Afghanistan: Usa e talebani si accordano per una tregua 'parziale'

L'intesa dovrebbe precedere la firma di un accordo più ampio. Nel Paese si continua però a morire. Finora le vittime del conflitto sono 157mila, tra cui 43 mila civili. Cresciuto il numero degli attacchi talebani dopo il fallimento di un precedente negoziato con Washington.


Kabul (AsiaNews/Agenzie) – I talebani e gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo di massima per una parziale tregua di sette giorni che dovrebbe servire come base per la conclusione di un'intesa di più ampia portata. Da tempo le due parti stanno conducendo complessi negoziati per porre fine a oltre 18 anni di conflitto in Afghanistan.

Non è ancora chiaro quando la “riduzione” delle operazioni armate dovrebbe scattare. Il governo di Kabul ha dichiarato oggi, 15 febbraio, che le azioni militari contro gli estremisti islamici stanno continuando. Nelle ultime 24 ore sono stati compiuti cinque raid aerei dalla coalizione anti-talebana. Sei guerriglieri sono stati uccisi, ma tra le vittime ci sono anche otto civili.

Il 13 febbraio, cinque bambini sono morti in un attentato dinamitardo a una madrassa di Kunduz, nel nord del Paese, una città che è spesso nel mirino delle formazioni talebane. L’8 febbraio, nella provincia orientale di Nangarhar, due militari americani e un soldato afghano erano stati freddati da un uomo che indossava una divisa dell’esercito locale.

Gli eredi del mullah Omar sono attivi in quasi tutte le province afghane, dove sono presenti anche altri gruppi armati islamici come il ramo locale dell’Isis e al-Qaeda. Sensibile alle richieste del proprio elettorato, che vuole il ritorno a casa delle truppe Usa, il presidente Donald Trump si è detto pronto a chiudere un accordo con il gruppo estremista afghano.

Attualmente sono schierati 13mila soldati americani nel Paese, supportati da 17mila effettivi messi a disposizione dalla Nato e altri partner di Washington. Sin dallo scoppio del conflitto nel 2001, quando i talebani controllavano l’Afghanistan e ospitavano Osama bin Laden, il leader di al-Qaeda ideatore degli attacchi terroristici alle Torri gemelle e al Pentagono, le forze Usa hanno subito oltre 2200 perdite.

Secondo dati della Brown University, il conflitto ha fatto finora 157mila morti, di cui 43mila sono civili. A inizio 2019, il presidente afghano Ashraf Ghani aveva rivelato che 45mila membri delle sue forze armate erano stati uccisi negli ultimi cinque anni.

I talebani e gli Usa avevano avviato discussioni riguardo a una “roadmap per la pace” già nel dicembre 2018, ma le trattative si dimostrarono subito complicate, soprattutto per il rifiuto della guerriglia di negoziare anche con il governo legittimo di Kabul.

Dopo diverse sessioni negoziali in Qatar, Washington annunciò che era pronta a ritirare 5400 soldati entro 20 settimane dalla stipula dell’accordo finale. In cambio gli Usa chiedevano ai talebani di non ritrasformare l’Afghanistan in un “santuario” jihadista.

I negoziati si interruppero lo scorso settembre per volontà di Trump, dopo l’uccisione di un soldato americano da parte delle milizie talebane. Da quel momento, gli attacchi dei guerriglieri alle forze americane e a quelle regolari afghane hanno registrato un’impennata, come riporta il Sigar (Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction), l’agenzia Usa che sovrintende alla ricostruzione del martoriato Paese asiatico.

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