Coronavirus: annullate le feste per san Sergio di Radonezh. La preghiera dell’igumeno ribelle
di Vladimir Rozanskij

La festa alla Lavra della Trinità raduna ogni anno tutti i vescovi ortodossi russi e folle di pellegrini. Per coronavirus è morto un altro monaco del monastero patriarcale della Presentazione, vicino alla Lubianka. Lo starets Sergij (Romanov) continua la sua lotta contro il patriarcato e la dirigenza politica, rei di aver creato “il lager elettronico di Satana”.


Mosca (AsiaNews) - L’amministrazione patriarcale ha informato dell’annullamento delle grandi feste per san Sergij di Radonezh, il santo ispiratore di tutte le vittorie russe sui nemici. Nel comunicato si spiega che la causa è il “non completo superamento dell’emergenza per il coronavirus”. La festa di san Sergio raduna annualmente l’intero episcopato russo, insieme a grandi folle dei fedeli, presso la Lavra della SS. Trinità dove riposano le spoglie del santo, meta principali dei pellegrinaggi da tutta la Russia. Il monastero è situato nella città di Sergiev Posad, circa 70 km a nord-est di Mosca.

Intanto, la pandemia continua a mietere vittime nella Chiesa ortodossa. Pochi giorni fa, il 23 giugno, è morto un altro monaco a Mosca, Nikolaj (Muromtsev, foto 2) di 44 anni, del monastero patriarcale Sretenskij (della Presentazione) alla Lubjanka, proprio accanto alla sede centrale della FSB (ex-KGB) al centro della capitale. Come ricorda il sito del monastero stesso, il monaco scomparso era noto come lo “zio Kolja “, molto amato dai confratelli per la sua dedizione ai tanti servizi del monastero, tra cui la “lettura continua” del Salterio e la pulizia della sauna monastica.

Sugli Urali continua invece la ribellione dello skhiigumen Sergij (Romanov, foto 1), lo starets ex-delinquente e assassino (prima della conversione) e idolo dei più radicali monarchisti ortodossi. Il tribunale ecclesiastico si è radunato di nuovo il 26 giugno per valutare la sospensione dell’igumeno, che però ha deciso polemicamente di non presentarsi, come ha spiegato un suo sostenitore, Vsevolod Moguchev, “per ritirarsi in preghiera”. Secondo il suo discepolo, padre Sergej “ha deciso di non partecipare a questo cosiddetto tribunale ecclesiastico, anzitutto perché non vuole prendere parte a uno show organizzato; in secondo luogo egli ha deciso di dedicare il tempo che lo aspetta alla meditazione e alla preghiera più profonda”.

Lo starets ribelle non ha peraltro ritirato tutte le sue accuse alla dirigenza politica ed ecclesiastica del Paese, che in nuovi video da lui diffusi vengono accusati di aver creato “il lager elettronico di Satana”. L’igumeno è atteso anche in una convocazione presso gli organi di polizia locale per difendersi dall’accusa di “estremismo”, per la quale rischia come minimo una forte multa; la sua questione verrà discussa al tribunale civile il prossimo 7 luglio.

Sergej ha anche accusato, con altro video diffuso sui social, “la nota attivista e provocatrice Oksana Ivanova, la cui attività è coordinata dal metropolita Kirill di Ekaterinburg e dal protoierej Maksim Minjailo, per aver diffuso sui media delle informazioni oltraggiose circa una mia relazione con la giornalista Ksenja Sobchak”, una dei volti più noti della televisione russa. A suo parere è in atto una forte campagna diffamatoria nei suoi confronti.

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