Mecca, coronavirus: Un Hajj raccolto e spirituale per i pellegrini

Fra le autorità saudite è massima allerta per possibili emergenze sanitarie. Per il ministero della Sanità è “rassicurante” che non siano emersi casi. Ai fedeli fornito vitto, alloggio e copertura delle spese mediche. Musulmano cinese: “Allah ha realizzato il mio desiderio di compiere l’Hajj senza alcun costo”.


Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Si stanno svolgendo in maniera regolare le operazioni legate all’Hajj, il pellegrinaggio maggiore alla Mecca, uno dei cinque pilastri dell’islam, e sinora non si sono registrati problemi di natura sanitaria fra i partecipanti. È quanto sottolinea il portavoce del ministero saudita della Sanità Mohammed Al-Abd Al-Ali, secondo cui è “rassicurante che non siano sinora emersi casi di coronavirus o altre malattie che possano colpire la salute pubblica”. 

Quest'anno, il pellegrinaggio si presenta in scala assai ridotta e solo una piccola parte (non più di 10mila persone, il 70% stranieri e il restante sauditi) ha potuto partecipare: negli ultimi anni la media è stata di 2,5 milioni di presenze. A Riyadh l’allerta resta massima e i sanitari sono pronti a intervenire a fronte di qualsiasi problema: sono già allestiti 1456 letti di ospedale riservati ai pellegrini, dei quali 272 in terapia intensiva, 331 in isolamento e oltre 200 nei reparti di emergenza. 

Se l’attenzione delle autorità è concentrata sull’elemento sanitario, i pochi pellegrini si godono la tranquillità e il raccoglimento dei luoghi sacri, un privilegio pressoché impossibile negli appuntamenti del passato. “Non ho potuto trattenermi dal piangere, dopo che Allah ha realizzato il mio desiderio di compiere l’Hajj senza alcun costo finanziario”, confessa Ni Haoyu, un fedele cinese di 43 anni. Nel mezzo della pandemia, molti musulmani provenienti dal gigante asiatico considerano un privilegio poter partecipare all’evento. 

Le autorità saudite hanno deciso di coprire tutte le spese fornendo cibo, alloggio e sostegno sanitario completo, tanto da rendere più sicura questa edizione dell’Hajj rispetto ad altre del passato, dove si sono verificate epidemie e incidenti con centinaia di vittime. “Ho potuto seguire i rituali lontano dalle folle, in una atmosfera di spiritualità e raccoglimento” afferma Wajdan Ali, un saudita di 25 anni che è stato selezionato dopo essere guarito dal Covid-19. 

I pellegrini hanno ricevuto braccialetti elettronici per tracciare gli spostamenti e devono rispettare rigidi protocolli, fra cui l’obbligo delle mascherine, distanziamento fisico e controlli periodici della temperatura corporea. “Sono stato selezionato e non so perché” racconta Cai Haobi, studente cinese di 31 anni all’università di Umm Al-Qura, alla Mecca. Per As-Shammar, dipendente di un ristorante, il metodo di selezione non è importante, perché ciò che conta è essere presente: “Sono venuto in Arabia Saudita un anno fa” racconta questo giovane di origine filippina, “e avevo intenzione di fare l’Hajj nei due anni successivi, dopo aver raggiunto l’indipendenza economica. Ma il coronavirus e il processo di selezione - conclude con una nota di soddisfazione - mi hanno aiutato a compiere il pellegrinaggio quest’anno”.

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