GMG 2020: Papa ai giovani, portate i vostri sogni nel mondo

Nel messaggio per la prossima Giornata della gioventù, che quest’anno è a livello diocesano, Francesco invita i giovani a “farsi sentire”. Potrete dire al fratello, alla sorella: «Alzati, non sei solo», e far sperimentare che Dio Padre ci ama e Gesù è la sua mano tesa per risollevarci”.


Città del Vaticano (AsiaNews) – In una cultura che vuole i giovani “isolati e ripiegati su mondi virtuali”, papa Francesco invita ad aprirsi alla realtà, non per disprezzare la tecnologia, ma utilizzarla “come un mezzo e non come un fine” per sognare, rischiare, impegnarsi per cambiare il mondo, anche condividere le sofferenze degli altri per portare la condivisione che ha avuto Gesù verso chi soffre.

E’ l’invito che Francesco rivolge ai giovani nel messaggio intitolato ‘Giovane, dico a te, alzati!’ (cfr Lc 7,14), per la 35ma Giornata mondiale della gioventù, che nel 220 si celebra a livello diocesano in tutto il mondo il prossimo 5 aprile, Domenica delle Palme.

Nel documento il Papa ricorda che il tema della GMG di Lisbona, nel 2022, sarà: «Maria si alzò e andò in fretta» (Lc 1,39). Il verbo alzarsi fa riferimento al brano evangelico che racconta come Gesù, entrando nella cittadina di Nain, in Galilea, s’imbatte in un corteo funebre che accompagna alla sepoltura un giovane, figlio unico di una madre vedova. Gesù, colpito dal dolore straziante di questa donna, compie il miracolo di risuscitare suo figlio. “Ma il miracolo giunge dopo una sequenza di atteggiamenti e di gesti: «Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: ‘Non piangere!’. Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono» (Lc 7,13-14)”.

L’episodio mostra che Gesù guardò con “occhi attenti” e vide la “estrema sofferenza” della donna. “Il suo sguardo genera l’incontro, fonte di vita nuova. Non c’è bisogno di tante parole”. “E il mio sguardo, com’è? Guardo con occhi attenti, oppure come quando sfoglio velocemente le migliaia di foto nel mio cellulare o i profili social? Quante volte oggi ci capita di essere testimoni oculari di tanti eventi, senza però mai viverli in presa diretta! A volte la nostra prima reazione è di riprendere la scena col telefonino, magari tralasciando di guardare negli occhi le persone coinvolte”.

E’ così che tra i giovani c’è chi diventa apatico, altri “sono ‘morti’ perché hanno perso la speranza”. “Ci si può ritrovare a vent’anni a trascinare una vita verso il basso, non all’altezza della propria dignità. Tutto si riduce a un ‘lasciarsi vivere’ cercando qualche gratificazione: un po’ di divertimento, qualche briciola di attenzione e di affetto da parte degli altri... C’è anche un diffuso narcisismo digitale, che influenza sia giovani che adulti. Tanti vivono così! Alcuni di loro forse hanno respirato intorno a sé il materialismo di chi pensa soltanto a fare soldi e sistemarsi, quasi fossero gli unici scopi della vita. A lungo andare comparirà inevitabilmente un sordo malessere, un’apatia, una noia di vivere, via via sempre più angosciante”.

“Gli atteggiamenti negativi possono essere provocati anche dai fallimenti personali”, dalla fine di un sogno. “Spesso qualcosa che pensavamo ci desse felicità si rivela un’illusione, un idolo. Gli idoli pretendono tutto da noi rendendoci schiavi, ma non danno niente in cambio”.

