Seminaristi dell’Holy Cross ‘pronti’ alla missione dal Bangladesh verso il mondo
di Sumon Corraya

Nell’istituto di formazione per seminaristi ci sono 82 giovani in fase di discernimento. La congregazione dell’Holy Cross è arrivata in Bangladesh nel 1953, ancor prima dell’indipendenza. I primi missionari venivano da Europa, Stati Uniti e Canada.


Dhaka (AsiaNews) – Dopo anni in cui sono stati i Paesi occidentali a donare missionari al Bangladesh, ora la congregazione dell’Holy Cross è “pronta a mandare i primi missionari bangladeshi all’estero”. Lo afferma ad AsiaNews fratel Chayan Victor Corraya, 36 anni, direttore del “Pabitra Krush Prarti Griha”, l’istituto di formazione dei seminaristi dell’Holy Cross. “Ne abbiamo già discusso – prosegue – con il card. Patrick D’Rozario, arcivescovo di Dhaka, che desidera che noi andiamo all’estero come missionari. Da parte nostra non ci sono ostacoli, siamo pronti”.

I missionari dell’Holy Cross sono arrivati in Bangladesh nel 1953, ancor prima dell’indipendenza. Essi provenivano in maggioranza da Europa, Stati Uniti e Canada. Oggi nel Paese asiatico ci sono 107 fratelli, tutti bangladeshi. Essi servono in 23 scuole, un’università, quattro ostelli, due scuole tecniche e un monastero.

Fratel Corraya, da sette anni alla guida della casa di formazione, afferma: “Siamo contenti delle vocazioni religiose tra i nostri fratelli. Ogni anno 14-16 giovani vengono nella casa per aspiranti e almeno sei diventano seminaristi. È davvero tanto per noi”.

In Bangladesh, Paese a maggioranza musulmana di oltre 160 milioni di abitanti, i cristiani rappresentano appena lo 0,4% della popolazione. “In passato abbiamo ricevuto dall’estero. Ora è tempo per noi di rendere lo stesso servizio. Per questo vorremmo mandare i nostri missionari in tutta l’Asia”.

Al momento 82 ragazzi sono in fase di discernimento. Alcuni provengono dall’area di Athoragram. Si tratta, spiega il religioso, “di una zona benestante, dove le famiglie hanno un buon lavoro e spesso un solo figlio, su cui ricade l’onere della famiglia. A confronto con il resto del Paese, qui le persone sono più ricche, seguono le mode occidentali, alcuni familiari vivono all’estero e tanti genitori sono separati. Tra i giovani è diffuso l’uso dei social e di internet. Quando vengono in seminario invece, i cellulari sono vietati. Dopo un breve periodo, alcuni capiscono che non ce la fanno e tornano a casa”.

Per fratel Corraya, “la formazione religiosa inizia in famiglia. Se alla sera non si recita il Rosario e non si dicono le preghiere, credo che i bambini di quelle famiglie rimangano distanti dalla vita religiosa. Per servire Dio, i genitori devono recitare il Rosario tutte le sere a casa”.

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