L’India verso la fine della quarantena. A Kolkata chiese aperte per ‘adorare e pregare’
di Nirmala Carvalho

Nel West Bengal la quarantena dura fino al 15 giugno. La Chief Minister dà un permesso speciale per i luoghi di preghiera. Le chiese cattoliche riaprono dopo 9 settimane di lockdown. Riaperta anche la Chiesa del North India. Templi e moschee rimangono chiusi per timore di troppa folla.


Kolkata (AsiaNews) – Mons. Thomas D’Souza, arcivescovo della città di Kolkata è felice. “Tutte le nostre chiese sono aperte per l’adorazione e la preghiera a partire da oggi primo giugno. I nostri sacerdoti hanno aperto tutte le chiese ed espongono il Santissimo Sacramento dalle 10 alle 6 del pomeriggio. La gente può venire e adorare Gesù nel Sacramento”.

La gioia di mons. D’Souza è comprensibile: il Paese ha subito una stretta quarantena dal 25 marzo scorso, e le chiese erano chiuse per prevenire la diffusione del coronavirus. Oggi a Kolkata le chiese vengono riaperte, ancora con molte limitazioni, ma templi e moschee rimangono ancora chiuse.

Nel grande Paese di oltre 1,3 miliardi di persone, il premier Narendra Modi ha deciso la fine della quarantena per oggi, ma ha precisato che ogni Stato indiano potrà gestire la ripresa in modo “progressivo” almeno fino al 30 giugno.

Diversi Stati hanno già comunicato che da loro la quarantena continua: nel West Bengal, fino al 15 giugno; in Maharashtra, Punjab, Madhya Pradesh e Tamil Nadu fino al 30 giugno.

La riapertura delle chiese a Kolkata (capitale del West Bengal) è stato un favore concesso dal governo della città. “

 “Voglio esprimere – dice mons. D’Souza - la mia profonda gratitudine al Chief Minister  Mamata Banerjee, che ha compreso il bisogno di adorare e pregare della gente. Lei stessa, una volta, ha detto che camminando vicino a casa sua, che è vicina al tempio della dea Kali (e vicino alla prima casa delle suore di Madre Teresa), ha sentito che occorreva permettere alla gente di visitare i luoghi di preghiera”.

Anche la Chiesa del Nord India – protestante – riapre i battenti, ma senza alcun servizio liturgico. Le moschee e i templi preferiscono per ora rimanere chiusi per evitare per ora le folle e gli assembramenti troppo numerosi.

In ogni caso, la riapertura delle chiese cattoliche ha alcune precise limitazioni: è permessa la presenza di sole 10 persone per volta; tutti devono indossare mascherine protettive, disinfettare le mani e mantenere il distanziamento sociale. Alcuni volontari vigilano che queste tegole siano rispettate. “La gente – spiega l’arcivescovo – è richiesto di stare in preghiera solo per 10-15 minuti, per permettere agli altri di adorare e pregare. Via via che una persona esce, ne entra un’altra, senza che vi siano gruppi in attesa attorno all’edificio sacro”.

“I sacerdoti della cattedrale – continua mons. D’Souza – mi hanno detto che fin dal mattino presto la gente è venuta per l’adorazione. Molti erano emozionati e alcuni piangevano davanti al santissimo Sacramento. Dopo quasi 9 settimane senza liturgia e senza adorazione, vi era un grande desiderio nei cuori per incontrare Cristo. In questo periodo molti hanno seguito le liturgie online, ma la presenza reale di Gesù nel Sacramento, soddisfa molto di più la nostalgia dell’animo umano”.

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