (Fmi) per evitare una crisi della bilancia dei pagamenti, nonostante abbia più di 10 miliardi di dollari di prestiti a breve termine da parte di alleati come la Cina e l’Arabia Saudita.

Secondo Bengali, il governo “ha lanciato slogan irresponsabili sui posti di lavoro, senza dare alcuna chiara indicazione nei mesi scorsi, per esempio sul consumo dei prodotti domestici”. A complicare la situazione, il fatto che sui media non si parli d’economia e la minaccia del terrorismo: “L’estremismo e le organizzazioni settarie sono il colpo peggiore per la nostra economia. In due anni sono stati uccisi 400 dottori sciiti. Molti industriali hanno abbandonato il Paese per i continui coprifuoco. Gli investitori stranieri preferiscono incontrarsi a Dubai e in altri Paesi”.

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