Gerusalemme, migliaia contro Netanyahu. Leader cristiano: ‘Nasce un nuovo movimento’

Cresce la protesta contro il primo ministro e il suo esecutivo, accusati di non saper gestire la crisi economica e la pandemia di Covid-19. Sul premier pesa anche la scure del processo per corruzione. Almeno 50 persone fermate dalla polizia. Sobhy Makhoul: Serve un leader nel centro-sinistra capace di raccogliere la sfida, ma c’è un risveglio dopo anni di letargo.


Gerusalemme (AsiaNews) - Migliaia di persone in piazza e almeno una cinquantina di esse arrestate in seguito a pesanti scontri avvenuti ieri con la polizia: non si ferma l’ondata di proteste in Israele contro il governo e il primo ministro Benjamin Netanyahu. L’esecutivo è finito sul banco degli imputati per la cattiva gestione della pandemia di coronavirus, con un'impennata di nuovi casi nell’ultimo periodo (sebbene meno gravi secondo quanto affermano gli scienziati), e la crisi economica; il premier viene invece considerato inadeguato al ruolo per le accuse di frode e corruzione delle quali deve rispondere in tribunale

Interpellato da AsiaNews, Sobhy Makhoul, membro della Chiesa maronita di Gerusalemme e amministratore del Christian Media Center, sottolinea che Israele “sta vivendo la nascita di un nuovo movimento”. Si assiste all’emergere, prosegue, “di azioni politiche di centro e di centro-sinistra dalla portata limitata, ma che non si vedevano da tempo. Un risveglio dopo tanti anni di sonno, di letargo. Sono militari, intellettuali, attivisti e cittadini che sfidano in modo aperto il primo ministro, partendo dalle accuse di corruzione”. 

Per il leader cristiano, Netanyahu “sta gestendo male l’emergenza coronavirus” e ha commesso errori “anche sul piano economico, presentando due o tre progetti fra cui l’esenzione dal pagamento di tasse per i ricchi, molti dei quali suoi sodali, che hanno scatenato il malcontento”. Ciò, unito alle accuse di corruzione, ha generato “una ondata di protesta che sembra crescere” di giorno in giorno. A differenza del passato, per Sobhy Makhoul “queste proteste potranno avere un futuro” anche perché la pandemia ha esasperato animi, tensioni e acuito i problemi, a partire da quello economico “dove Netanyahu poco ha fatto per la gente comune”. E nemmeno il suo alleato di governo, il leader centrista Benny Gantz, conclude il leader cristiano, “sembra godere di maggiore consenso fra la popolazione. Anche lui è molto debole, e le attenzioni sono concentrate a sinistra, dove finalmente potrebbe emergere un leader capace di catalizzare il consenso”.

Ad innescare il confronto con le forze di sicurezza, il tentativo da parte di un gruppo di dimostranti di spostare il cuore della protesta davanti alla residenza del capo del governo, a Gerusalemme. A centinaia hanno bloccato le principali vie di accesso alla città santa, in particolare a Jaffa Street e nelle vie circostanti. La polizia è intervenuta con cannoni ad acqua e agenti a cavallo. 

I manifestanti hanno intonato slogan e canti, sventolato bandiere e cartelloni con scritte critiche verso il premier e l’esecutivo: “La corruzione di Netanyahu ci fa ammalare”, “Netanyahu dimettiti” o “Crime Minister” sono solo alcuni fra i molti poster agitati dalla folla. Il nodo centrale è il processo per corruzione che pende sul capo di Netanyahu e che, secondo i critici, lo rende inadeguato per guidare il Paese fra Covid-19 e l’accelerazione sul piano di annessione dei territori palestinesi.

Fonti della polizia riferiscono che le persone fermate devono rispondere di disturbo della quiete pubblica, atti di vandalismo e resistenza a pubblico ufficiale. Otto di essi rischiano il processo per direttissima, mentre gli altri saranno rilasciati in libertà vigilata. I manifestanti avrebbero malmenato un uomo, sospettato di essere un poliziotto in borghese infiltrato fra la folla.

Sempre ieri alcune decine di persone, simpatizzanti di Netanyahu, hanno promosso una contro-manifestazione sfidando la folla degli oppositori. Una manifestante, di nome Yasmin, racconta: “Sono nata nel 1996. Questo significa che non conosco un mondo senza Bibi [Netanyahu]. Non so cosa voglia dire avere un primo ministro decente, qualcuno che pensi alle persone”. 

Intanto il tasso di disoccupazione cresce, e quanti sono rimasti senza lavoro non possono nemmeno beneficiare dei sussidi statali, soprattutto i lavoratori autonomi e i piccoli imprenditori. Il denaro promesso, infatti, non sarebbe mai arrivato. Il numero dei disoccupati è schizzato dal 3,4% di febbraio al 27% di aprile, per poi calare al 23,5% a maggio. 

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