P. Giancarlo Politi, una vocazione missionaria compiuta
di Luigi Bonalumi

Il missionario del Pime, morto ieri, è stato impegnato nell’evangelizzazione diretta a Hong Kong; tessitore di rapporti con la Chiesa cinese; direttore di AsiaNews e Mondo e Missione; accompagnatore spirituale fra i seminaristi. L’omelia ai suoi funerali, da parte di p. Luigi Bonalumi.


Rancio di Lecco (AsiaNews) – I funerali di p. Giancarlo Politi (1942-2019), morto ieri, si sono svolti oggi nella cappella della Casa di riposo dei missionari del Pime a Rancio di Lecco, presieduti dal superiore generale Ferruccio Brambillasca. Peresenti molti missionari del Pime residenti nella casa e molti altri venuti da diverse parti del mondo. Presenti anche centinaia di persone amiche del defunto e una rappresentanza della diocesi di Milano, nella persona di mons. Maurizio Rolla, vicario per la zona di Lecco. P. Luigi Bonalumi, rettore del seminario Pime di Monza, ha tenuto l’omelia che pubblichiamo integralmente:

 

At. 10, 34-43

Mt. 25, 1-13

 

Cari confratelli missionari, carissime sorelle e fratelli in Cristo,

mentre celebriamo le esequie di p. Giancarlo, non possiamo non ricordare anche Bianca, la sorella amatissima, anche lei mancata ieri. Fratello e sorella, uniti dalla stessa passione per Cristo, hanno servito con devozione la Chiesa in modi diversi, con fedeltà e dedizione, sono insieme tornati alla casa del Padre.  Mentre ci prepariamo a celebrare il mistero del Verbo che si fa carne, ci sentiamo avvolti dall’Amore di Dio che in modi misteriosi, e solo a lui noti, guida la storia personale di ciascuno di noi.

Ho voluto scegliere per la liturgia funebre di p. Giancarlo dei testi della scrittura che potessero in qualche modo aiutarci a comprendere il suo profilo di cristiano e di missionario.

La lettura del Vangelo ci presenta una delle parabole di Gesù, che Matteo ha raccolto nei cap. 23-25; si tratta degli ultimi discorsi di Gesù prima di affrontare la passione e la morte in croce. Gesù in questa parabola parla dell’importanza della vigilanza: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno, né l’ora”. Certamente il tema della vigilanza e centrale, ma quest’oggi vorrei che facessimo attenzione a chi le 10 vergini attendono. Chi è l’atteso? Per chi o per cosa occorre vegliare? Ci viene detto esplicitamente, dal testo, che si attende lo sposo, l’amato dunque, colui al quale ci si vuol consegnare in dono totale e per sempre.  L’attesa dello sposo, questa immagine, credo ci possa aiutare a descrivere l’atteggiamento di p. Giancarlo di fronte alla sua malattia e alla morte. Ricordo una camminata in montagna, a Hong Kong, con un bel gruppo di confratelli; io ero appena arrivato e seguivo con interesse tutto quanto veniva detto da questi missionari stagionati. Durante la pausa pranzo, il discorso è caduto sul modo cristiano di vivere anche il momento della morte; ci si diceva le paure, i dubbi e i tentennamenti che umanamente tutti noi abbiamo nel pensare al nostro momento del passaggio finale. P. Giancarlo – e lo ricordo in modo vivissimo – disse: “Non mi fa paura la morte, perché so che sarà l’incontro con una persona che ho incominciato a conoscere e ad amare da tempo; mi fa paura la sofferenza”. La sofferenza non è mancata nei suoi ultimi anni, però p. Giancarlo l’ha saputa affrontare con serenità e intelligenza, direi. Basta risentire la sua intervista rilasciata alla Dr.ssa Silvia Vitali, quando parlando della sua malattia, dell’intruso – L’Alzheimer, rivolgendosi a chi vive la sua stessa situazione diceva “si è padri, madri o fratelli anche da ammalati. Non piangetevi addosso. Le medicine sono solo una parte dalla vita. Ciò che conta è la bellezza dell’esistenza”. Sì, negli anni della malattia, p. Giancarlo ci ha testimoniato come si attende e come ci si prepara all’incontro con lo sposo, con colui che, “aveva imparato a conoscere e ad amare da tempo”. In un’intervista alla rivista Credere, diceva che la croce “passerà prima o poi dentro la tua storia personale. E la croce (…) è vivere per Cristo».

Amicizia con Gesù

Questa conoscenza e amicizia con Gesù, p. Giancarlo l’ha coltivata e approfondita con la frequenza assidua, direi diuturna, allo studio della Parola di Dio, e alla pratica della Lectio Divina. Già da giovane missionario in Hong Kong, ma soprattutto nel periodo che è stato parroco a Yeun Long, una delle parrocchie dei NT al confine dell’allora colonia inglese con la Cina popolare, p. Giancarlo si è impegnato a fondo nella formazione dei cristiani; la sentiva come un’urgenza e una priorità su tante altre cose. Per questo ha ideato e scritto un percorso biblico di catechesi, producendo anche un testo scritto in cinese, per la formazione dei catecumeni e parrocchiani. A tutt’oggi, i giovani formati da lui, nella parrocchia di Yeun Long – e questo me lo diceva ieri p. Pasini che era suo coadiutore - lo ricordano con riconoscenza per quel cammino di fede. Nella sua settimana, fitta di impegni, il sabato mattina, era riservato alla preghiera, alla lectio sulla Parola, alla cura dell’omelia. Così lo ricordo quando era in Hong Kong, residente alla Pime  House, mentre lavorava per AsiaNews; così lo è stato a Roma, quando lavorando in Propaganda Fide, aveva ottenuto di avere il sabato libero per questo. A Monza, dove è stato padre spirituale per 9 anni, ha dato inizio all’Ora della parola – pratica che continua a tutt’oggi - guidandola lui personalmente per oltre 8 anni. Le madrine si ricordano benissimo dei suoi interventi e delle sue meditazioni. P. Gabriel da Costa, che è stato responsabile del seminario in quegli anni, è testimone della passione per la Parola e dell’importanza che egli dava alla frequenza e studio della Parola per la formazione dei giovani missionari.

