Diyarbakir, ucciso pastore evangelico sud-coreano. Torna la paura fra i cristiani

Jinwook Kim, 41 anni, è stato accoltellato. Secondo le autorità egli è vittima di una rapina. Per i fedeli dell’area è un “martirio”, perché è morto per la fede. Egli era sposato, aveva un figlio e la moglie è incinta di una coppia di gemelli. Nella Turchia di Erdogan crescono attacchi e violenze.


Istanbul (AsiaNews) - Un pastore evangelico sud-coreano è stato ucciso nel sud-est della Turchia, alimentando i timori di una nuova escalation di violenze fra i cristiani della regione. È quanto riferisce in una nota l’International Christian Concern, secondo cui la vittima è il 41enne Jinwook Kim, colpito con tre volte con un coltello mentre camminava in una via di Diyarbakir. 

L’assalto è avvenuto il 19 novembre scorso, ma la notizia è emersa solo in queste ore. Il pastore è morto poche ore dopo il ricovero in ospedale, a causa delle gravissime ferite riportate nell’assalto. 

Da tempo i cristiani di Turchia e Siria denunciano un clima di timore e violenze crescenti, alimentato ancor più dall’offensiva lanciata da Ankara contro i curdi oltre-confine. Espropri di terreni, case, attacchi mirati e un crescendo di morti, a dispetto dei proclami del presidente Recep Tayyip Erdogan che si dice “sensibile” ai loro problemi. 

Secondo le prime informazioni, Kim risiedeva in Turchia da cinque anni e di recente si era trasferito con la famiglia (nella foto) a Diyarbakir, nel sud-est del Paese in un’area a maggioranza curda. Egli si occupava di una piccola comunità cristiana nell’area. Egli era sposato, aveva un figlio e la moglie era incinta di una coppia di gemelli; il parto era previsto per i prossimi giorni. 

In relazione all’omicidio le autorità turche hanno arrestato un giovane di 16 anni. Egli avrebbe agito per rapina. Tuttavia, fonti cristiane locali affermano che il pastore evangelico è stato ucciso a causa della sua fede e definiscono la sua morte un martirio. Un altro turco evangelico denuncia minacce di morte ricevute all’indomani dell’omicidio. “Non è stato solo un furto - afferma - sono venuti per uccidere”. Riceviamo da sempre minacce, aggiunge, essi “sanno che cerco di diffondere il Vangelo e potrebbero colpire anche me. Questo è un segnale”. 

Kim è primo cristiano a essere ucciso in Turchia dal 2007, quando tre dipendenti di una casa editrice di testi religiosi cristiani [la Zirve Publishing House] sono stati torturati e uccisi. Il fatto è avvenuto a Malatya ed è stato ribattezzato il “massacro dei missionari” dalla stampa locale. In realtà attacchi e violenze anti-cristiane sono cresciute negli ultimi tre anni con molestie e minacce diffuse.

L’anno precedente era stato ucciso don Andrea Santoro, anch’egli colpito a morte da un sedicenne come il pastore Kim. Egli è stato freddato con due colpi di pistola mentre pregava nella chiesa di Santa Maria a Trabzon, di cui era parroco da tre anni. Un gesto compiuto “in nome di Allah”, da un ragazzo condannato a diciotto anni di carcere.

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