Idlib, regge la tregua fra turchi e russi. Nuove minacce di Erdogan all’Europa

Fonti di AsiaNews parlano di una “calma apparente” e di una “realtà che sembra essersi fermata”. Anche gli eserciti privilegiano un atteggiamento prudente, in attesa di sviluppi. Per il momento Ankara ha bloccato l’ingresso dei rifugiati in territorio turco. I civili preoccupati per la fine delle scorte alimentari e del carburante. 


Idlib (AsiaNews) - A Idlib si respira una situazione di “calma apparente”, l’accordo per una tregua siglato da scorsa settimana dai presidenti di Russia e Turchia a Mosca “per ora regge” e “la realtà sembra essersi fermata, si vive una situazione di sospensione”. È quanto racconta ad AsiaNews una fonte istituzionale, dietro anonimato per motivi di sicurezza. L’attenzione sull’ultima roccaforte nelle mani di gruppi ribelli e jihadisti in Siria, aggiunge, “è diminuita” negli ultimi giorni e l’opinione pubblica “non ne parla quasi più”. 

L’esercito turco, prosegue la fonte di AsiaNews, “è ancora presente nella zona” e a dispetto delle minacce di contrattacchi in caso di violazione del cessate il fuoco, per il momento “sembra privilegiare la calma”. L’accordo firmato il 5 marzo scorso fra Vladimir Putin e l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan regge e i militari turchi e siriani restano nelle loro posizioni. Tuttavia, sul fronte umanitario Erdogan continua a sbandierare la minaccia dei rifugiati per esercitare pressioni sugli alleati della Nato (leggi Stati Uniti) in chiave anti-siriana e garantirsi ulteriori concessioni da parte dell’Europa, altrimenti “invasa” da “milioni” di persone. Una guerra fra potenze che si combatte sulla pelle della popolazione civile anche nei giorni scorsi nelle preghiere di papa Francesco e che rischia di innescare, come denunciato dalla stessa Chiesa siriana, una nuova catastrofe umanitaria. 

“Per quanto riguarda i rifugiati vicino al confine - racconta la fonte di AsiaNews - al momento ‘sembra’ che i turchi non permettano più loro di entrare nel Paese”. Ieri circolavano voci secondo le quali “nelle strade di Idlib stia iniziando un certo movimento” di uomini e mezzi e qualcuno dal fronte “ha cominciato a tornare casa”. Tuttavia, conclude, la situazione resta ancora “incerta”. 

Bombe e scambi di colpi fra i due fronti turco e siriano, con il presidente Bashar al-Assad intenzionato a restituire l’intera unità territoriale al Paese dopo nove anni di guerra e violenze, non sono l’unica fonte di preoccupazione per i civili, siano essi residenti di lunga data o rifugiati. A questi si aggiungono infatti le durissime condizioni dell’inverno nel nord del Paese, ad Aleppo come a Idlib, e il pericolo di una fine delle scorte alimentari e del carburante per riscaldarsi. 

In molti guardano al cessate il fuoco come unica via per scongiurare una ulteriore escalation ad una popolazione già stremata da fame e guerre. Il cessate il fuoco firmato da Mosca e Ankara ha ridotto gli attacchi e si aspetta la data del 15 marzo per l’inizio dei pattugliamenti congiunti di Russia e Turchia nell’area contesa. In questo fragile contesto, Erdogan continua ad innalzare i toni dello scontro parlando di “nuovi profughi al confine con l’Europa” e di un peso che “colpirà tutti i Paesi” dell’Ue, in particolare la Grecia.

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