Potremmo dire con p. Mario Marazzi che ha vissuto e accompagnato p. Giancarlo nei suoi primi anni di missione in Hong Kong, nella parrocchia di Tsuen Wan, che p. Giancarlo “era un cristiano entusiasta della sua fede, dell’amicizia con Gesù, e ferrato nella Scrittura”. Era cresciuto nella fede dentro la comunità cristiana di Castelletto - da questa comunità è venuto anche p. Giancarlo Bossi – ha fatto la formazione iniziale nei seminari Milanesi e, intuito la chiamata alla missione ad gentes, è passato al Pime, dove è stato ordinato prete nel 1966. La sua storia di missionario, come lui diceva, assomiglia alla storia di tanti di noi, missionari del Pime. Destinato per una missione, l’India, la deve cambiare per motivi di visti mai arrivati, e così atterra ad Hong Kong, dove metterà radici profonde nella terra e nella cultura cinese.

Rete di rapporti con la Cina

P. Giancarlo ha lavorato in HK, dal 1970 al 1993, interrotto da un breve servizio all’Istituto presso il centro missionario di Milano. In questi anni di permanenza in Hong Kong ha lavorato inizialmente nei NT, nella parrocchia di Tsuen Wan, e poi a Yuen Long. Dal 1986, inizia il suo impegno nei mezzi di comunicazione, come corrispondente di AsiaNews, impegno che gli permette di darsi a tempo pieno alla ricerca e ai contatti con la chiesa in Cina. Sono anni segnati da lunghi viaggi, a volte anche avventurosi, nel continente cinese, alla ricerca di uomini e donne, di preti, vescovi, e suore, e delle comunità cristiane sopravvissute alla rivoluzione culturale di Mao. Egli tesse pazientemente una rete di rapporti importanti, che gli permettono di ricostruire con dedizione e precisione certosina la linea di successione, e quindi di validità dell’ordinazione dei vescovi clandestini e no, in modo da poter garantire alla Santa sede che la successione apostolica non si è mai interrotta. Un suo articolo pubblicato nel 2011 su Tripod – rivista dell’Holy Spirit Study Center di HK -, in occasione del 30° anniversario delle ordinazioni clandestine in Cina, p. Giancarlo dà un resoconto del suo prezioso lavoro di quegli anni. Per la sua conoscenza delle persone e dei luoghi, della storia delle comunità cristiane della Cina popolare, p. Giancarlo è stimato uno de maggiori esperti della Chiesa in Cina di quegli anni. Da Hong Kong aiuta numerosi preti e suore della Cina, ad uscire dal paese per poter studiare nelle facoltà di tutta Europa, prima di poter portarli a Roma. È collaboratore ascoltato e stimato, dai rappresentati della Santa Sede, che proprio in quei anni aprono una “missione di studio” a HK.

Richiamato nel 1993 in Italia, per dirigere Mondo e Missione, e in seguito il Centro Missionario, p. Giancarlo continua ad interessarsi della Chiesa in Cina, pur nei numerosi impegni che la direzione del Centro e di M e M comportano. All’inizio dell’estate del 2001, il nuovo prefetto di Propaganda Fide, card. Sepe, telefona al Superiore Generale del Pime, e chiede p. Politi per l’ufficio Cina della congregazione romana. Vi rimarrà solo due anni, fino al 2003, quando la DG lo nomina Direttore Spirituale del seminario di Monza. I due brevi anni a Propaganda Fide – io ero a Roma con lui – sono stati anni di lavoro discreto, metodico, ma anche innovativo all’interno dei meccanismi secolari dei dicasteri romani. Ieri mattina ho telefonato a Mons. Rota Graziosi per comunicargli della scomparsa di p. Giancarlo. Rota Graziosi, è stato per decenni il responsabile dell’ufficio Cina della Segreteria di Stato. Saputo la notizia, mi ha detto che all’origine della lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi del 2007, c’è p. Giancarlo. È stato lui che nei due anni passati a Roma, aveva lanciato l’idea di un intervento di chiarificazione da parte di Roma, per la situazione complessa della chiesa in Cina. La sollecitudine per la Chiesa in Cina non venne meno, negli anni della sua presenza a Monza. Nel 2006 organizzò un importante convegno internazionale sulla Chiesa Cattolica in Cina, a Triuggio.

P. Giancarlo ha portato a compimento con fedeltà la vocazione missionaria, vissuta secondo il carisma del Pime. Come Pietro nel racconto degli Atti degli Apostoli, letto all’inizio di questa liturgia della Parola, è stato testimone delle opere grandi di Dio in mezzo a nazioni e popoli diversi. Egli con parresia, che a volte appariva durezza, ha cercato con tutto sé stesso di trasmettere l’esperienza liberante dell’incontro con il Cristo risorto. Lo affidiamo ora nelle braccia misericordiose del Padre, e chiediamo a lui di continuare a pregare per la Chiesa di Cina, per il seminario di Monza, per tutto l’Istituto. Amen

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