Abu Mazen rompe con Israele e gli Usa: fine di ‘tutti gli accordi’

La risposta dell’Autorità palestinese al piano di annessione sostenuto dal nuovo governo. Per Abbas tutte le “responsabilità” ora ricadranno su Israele “in qualità di potenza occupante”. Possibile una riduzione dell’impegno della polizia e dell’intelligence palestinese. Il tentativo europeo di rilanciare i negoziati.


Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen ha annunciato ieri il blocco di “tutti gli accordi” con Israele e gli Stati Uniti, in risposta al piano del nuovo governo di annettere parte dei territori occupati della Cisgiordania. La decisione è giunta al termine di una riunione della leadership politica palestinese a Ramallah, in cui Abbas ha sottolineato che “tutte le responsabilità” ricadono su Israele “… in qualità di potenza occupante”.  

Già in passato il presidente dell’Anp aveva lanciato minacce analoghe, senza mai tradurre le parole in atto. Tuttavia, oggi la situazione appare ancor più complessa con il nuovo governo di Israele deciso ad annettere i territori, grazie anche al sostegno degli Stati Uniti nel contesto del controverso “Accordo del secolo”, il piano di pace elaborato dall’amministrazione Trump. 

Le tensioni nell’area preoccupano i vertici cristiani di Terra Santa, che parlano di politica “grave e catastrofica”; ieri si è registrato anche l’intervento della Santa Sede nella controversia, che ha manifestato in una nota la propria preoccupazione per i “programmi di annessione” di Israele. 

Il piano della Casa Bianca prevede uno Stato palestinese nel 70% degli attuali territori della Cisgiordania, tutta Gaza e la capitale in un sobborgo alla periferia di Gerusalemme est. I palestinesi, che rivendicano tutta la Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est bocciano su tutta la linea il progetto statunitense. 

A conclusione dell’incontro a Ramallah il presidente Abu Mazen ha dichiarato che l’Organizzazione per la liberazione della Palestina e lo Stato della Palestina “non sono più vincolati agli accordi” e agli “impegni” che ne derivano, in particolare in materia di sicurezza. “D’ora in avanti - ha aggiunto - le autorità israeliane, in quanto potenza occupante, devono assumersi obblighi e responsabilità verso la comunità internazionale”, in special modo “la Quarta Convenzione di Ginevra”.

Analisti ed esperti sottolineano che questa mossa dovrebbe comportare una riduzione dell’impegno della polizia e dell’intelligence palestinese, scaricando su Israele il peso della sicurezza della popolazione civile nei territori occupati, il divieto di punizioni collettive, dell’annessione di terra e trasferimenti di popolazione dall’occupante agli occupati, che costituiscono gravi violazioni e crimini di guerra”. Abbas ha infine lanciato un appello alle nazioni, perché impongano “pesanti sanzioni” a Israele se il nuovo governo procede nel progetto di annessione. 

Intanto si muove la diplomazia europea con Francia, Germania e Italia in prima linea nel programmare una “azione comune” per tentare di rilanciare i “negoziati” fra Israele e Palestina e non escludono una “risposta” in caso di annessione. L’obiettivo è quello di far tornare “tutti al tavolo delle trattative” sottolinea il ministro francese degli Esteri Jean-Yves Le Drian, il quale “entro i prossimi giorni” discuterà della questione con l’omologo israeliano. 

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