Sacerdoti di Papua: stop al razzismo contro di noi
di Mathias Hariyadi

Chiedono al governo di promuovere la cultura della tolleranza tra le diverse comunità nazionali. Favorire l’inclusione sociale della popolazione papuana attraverso il dialogo e l’educazione. I locali spesso derisi come “scimmie”. Liberare Buchtar Tabuni e gli altri prigionieri politici arrestati nel 2019.


Jayapura (AsiaNews) – Un gruppo di sacerdoti della provincia di Papua hanno lanciato ieri un appello per fermare ogni forma di razzismo, ingiustizia e violenza nei confronti dei cittadini di origine papuana. L’iniziativa ha coinvolto cinque diocesi nella parte indonesiana dell'isola, e riprende le parole con cui papa Francesco ha condannato la recente uccisione negli Stati Uniti dell’afroamericano George Floyd da parte di alcuni agenti di polizia.

Sin dal suo passaggio dalla sovranità olandese a quella indonesiana nel 1962, Papua occidentale è stata attraversata da forti tensioni indipendentiste, con la popolazione locale che si è sempre sentita discriminata dal governo di Jakarta.

Sulla scorta del “Documento sulla fratellanza umana”, firmato il 4 febbraio del 2019 da Francesco e dal grande Imam di Al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb, i sacerdoti papuani chiedono ai leader nazionali e locali di promuovere la cultura della tolleranza e della vita pacifica tra le diverse comunità nazionali, e di favorire l’inclusione sociale e lo sviluppo della popolazione papuana attraverso il dialogo e l’educazione. Essi inoltre esortano il governo nazionale a prendere misure per combattere la violazione dei diritti umani dei papuani e la loro criminalizzazione.

Gli estensori del documento esprimono poi preoccupazione per la sorte di Buchtar Tabuni, un leader del Movimento unito per la liberazione di Papua occidentale. Insieme ad altri attivisti, Tabuni è stato arrestato nel settembre 2019 per aver organizzato il mese precedente una serie di proteste anti-razzismo, poi sfociate in una serie di violenze. 

Secondo i sacerdoti, le dimostrazioni guidate da Tabuni erano pacifiche;  gruppi indipendentisti e provocatori si sarebbero poi infiltrati, attaccando cittadini non papuani e appiccando incendi lungo le strade.  

Migliaia di papuani erano scesi in strada per protestare contro il trattamento subito pochi giorni prima da alcuni studenti della stessa etnia a Surabaya (Giava orientale). Una folla locale si era presentata davanti alla pensione che ospitava i giovani chiamandoli “scimmie”. Il fatto ha avuto una forte eco nazionale, e ha provocato il risentimento della popolazione.

I sacerdoti papuani chiedono che Tabuni e gli altri sei prigionieri politici siano rilasciati. Essi ritengono inoltre ingiusto che questi attivisti rischino pene tra i 5 e i 17 anni, mentre i responsabili dell’aggressione razzista a Surabaya se la siano cavata con 5 mesi di carcere.

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