Vescovi: Nel Documento di Abu Dhabi le chiavi per un’Indonesia pacifica
di Mathias Hariyadi

È in corso nella diocesi di Bandung la Conferenza annuale dei presuli indonesiani. Lo scorso giugno, il pontefice li aveva esortati alla promozione e all’insegnamento del testo sulla “Fratellanza umana”. Il card. Suharyo: “Possa il suo studio ispirare un cambiamento”.


Jakarta (AsiaNews) – Il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” – firmato ad Abu Dhabi da papa Francesco ed il Grande imam di Al-Azhar lo scorso febbraio – è uno dei temi centrali della Conferenza annuale dei vescovi indonesiani. L’evento, in corso presso il Centro pastorale della diocesi di Bandung (West Java), si è aperto tre giorni fa e si concluderà il prossimo 14 novembre.

Lo scorso giugno il pontefice aveva esortato i 37 presuli, in Vaticano per la visita ad limina apostolorum, alla promozione e all’insegnamento della Dichiarazione di Abu Dhabi. Al card. Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, presidente della Conferenza episcopale (Kwi), papa Francesco aveva dichiarato che l’Indonesia è il luogo più rappresentativo in cui viene messa in pratica la fraternità umana tra diversi gruppi religiosi; in particolare, tra musulmani moderati e cristiani.

Paese islamico più popoloso al mondo, l’Indonesia ha visto nascere due delle organizzazioni moderate più importanti del mondo musulmano: Nahdlatul Ulama (Nu) e Muhammadiyah. La prima può contare su oltre 80 milioni di affiliati; la seconda su circa 60 milioni. Da decenni, i membri dei due gruppi promuovono la tolleranza verso le minoranze etniche e religiose della nazione.

È in questo contesto sociale che “il Pontefice ha invitato la Kwi a studiare i punti chiave del ‘Documento sulla fratellanza umana’ e attuarne gli insegnamenti nella società indonesiana”. Lo ha affermato il presidente della Conferenza episcopale nel settembre 2019, durante il primo incontro con i cronisti dopo la sua nomina a cardinale. “I nostri concittadini musulmani – ha dichiarato ai cronisti l’arcivescovo di Jakarta – hanno studiato seriamente il Documento, mentre noi cattolici stiamo ancora mostrando lentezza nel farlo”.

Per questo motivo, i vescovi indonesiani hanno deciso di dedicare ad esso i primi giorni del loro incontro annuale, dal tema “Fratellanza umana per un’Indonesia pacifica”. All’evento era atteso il presidente di Nu, che però ha annullato la sua partecipazione per ragioni sconosciute. La cerimonia di apertura si è svolta lo scorso 4 novembre dopo la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Anthonius Bunjamin, vescovo di Bandung.

Il card. Suharyo lo ha ringraziato in un discorso introduttivo all’incontro. “Questa conferenza – ha dichiarato – approfondirà la Dichiarazione di Abu Dhabi, nella speranza che il suo studio possa ispirare un cambiamento”. A seguire ha preso la parola Aloma Sarumaha, del Direttorato generale per la guida della comunità cattolica – organo in seno al ministero indonesiano per gli Affari religiosi. Mons. Piero Pioppo, nunzio apostolico nel Paese, ha chiuso il giro di interventi. “L'Indonesia – ha dichiarato – è davvero un luogo in cui si possono esercitare e praticare le aspettative comuni della Dichiarazione di Abu Dhabi: la fratellanza fraterna tra gli esseri umani. Il Documento è una sfida, ma anche un'opportunità per la Chiesa indonesiana e la comunità cattolica”.

(Photo credit: Kwi).

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