Forte unità nazionale sotto il coronavirus. Gli studenti vogliono ritornare in patria
di Pierre Balanian

Cristiani e musulmani d’accordo nel chiudere chiese e moschee per i raduni: si prega a casa. Un minuto di applausi per il personale medico. Il Paese è ricco di medici, ma non di infrastrutture: a rischio i poveri (il 70% della popolazione) e i 2 milioni di rifugiati siriani e palestinesi. Coprifuoco dalle 19 alle 5 del mattino. Il governo rifiuta il ritorno dei libanesi all’estero (soprattutto quelli provenienti dall’Africa) per timore di nuovi contagi. Gli studenti in Europa non riescono a ricevere denaro dalle banche. Un discorso storico del capo degli Hezbollah critico verso le banche: “Aggrappati ai soldi, che rischiano di trasformarsi in carta straccia a causa della crisi mondiale”.


Beirut (AsiaNews) – Il Covid-19 unisce I libanesi da sempre divisi. Vi è stata anzitutto la discesa in campo dei religiosi cristiani e musulmani che hanno invitato i fedeli a disertare chiese e moschee per pregare a casa. Ieri artisti e giornalisti televisivi hanno lanciato l’invito ad affacciarsi tutti sui balconi di casa alle ore 20 di stasera per un applauso di ringraziamento al personale medico. Con l’hashtag “applaudire per gli eroi’’, una rosa di artisti famosi ha prodotto un video, invitando tutti I libanesi, in patria ed in diaspora,  ad esprimere con l’applauso di un minuto l’immensa gratitudine per il sacrificio compiuto da medici, infermieri, personale degli ospedali, farmacisti, protezione civile, agenti di sicurezza, agenti di disinfestazione e pulizia, di nettezza urbana. Essi sono veri soldati ignoti, che combattono in prima linea contro il nemico invisibile che ha colpito finora 442 persone (10 morti e 30 ricoverati). Cifra irrisoria se paragonata ai numeri spaventosi di altri Paesi, ma terribile per un Paese come il Libano già sull’orlo del fallimento economico, politico e sociale dopo mesi di proteste anti-corruzione.

La Rivolta libanese è alle spalle: il 27 marzo sono state perfino smantellate le tende dei sit-in al centro di Beirut.  Ora sono tutti terrorizzati su come affrontare questa pandemia, in un Paese ricco di medici, ma privo di infrastrutture adatte a garantire protezione sanitaria e assistenza sociale per tutti. Il Libano con I suoi circa 6 milioni di abitanti, con circa 2 milioni fra rifugiati siriani e palestinesi, non riuscirà in nessun caso ad affrontare l’intensificarsi della pandemia. È un miracolo se finora l’epidemia è rimasta contenuta, in città sovraffollate, per non parlare dei campi profughi, veri e propri bidonville. Inizialmente presa alla leggera, l’esempio italiano, francese, spagnolo ed in seguito quello statunitense hanno terrorizzato perfino i più increduli sostenitori della teoria del complotto, molta diffusa in Medio-Oriente.

Il Paese si è subito isolato chiudendo i confini terrestri, nonostante non ci fosse ancora nessun caso di contaminazione nella vicina Siria. Ieri Damasco ha annunciato il primo decesso e 9 casi di infezione.

In seguito, è stato chiuso l’unico aeroporto del Paese, con l’eccezione dei voli diplomatici e militari della missione di pace Unifil, nel sud Libano. In mancanza di una legge che regola lo stato d’emergenza nazionale a partire del 26 marzo è seguito l’ordine di coprifuoco e divieto totale di circolazione dalle 19 alle 5 del mattino. Secondo molti, il coprifuoco è una precauzione per impedire attacchi armati e ai supermercati in un Paese dove sono hanno qualche arma. L’ordine è stato violato, soprattutto a Tripoli, dove alcuni hanno detto di essere dei precari, che se non lavorano, rischiano di morire di fame.

Questo è il problema cruciale. Il governo obbliga a restare a casa, ma come possono fare i disoccupati e i lavoratori precari? I lavoratori che da mesi percepiscono solo metà dello stipendio a causa della crisi post-rivoluzione? I poveri che in Libano raggiungono oltre il 70% della popolazione? I rifugiati siriani già in situazione disperata? Il governo libanese che ha deciso di non pagare il debito estero, ha sancito 75 miliardi di lire (circa 35 milioni di dollari) per le famiglie più colpite. Si tratta di garantire 180 mila lire libanesi (90 euro circa) ad ogni famiglia, un una tantum rinnovabile per un altro mese. Ma è già polemica in quanto a decidere su chi ne avrà diritto saranno i sindaci ed i partiti politici, affetti da tradizionale clientelismo e nepotismo.

Un’altra polemica riguarda il soccorso verso i connazionali all’estero. La diaspora libanese in Africa - fra I primi ad inviare aiuti in denaro in risposta all’appello del governo in passato - oggi chiede di essere rimpatriata dai Paesi africani dove il virus si diffonde velocemente e scarseggiano le strutture mediche La richiesta viene soprattutto da Ghana, Senegal e dalla Repubblica Democratica del Congo. Con la scusa dell’aeroporto chiuso, il governo tergiversa, ma vi è chi accusa l’egoismo inspiegabile di alcuni politici che hanno avuto il coraggio di esprimere timori di ulteriore diffusione del virus in caso di rimpatrio dei lavoratori libanesi all’estero. Il 28 marzo sera, il Segretario degli Hezbollah Hassan Nasrallah ha tenuto un discorso televisivo. Per la prima volta nella storia degli Hezbollah, non ha menzionato il “nemico” israeliano. Il suo discorso dal forte tono morale e sociale è stato a difesa dei marginalizzati e dei connazionali all’estero. Egli ha sferrato un attacco senza precedenti contro le banche libanese che continuano a negare ai libanesi la possibilità di ritirare contanti dai loro conti bancari. ‘’ Ci sarà un mondo diverso dopo il coronavirus” ha detto. “Pensate all’aldilà, a cosa direte al Signore, voi che vi siete aggrappati ai soldi che a causa della crisi mondiale, rischiano a breve di trasformarsi in carta straccia senza valore”.  Nasrallah prevede un “prossimo crollo delle monete a livello mondiale”.

L’appello più doloroso giunge dagli studenti libanesi in Europa, desiderosi di rientrare in Libano. “Vogliamo morire con i nostri cari e non da soli qui”, dicono. Gli studenti libanesi in Italia, Francia e Germania sono pronti a pagarsi le spese da soli, ma le banche libanesi rifiutano ai loro familiari di inviare loro denari: le banche permettono ormai bonifici solo per le transazioni economiche o per le cure all’estero. In seguito al duro monito sulla sorte dei libanesi all’estero, che “è doveroso oltre che imperativo far rientrare”, secondo Nasrallah, il governo sarà costretto ad adottare a breve una soluzione ad essi favorevole.

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