Arcivescovo di Erbil: rischi di nuova emergenza profughi dall’offensiva turca contro i curdi

Mons. Warda preoccupato per l’escalation di violenze nel nord della Siria. La speranza è che “tutte le parti coinvolte” contribuiscano a “proteggere civili innocenti”. Insostenibile un altro conflitto. Almeno 275mila persone in fuga. La polizia turca ha arrestato quattro sindaci del partito curdo. 


Erbil (AsiaNews) - In quanto Chiesa “le nostre preghiere e le nostre speranze” vanno sempre nella direzione di una “fine” di questo “circolo infinito di violenza”; l’auspicio è che “tutte le parti coinvolte” assolvano il compito primario che è “proteggere civili innocenti”. È quanto scrive in una nota, inviata per conoscenza ad AsiaNews, l’arcivescovo caldeo di Erbil (Kurdistan irakeno) mons, Bashar M. Warda, commentando l’escalation di violenze legate all’offensiva turca contro i curdi nel nord della Siria. Sottolineando le preoccupazioni “per rifugiati e sfollati innocenti di tutte le fedi”, il prelato non nasconde i timori di una “nuova ondata di rifugiati” nella regione.

Mons. Warda invita le popolazioni di Erbil e del nord dell’Iraq al possibile arrivo do “una nuova ondata di rifugiati”. “Poniamo già oggi la questione - aggiunge - di modo che la comunità internazionale possa essere preparata all’aiuto se e quando verrà il tempo di accogliere questi innocenti”. E temiamo, aggiunge, che questo momento possa essere “imminente”. 

Negli ultimi due anni Erbil, ricorda l’arcivescovo, ha già registrato “un numero crescente di rifugiati cristiani siriani”, che hanno lasciato le loro terre e cercato accoglienza fra i cristiani del Kurdistan irakeno. Ci aspettiamo, aggiunge, che molti altri “verranno qui” per sfuggire al conflitto nel nord-est della Siria. “Preghiamo - aggiunge - che il governo dell’Iraq, l’amministrazione regionale curda e la comunità internazionale non voltino lo sguardo altrove” ma contribuiscano nell’opera di aiuto verso “innocenti di tutte le fedi”. 

Intanto sul fronte dell’offensiva sono già 275mila le persone che hanno lasciato le loro case e le loro terre nel nord-est della Siria, nell’area a maggioranza curda. In un editoriale pubblicato sul Wall Street Journal il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha giustificato l’operazione “Fonte di pace” per arginare la “minaccia” lungo i propri confini. Egli ha quindi esortato la comunità internazionale a “sostenere gli sforzi” profusi da Ankara cominciando “ad accettare i rifugiati”.

“I flussi di rifugiati siriani, la violenza e l’instabilità ci hanno spinto ai limiti della nostra tolleranza” aggiunge, ricordando di aver accolto 3,6 milioni di rifugiati siriani e rivendicando di aver speso “40 miliardi di dollari per offrire loro educazione, assistenza sanitaria e alloggio”. Egli dimentica, o finge di dimenticare, che questa accoglienza è stata una politica mirata degli anni passati volta a conquistare consensi in nome di una tolleranza e amicizia fra musulmani, poi abbandonata coi primi segnali di crisi economica. 

Mentre i governi europei minacciano di tagliare forniture di armi ad Ankara e il presidente Usa Donald Trump annuncia sanzioni contro il Paese e tre ministri, la polizia turca prosegue la caccia a dissidenti, oppositori e voci critiche. In una serie di raid compiuti alle prime luci dell’alba gli agenti hanno hanno arrestato quattro sindaci esponenti del principale partito curdo. A chiedere uno stop all’offensiva della Turchia è intervenuta oggi anche la Cina, la quale invita Ankara a “tornare sul binario corretto” della ricerca di una soluzione politica della questione.

Segnali di tensione e instabilità che preoccupano l’arcivescovo di Erbil, il quale conclude il suo messaggio sottolineando che “le minoranze non sono in grado di sostenere un altro grave conflitto” con ripercussioni anche sull’Iraq. In questo senso è fondamentale la “piena rimozione delle milizie armate” che controllano alcuni territori del nord del Paese e che, al loro posto, sia dislocata una forza sotto il pieno controllo e la responsabilità del governo. “Chiediamo a tutti di pregare per gli innocenti di Siria e Iraq in un momento critico”. 

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