Nias, dopo lo tsunami, si curano i "disagi mentali" dei sopravvissuti
di Benteng Reges

L'Associazione giovani cristiani opera sull'isola: "Dobbiamo sconfiggere la loro paura; solo così si ricostruisce davvero".


Nias (AsiaNews) - "La popolazione di Nias ha ricevuto cibo, vestiti e tende, ma per ricostruire veramente l'isola bisogna combattere i disagi mentali, ancora molto presenti". Aad Kik è un medico olandese - specializzato nel recupero di disabili mentali – che fa parte dell'Associazione giovani cristiani (Ymca).

E' venuto a Nias molto dopo l'emergenza tsunami "perché – spiega – continuavamo a ricevere dai nostri affiliati indonesiani un enorme numero di rapporti sui residenti di Nias, tutti con le stesse patologie causate dall'onda del 26 dicembre scorso e dai terremoti che non danno tregua all'isola. Abbiamo deciso che dovevamo venire qui per renderci utili in qualche modo".

L'ultimo rapporto pubblicato dall'Ymca afferma che "la maggior parte dei residenti di Nias soffre di questa tipologia di traumi, anche se a volte sono nascosti". Il medico spiega che, dopo il primo periodo di osservazione, ha individuato i sintomi di questi disordini "nel lento ma costante moto dei residenti, che si recavano sempre a visitare le loro case distrutte dall'onda. Questo è un sintomo fisiologico, ma non è l'unico".

"I problemi sono evidenti – continua – e si manifestano anche nel loro modo sempre più indifferente di approccio con gli altri o, vice versa, nella loro esagitata voglia di comunicare. Altri sintomi sono insonnia giornaliera o sonno senza limiti, pigrizia, isolamento o accentramento: tutti questi comportamenti sono sempre spinti ai limiti".

"Il problema vero – riprende Kik – è che la popolazione di Nias è divenuta troppo dipendente dai beni materiali che sono stati inviati qui. Nessuno ha pensato che questo tipo di assistenzialismo avrebbe minato la loro situazione psicologica. Molta gente crede che abbiano bisogno solo di cibo". Per fare in modo che sia "la stessa isola" a dare una soluzione a tutte queste problematiche, l'Associazione ha creato un programma di addestramento per 14 maestri di scuola elementare.

Questo tentativo cerca di preparare insegnanti che siano in grado di riproporre a loro volta la conoscenza acquisita sulla gestione delle malattie mentali fra i loro studenti. Secondo Kik, questi metodi vengono insegnati ai maestri per il loro ruolo di "apripista sociali". "Non siamo in grado – spiega – di fare corsi del genere per tutta Nias e la scelta dei maestri è stata fatta anche in base al fatto che sono i bambini le vittime più colpite da questo problema. I bambini di giovani età sono i pazienti migliori da trattare, perché il disagio psicologico è stato portato dentro per poco tempo ed è più facile da sconfiggere nel subconscio".

Per riportare Nias alla normalità "questi trattamenti devono funzionare. Le paure che hanno ora, di terremoti ed onde, possono essere sconfitte e possiamo ridare la confidenza ed il rispetto in loro stessi, un capitale di importanza cruciale per ricostruire.

Secondo l'Agenzia statistica centrale lo stesso disagio è presente nella provincia di Aceh. Secondo l'ultimo rapporto, 62.785 residenti soffrono di disturbi legati al trauma post-tsunami. "Ogni terremoto, anche della più lieve entità, scatena il panico fra la popolazione – dice Rusman Heriawan, rappresentante dell'Agenzia – che spesso si chiude in un isolamento che diventa depressione".

I rifugiati temporanei, sempre secondo Heriawan, sono 192 mila nelle tendopoli governative, ma altri 312 mila vivono sempre in tende, ma montate vicino alle macerie delle case distrutte. Oltre 263 mila persone hanno perso il lavoro e quasi 7 mila sono divenuti invalidi permanenti. A Nias, i rifugiati sono 40 mila su 700 mila abitanti, ed i disabili a causa dell'onda oltre 2 mila.

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