Colombo si ritira dalla risoluzione Onu su riconciliazione e rispetto dei diritti umani
di Melani Manel Perera

La scelta è una ritorsione contro Washington, che nega l’ingresso al capo dell’esercito, accusato di crimini di guerra. Il commissario dell’Unhrc invita al rispetto delle leggi internazionali. Ong locale: bisogna partire dall’ammissione dei crimini compiuti nel passato.


Colombo (AsiaNews) – Il governo di Colombo ha deciso di ritirare il suo sostegno alla risoluzione 30/1 del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhrc) in tema di diritti umani, per ritorsione contro gli Stati Uniti. Il primo ministro Mahinda Rajapaksa ha spiegato che la scelta è la risposta del suo governo contro la decisione di Washington di negare l’ingresso negli Usa al capo dell’esercito e alla sua famiglia. Il generale Shavendra Silva è accusato di gravi abusi contro l’umanità nelle ultime fasi della guerra civile.

Le autorità srilankesi hanno diffuso la notizia il 19 febbraio. “Anche se stiamo nel 21mo secolo – ha detto Rajapaksa – persino i membri della sua famiglia che non sono accusati di nessun illecito, sono sottoposti a punizione collettiva che ricorda le pratiche [in vigore] nell’Europa del Medioevo”. Poi ha accusato di “tradimento storico” l’intesa che ha portato all’approvazione della risoluzione [nell’ottobre 2015, ndr] e a definire “le forze armate dello Sri Lanka come violatori dei diritti umani”.

La risoluzione Unhrc 30/1 del 2015 è intitolata “Promuovere la riconciliazione, il senso di responsabilità e i diritti umani in Sri Lanka”. Essa impegna lo Stato a individuare i responsabili di gravi crimini contro l’umanità compiuti durante il conflitto civile, apprezza la riconsegna ai legittimi proprietari delle terre espropriate dall’esercito e gli sforzi del governo a riconciliare il Paese, incoraggia la promozione e protezione dei diritti umani.

In risposta, il commissario Unhrc Michelle Bachelet ha invitato il governo di Colombo alla piena applicazione della risoluzione e a continuare la collaborazione con gli altri meccanismi internazionali in difesa dei diritti umani. Anche la Ong locale National Peace Council invita le autorità a proseguire l’impegno per la riconciliazione nazionale e delinea una “road map alternativa” che prende le mosse, prima di tutto, dall’ammissione dei crimini e delle violazioni compiute nel passato.

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