India, giovane madre uccisa dalla famiglia del marito perché ‘cristiana e dalit’

Parvati Devi aveva 23 anni; lascia una bambina di tre anni e il marito Rohin Oraon. I parenti dell’uomo hanno emarginato la famiglia ed erano “gelosi del nostro benessere e della nostra felicità”. Attivista per i fuori casta: “La mentalità fascista settaria è contro lo spirito di libertà, dignità umana e speranza”.


New Delhi (AsiaNews) – Una giovane madre del Jharkhand è stata uccisa dalla famiglia del marito che non tollerava il loro matrimonio perché lei era dalit e la conversione di entrambi al cristianesimo. La donna si chiamava Parvati Devi e aveva 23 anni. Il cognato l’ha massacrata a colpi d’ascia davanti alla figlia di tre anni, Roshini. Il marito Rohin Oraon (foto 2), 25 anni, chiede giustizia: secondo lui infatti l’assassinio era programmato da tempo per punire la sua famiglia “disobbediente” alle regole della tribù e della divisione castale. Egli è preoccupato per il futuro della figlia che continua a domandargli: “Perché lo zio ha ucciso la mamma? Uccideranno anche te?”.

Ad AsiaNews Sandeep Tigga Oraon, attivista di ADF India (Alliance Defending Freedom) che aiuta il cristiano, riferisce che “oggi si è tenuta un’udienza e sono state arrestate due persone: essi sono il fratello e un cugino del cristiano”. Il procedimento è in corso. Il rev. David, anch’egli difensore dei diritti umani, protesta: “Con il nuovo governo [al centro dell’Unione indiana], in Jharkhand sono in aumento crimini d’odio e discriminazione delle minoranze. La situazione è allarmante. Tra le minoranze c’è paura”.

L’omicidio è avvenuto il 27 agosto scorso nel villaggio di Lukujhariya, a circa 30 km da Ranchi. Rohin racconta che la sua famiglia tribale Oraon ha sempre praticato la religione Sarna, adorando gli dei della natura. Nel suo villaggio vivono solo cinque famiglie cristiane e il primo a convertirsi è stato lo zio Phulchand. La moglie invece era della tribù dei Lohra, di casta inferiore. I due si sono sposati nel 2014 contro il volere dei parenti dell’uomo, che hanno iniziato a emarginarli e discriminarli come “fuori casta”. Essi volevano anche bandirli dal villaggio, ma alla fine il consiglio degli anziani ha stabilito che la famiglia poteva rimanere, ma ha vietato loro di partecipare alle cerimonie pubbliche, alle riunioni del consiglio e raccogliere l’acqua dal pozzo comune.

I coniugi si sono convertiti al cristianesimo nel 2017 e questo ha attirato su di loro critiche ancora più feroci. Rohin racconta che i cristiani “sono stati gli unici ad accoglierci e a non respingerci”. Secondo lui, la famiglia d’origine “era scioccata per il nostro benessere. Odiavano il fatto che io facessi carriera al lavoro. Come fuori casta, senza il sostegno della famiglia, espulso dal villaggio e senza l’aiuto di nessuno, non riuscivano a capire perché fossi così contento e felice”. Il giovane lavora come cuoco alla Ranchi Railway Station. Grazie al duro impegno ha comprato una motocicletta e un piccolo appezzamento dove ha costruito la sua casa. La famiglia però – è convinto – “era gelosa”. Per questo avrebbe premeditato l’attacco con un futile pretesto, “per ucciderci tutti e tre”.

La sera del 27 agosto, con la scusa di una luce accesa che dava fastidio agli altri abitanti, i familiari hanno attaccato la loro casa. In prima fila c’erano suo fratello Bandhan Ram Oraon e il padre; poi altri cugini e zii. Per sbaglio, il fratello ha colpito a morte il padre mentre la moglie Roshini tentava la fuga, poi ha ucciso anche la donna di fronte alla figlia che piangeva. “Chiunque canterà l’Halleluja – ha detto l’aggressore al termine del massacro – farà la stessa fine”.

Mentre vedeva la moglie morire, Rohin si difendeva dai colpi dei parenti; poi si è nascosto dietro un cespuglio in attesa che tutto finisse. Lì ha visto il fratello prendere la bimba per i piedi, metterla a testa in giù e in procinto di colpirla. A quel punto ha pregato Dio che la salvasse, poi ha distolto lo sguardo. “Ero impotente. Ho pregato: ‘Fa’ qualcosa Gesù, salvala’. Non so cosa lo abbia distratto, ma quando mi sono rigirato ho visto Roshini che camminava con calma verso la casa dei vicini”. Poi egli ha camminato per 15 km fino alla casa del suo pastore, nel villaggio di Bhanpur, e ha dato l’allarme.

Lenin Raghuvanshi, attivista per i dalit e direttore esecutivo del Peoples’ Vigilance Committee on Human Rights (Pvchr) di Varanasi, condanna “la mentalità del fascismo settario che è contro la Costituzione dell’India. Il matrimonio è una scelta personale che riguarda solo due persone. Invece il settarismo della società è contro lo spirito di libertà, dignità umana e speranza, e vuole imporre la propria retorica barbarica sugli individui progressisti”. Poi lancia un appello al governo: “Deve proteggere questi cristiani e avviare azioni legali contro i colpevoli. Le autorità devono rendere onore ai matrimoni interreligiosi che promuovono lo spirito della nostra Costituzione e applicare l’art. 21 (diritto a vivere con dignità) che garantisce sostegno finanziario per i mezzi di sussistenza e sicurezza”. (A.C.F.)

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