Vicario d’Arabia: Il Natale di una chiesa migrante, testimone e messaggera di pace

Per mons. Hinder il mistero dell’incarnazione “rivela un Dio in movimento”. Nella parrocchia di san Giuseppe il giorno della festa saranno celebrate 24 messe in 14 lingue diverse. L’impegno dei giovani nella pastorale, il ricordo ancora vivo del viaggio di Papa Francesco negli Emirati e un pensiero ai cristiani nel martoriato Yemen. 


Abu Dhabi (AsiaNews) - Il mistero dell’incarnazione “rivela un Dio in movimento”, che in Cristo “è diventato un migrante”. Per noi, Chiesa migrante, “è ragione di gioia, ma pure di impegno nel farci messaggeri di pace”. È quanto racconta, in una lunga intervista ad AsiaNews,mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale (Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen). Una terra in cui è ancor vivo il ricordo del viaggio apostolico di Papa Francesco che, come rivela il prelato, continua a dare frutti. Uno fra tanti? La possibilità di celebrare per la prima volta “la messa con più di 120 prigionieri in un carcere federale. Per tutti i detenuti è stato un Natale anticipato“.

Da un’area a grandissima maggioranza musulmana sono giunti segnali incoraggianti in tema di dialogo e confronto. A febbraio gli Emirati hanno accolto per la prima volta un pontefice in una nazione del Golfo: oltre 120mila fedeli hanno assistito alla messa di Papa Francesco, per un evento epocale riproposto da una delle principali emittenti locali in un documentario. Alla visita si uniscono altri eventi di primo piano, fra i quali la riapertura del sito più antico, l’inaugurazione di una nuova parrocchia in Oman e una presenza crescente dei laici nella missione.

Il vicariato apostolico dell’Arabia Meridionale comprende gli Emirati Arabi Uniti (Eau), l’Oman e lo Yemen, per una superficie complessiva di circa 929mila km2. Secondo statistiche ufficiali, su un totale di quasi 43 milioni di persone i cattolici sono 999mila. Il territorio è suddiviso in 16 parrocchie; i sacerdoti diocesani sono 18, cui si aggiungono altri 49 preti appartenenti ad istituti religiosi e un diacono permanente che vive nella diocesi. Le suore attive sul territorio - e appartenenti a ordini diversi - sono 50, cui si aggiunge un fratello laico.
Ecco, di seguito, l’intervista di mons. Hinder ad AsiaNews:

Eccellenza, la comunità si appresta a festeggiare il primo Natale dalla visita del papa.. È ancora vivo il ricordo?
Senz’altro! Ovunque incontro i nostri fedeli [in larghissima maggioranza lavoratori migranti], così come i locali degli Emirati, il viaggio pastorale del pontefice ha lasciato profonda impressione. I frutti si sentono soprattutto nel clima più disteso nelle relazioni con le autorità. Vi sono poi progressi nelle nostre attività pastorali. Faccio un esempio: in questi giorni ho celebrato per la prima volta nella storia la messa con più di 120 prigionieri in un carcere federale. Per tutti i detenuti è stato un Natale anticipato. 

Quali sono i momenti più significativi di queste giornate di festa?
Le parrocchie hanno un programma ormai consolidato. I filippini celebrano per i nove giorni precedenti al Natale la messa di Simbag Gabi, alla quale partecipano ogni sera circa 7mila fedeli ad Abu Dhabi e 30mila a Dubai. Lo sappiamo dal numero di ostie distribuite. Tutti gli spazi, all’interno e in esterna, sono strapieni. Poi ci sono le confessioni, al mattino e alla sera.
Ancora, le messe durante i giorni del Natale. Prendo, come esempio, la parrocchia di san Giuseppe ad Abu Dhabi: la sera e la notte del 24 si celebra tre volte, perché non vi sarebbe posto per tutti con un’unica funzione. Il giorno di Natale saranno celebrate 24 messe: 10 in inglese, le altre 14 in 13 lingue diverse, incominciando la mattina alle 4. L’ultima messa sarà alle 8.30 di sera in tagalog (filippino). Durante il giorno c’è la “open house” (casa aperta) in uno spazio grande della parrocchia dove tutti, specialmente quelli senza famiglia, possono mangiare, cantare e festeggiare.

Di recente i giovani hanno promosso un importante incontro: che ruolo hanno nella vita del vicariato?
I giovani sono impegnati in tutte le attività per quanto possibile, dalla liturgia alle varie iniziative in cantiere, come la “open House” sopracitata, si occupano di organizzare l’accoglienza e la presenza dei moltissimi fedeli che vengono in chiesa o di quanti vogliono visitare il presepio. Sono sempre loro che si recano nei “campi di lavoro” [dove si trova la gran parte dei migranti cristiani] per distribuire regali ai lavoratori, organizzano i momenti di preghiera o allestiscono il trasporto dei fedeli stessi dai campi di lavoro alla chiesa, e ritorno.

Eccellenza, quale messaggio vuole inviare alla comunità d’Arabia in occasione del Natale?
Il mistero dell’incarnazione rivela Dio in movimento. Dio, in Gesù Cristo, è diventato letteralmente un migrante: si muove dal cielo in terra, e qui è in movimento da un angolo della Terra Santa all’altro. Per noi, fedeli migranti, questa è anche l’essenza di una Chiesa migrante: ci sentiamo a nostro agio sapendo che Dio è con noi e va con noi. Così la storia di Natale diventa la nostra propria storia, ragione di gioia ma pure impegno nel farci messaggeri di pace.

Il vicariato comprende anche lo Yemen: cosa significa Natale in questo Paese martoriato da guerra, violenze, povertà e malattie?
Stiamo ancora aspettando una tregua sostenibile e una pace giusta. Lo Yemen rimane senza prete anche per questo Natale. Le suore di Madre Teresa senz’altro celebreranno con i pochi cristiani nella loro cappella. Anche i pochi cattolici ad Aden si raduneranno per celebrare in semplicità la nascita del figlio di Dio. Non avranno la solennità delle grandi parrocchie sul lato del Golfo. Sono però sicuro, che il Verbo che si è fatto carne si ritroverà anche nello Yemen torturato e darà i suoi segni di Principe della Pace.

La presenza del papa ha rafforzato il dialogo con i leader musulmani. Avete ricevuto gli auguri o messaggi particolari in questi giorni di preparazione alla festa?
Di solito gli auguri ci sono rivolti a breve scadenza, nei giorni immediatamente precedenti. Inoltre, il governo è presente tramite la sicurezza che ci protegge in modo discreto, ma anche simpatico. Il Dipartimento per lo sviluppo della comunità (DCD, Department for Community Development) ci farà infine visita per mostrare a tutti che la festa si può celebrare senza problemi.

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