Patriarcato caldeo: preghiere per i ‘martiri’ di Nassiriya, Najaf e Baghdad

Nelle messe di domani, primo dicembre, la Chiesa irakena esprime vicinanza ai manifestanti “sunniti e sciiti” morti in questi giorni. Lo “spargimento di sangue” sia seme per una patria “forte, indipendente”. Il premier annuncia le dimissioni, esulta la piazza. Incerti i tempi della crisi. Nuove vittime fra i dimostranti. 


Baghdad (AsiaNews) - Con un gesto di “solidarietà” verso i “compagni sciiti e sunniti”, il patriarcato caldeo chiede a tutte le chiese dell’Iraq di “sollevare preghiere e orazioni” durante le messe di domani, domenica, per “i martiri di Nassiriya, Najaf, Baghdad”. È quanto afferma in una nota, inviata ad AsiaNews, l’ufficio del card Louis Raphael Sako, a conferma dell'attenzione dei vertici cristiani agli eventi che stanno insanguinando il Paese e che, dal primo ottobre, hanno causato circa 400 morti e migliaia di feriti. Un omaggio, prosegue il messaggio, a quanti hanno perso la vita fra “manifestanti e forze di sicurezza” e la speranza di “un recupero rapido per i feriti”.

Il patriarcato caldeo, prosegue la nota, “spera che questo spargimento di sangue” versato “in difesa della libertà e del diritto a vivere in dignità e sicurezza” possa essere “seme” di una “soluzione solida e radicale”. L’obiettivo, sottolineano i leader cristiani, è quello di “costruire una patria forte, indipendente, libera e giusta” in cui a nessuno “venga fatto un torto” per evitare di “scivolare in un abisso sconosciuto”. 

Il nuovo appello della Chiesa irakena conferma la preoccupazione per le violenze legate alle proteste anti-governative, inasprite negli ultimi giorni con l’assalto al consolato iraniano a Najaf, dato alle fiamme, e la durissima risposta - anche in termini di vite umane - della polizia. Una escalation che è culminata con l’annuncio, nel pomeriggio di ieri, delle imminenti dimissioni del Primo ministro Adel Abdel Mahdi, uno dei bersagli principali della protesta. 

Alle parole del premier, che intende presentarsi nei prossimi giorni in Parlamento, hanno fatto seguito scene di festa in piazza Tahrir, cuore della protesta nella capitale. Tuttavia, non sono chiari i tempi della crisi e non vi è una data ufficiale per le dimissioni. Domani è in programma una seduta straordinaria del Parlamento e Mahdi potrebbe approfittare dell’occasione per rimettere il mandato, dando la possibilità ai deputati di avviare le procedure per la formazione di un nuovo esecutivo. Tuttavia, in questa crisi sempre più drammatica è difficile trovare certezze. 

Analisti ed esperti spiegano che dietro l’improvvisa decisione del premier di dimettersi vi sarebbero le pressioni crescenti della massima carica religiosa e spirituale del Paese, il grande ayatollah Ali al-Sistani. Ieri il leader sciita si è rivolto al Parlamento invocando la formazione di un nuovo governo che meglio risponda “agli interessi dell’Iraq” e ricordato che sono “proibiti” gli attacchi contro i manifestanti pacifici. Ai cittadini in piazza egli chiede di evitare violenze e “cacciare i vandali” che si mischiano al loro interno per fomentare disordini e scontri. 

Sempre ieri, infine, una folla ha sfidato il coprifuoco a Najaf per partecipare ai funerali delle vittime della violenta repressione delle forze dell’ordine, seguita al rogo del consolato iraniano. Altre dimostrazioni di piazza si sono verificate a Nassyria, durante le quali si sono verificati nuovi scontri fra cittadini e forze dell’ordine, che hanno causato la morte di tre persone; due vittime si contano anche a Baghdad, uccise dai proiettili della polizia. 

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