La Corte suprema ritarda ancora l'esecuzione dei trafficanti di droga

I prigionieri dovevano essere impiccati a fine ottobre. La condanna a morte di quattro trafficanti di droga doveva essere l’ultimo atto della presidenza Sirisena. Secondo i giudici, violata la Costituzione che garantisce l’uguaglianza di fronte alla legge.


Colombo (AsiaNews/Agenzie) – La Corte suprema dello Sri Lanka ha deciso di rimandare per la seconda volta l’applicazione della sentenza di morte per quattro trafficanti di droga. L’impiccagione dei prigionieri doveva essere l’atto conclusivo del mandato presidenziale di Maithripala Sirisena, sostituito a metà novembre da Gotabaya Rajapaksa. I giudici hanno stabilito la sospensione della condanna fino al 20 marzo 2020.

La sentenza è stata emessa questa settimana da Vijith Malalgoda, Murdu Fernando, S.W. Thurairajah e Gamini Amarasekara. I giudici hanno accolto 12 petizioni presentate da varie organizzazioni che si battono contro la pena capitale e per i diritti umani in generale, non solo dei detenuti. Tra queste, la Human Rights Commission of Sri Lanka.

Secondo i difensori, la scelta dell’ex presidente Sirisena di ripristinare la pena di morte solo per coloro che sono implicati nello spaccio o nel narco-traffico, viola l’art. 12(1) della Costituzione. La norma stabilisce il diritto fondamentale “all’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e all’equa protezione da parte della legge”.

Fin da quando Sirisena aveva annunciato la sospensione della moratoria sulle condanne a morte, i difensori dei diritti umani avevano denunciato l’incostituzionalità di una scelta politica “ad personam”, nello specifico su un determinato gruppo di prigionieri. L’ex presidente è accusato di emulazione del filippino Rodrigo Duterte, autore di una feroce guerra alla droga nel suo Paese. Per sua stessa ammissione infatti, la decisione di Sirisena era maturata dopo una visita nelle Filippine.