Ma come Gesù ebbe pietà della donna sofferente, Francesco esorta i giovani ad “ascoltare sempre il gemito di chi soffre”. “Se saprete piangere con chi piange, sarete davvero felici. Tanti vostri coetanei mancano di opportunità, subiscono violenze, persecuzioni. Che le loro ferite diventino le vostre, e sarete portatori di speranza in questo mondo. Potrete dire al fratello, alla sorella: «Alzati, non sei solo», e far sperimentare che Dio Padre ci ama e Gesù è la sua mano tesa per risollevarci”. “Anche voi giovani potete avvicinarvi alle realtà di dolore e di morte che incontrate, potete toccarle e generare vita come Gesù. Questo è possibile, grazie allo Spirito Santo, se voi per primi siete stati toccati dal suo amore, se il vostro cuore è intenerito per l’esperienza della sua bontà verso di voi. Allora, se sentite dentro la struggente tenerezza di Dio per ogni creatura vivente, specialmente per il fratello affamato, assetato, malato, nudo, carcerato, allora potrete avvicinarvi come Lui, toccare come Lui, e trasmettere la sua vita ai vostri amici che sono morti dentro, che soffrono o hanno perso la fede e la speranza”.

“‘Giovane, dico a te, alzati!’ Il Vangelo non dice il nome di quel ragazzo risuscitato da Gesù a Nain. Questo è un invito al lettore a immedesimarsi in lui. Gesù parla a te, a me, a ognuno di noi, e dice: ‘Alzati!’. Sappiamo bene che anche noi cristiani cadiamo e ci dobbiamo sempre rialzare. Solo chi non cammina non cade, ma non va nemmeno avanti. Per questo bisogna accogliere l’intervento di Cristo e fare un atto di fede in Dio. Il primo passo è accettare di alzarsi. La nuova vita che Egli ci darà sarà buona e degna di essere vissuta, perché sarà sostenuta da Qualcuno che ci accompagnerà anche in futuro senza mai lasciarci, aiutandoci a spendere questa nostra esistenza in modo degno e fecondo. È realmente una nuova creazione, una nuova nascita. Non è un condizionamento psicologico. Probabilmente, nei momenti di difficoltà, tanti di voi vi sarete sentiti ripetere le parole ‘magiche’ che oggi vanno di moda e dovrebbero risolvere tutto: ‘Devi credere in te stesso’, ‘Devi trovare le risorse dentro di te’, ‘Devi prendere coscienza della tua energia positiva’... Ma tutte queste sono semplici parole e per chi è veramente ‘morto dentro’ non funzionano”.

“La parola di Cristo è di un altro spessore, è infinitamente superiore. È una parola divina e creatrice, che sola può riportare la vita dove questa si era spenta. La nuova vita ‘da risorti’”.

“Oggi spesso c’è ‘connessione’ ma non comunicazione. L’uso dei dispositivi elettronici, se non è equilibrato, può farci restare sempre incollati a uno schermo. Con questo messaggio vorrei anche lanciare, insieme a voi giovani, la sfida di una svolta culturale, a partire da questo ‘Alzati!’ di Gesù. In una cultura che vuole i giovani isolati e ripiegati su mondi virtuali, facciamo circolare questa parola di Gesù: ‘Alzati!’. È un invito ad aprirsi a una realtà che va ben oltre il virtuale. Ciò non significa disprezzare la tecnologia, ma utilizzarla come un mezzo e non come un fine. ‘Alzati’ significa anche ‘sogna’, ‘rischia’, ‘impegnati per cambiare il mondo’, riaccendi i tuoi desideri, contempla il cielo, le stelle, il mondo intorno a te. ‘Alzati e diventa ciò che sei!’. Grazie a questo messaggio, tanti volti spenti di giovani intorno a noi si animeranno e diventeranno molto più belli di qualsiasi realtà virtuale. Perché se tu doni la vita, qualcuno la accoglie. Una giovane ha detto: ‘Ti alzi dal divano se vedi qualcosa di bello e decidi di farlo anche tu’. Ciò che è bello suscita passione. E se un giovane si appassiona di qualcosa, o meglio, di Qualcuno, finalmente si alza e comincia a fare cose grandi; da morto che era, può diventare testimone di Cristo e dare la vita per Lui”.

“Cari giovani, quali sono le vostre passioni e i vostri sogni? Fateli emergere, e attraverso di essi proponete al mondo, alla Chiesa, ad altri giovani, qualcosa di bello nel campo spirituale, artistico, sociale. Vi ripeto nella mia lingua materna: hagan lìo! Fatevi sentire!”.(FP)

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