Vicario di Aleppo: Usa ed Europa hanno tradito i curdi e rinvigorito i jihadisti

Washington ha promesso l’indipendenza ai curdi, per poi abbandonarli al loro nemico. Nessuna fiducia nell’Europa (e nell’Onu) che “nulla hanno fatto” di concreto, se non avallare le sanzioni. Le uccisioni legate all’offensiva turca simili ai massacri degli estremisti islamici. L’obiettivo di una pulizia etnica che finisce per colpire anche i cristiani. 


Aleppo (AsiaNews) - Gli Stati Uniti “hanno tradito il popolo curdo”, illudendolo su un possibile percorso verso “l’indipendenza” dalla Siria per poi abbandonarli per interesse e tornaconto al proprio destino. È quanto afferma ad AsiaNews il vicario apostolico di Aleppo dei Latini, mons. Georges Abou Khazen, commentando l’escalation di violenze legate all’offensiva dell’esercito turco, spalleggiato da gruppi jihadisti, contro i curdi nel nord della Siria. Il prelato non risparmia critiche nemmeno all’Europa di cui “non ci fidiamo, non crediamo in loro: siamo al sesto giorno di conflitto e non hanno fatto nulla sinora” se non vuote parole e proclami. 

“Viviamo in un contesto di grande preoccupazione per quanto sta succedendo” spiega il vicario di Aleppo, “a causa dell’invasione turca nel nord-est. Abbiamo già decine di migliaia di profughi, e sono molte le storie di persone uccise sul campo in modo orribile, secondo le modalità di Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico, SI], con le mani legate e giustiziati”.

Fra le vittime, aggiunge, vi sono “non solo curdi, ma pure cristiani armeni, assiri, caldei che hanno già conosciuto la persecuzione ai tempi dell’impero ottomano e che oggi investe nipoti e pronipoti”. Nei bombardamenti a Qamishli “le prime vittime sono state proprio due cristiani” e se i turchi “avanzano nell’offensiva molti altri cercheranno di scappare” innescando un nuovo esodo. 

Dalle cronache di guerra di questi giorni è emerso in modo chiaro, come ipotizzato alla vigilia dell’offensiva, che gruppi jihadisti e miliziani anti-Assad sono parte integrante delle milizie di terra stanziate dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Il quale, sulla carta, afferma di combattere il terrorismo e di voler eliminare l’Isis, poi di fatto sul terreno ne favorisce la ripresa. 

“I jihadisti - conferma mons. Georges - operano e combattono sotto l’egida dell’esercito turco. Poi hanno la pretesa di far tornare i profughi siriani dove già ci sono popoli e persone… in realtà l’obiettivo è quello della pulizia etnica, per mettere altri profughi. Stano facendo lo stesso ad Afrin, creando drammi umani mentre la politica è assente. Queste guerre non risolvono i problemi, anzi: gettano le basi per altri, ancora più grandi”. 

“Gli Stati Uniti - sottolinea il prelato - hanno tradito i curdi. Vero è che i siriani erano contro l’indipendenza curda, si poteva ipotizzare una forma di autonomia ma sono stati gli americani a spingerli verso una ricerca dell’indipendenza. Gli Usa li hanno aiutati a occupare un quarto del territorio siriano, dove ci sono pozzi petroliferi e riserve di gas naturali. E ora li hanno abbandonati e venduti [al nemico turco]. Trump promette di stanziare 50 milioni di dollari per difendere le minoranze in Siria, ma queste sono le prime vittime della politica americana in Siria. La Casa Bianca ha usato la Siria; per noi lo sbaglio più grande è stato intervenire nei nostri affari interni”. 

Fra i problemi legati all’offensiva turca vi sono anche “le migliaia di prigionieri nelle mani dei curdi”. “Che fine faranno” si chiede il prelato, che in caso di avanzata dell’esercito turco finiranno “con chi ha sempre aiutato Daesh. Ankara li ha addestrati, li ha aiutati, ne ha favorito l’ingresso e ora occupando la zona ne favoriranno la ripresa”. 

Il vicario di Aleppo non risparmia accuse durissime anche all’Europa “di cui ci fidiamo poco, non crediamo in loro” perché “non ha fatto nulla” se non vuote dichiarazioni cui non seguono fatti. Sia Bruxelles che le stesse Nazioni Unite “in questi nove anni non hanno fatto nulla di concreto, anzi hanno favorito l’escalation di sanzioni contro la Siria che hanno finito per colpire solo la popolazione”. 

Dalle aree contese, conclude il prelato, arrivano anche notizie di “danneggiamenti a centrali elettriche e acquedotti, che finiranno per aggravare il dramma umano delle popolazioni”. La speranza è che l’intervento dell’esercito siriano possa contribuire “alla difesa del territorio. È chiaro che la Turchia non ha fatto tutto questo di testa propria, ma ha ricevuto la luce verde dalle potenze internazionali e solo loro possono mettere fine a tutto questo. All’inizio Ankara parlava di zona cuscinetto di 5 km, ieri Erdogan si è spinto fino a 30-35 km in territorio siriano… l’appetito vien mangiando”.

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