Baghdad: tre attacchi contro occidentali, ma l’obiettivo è la politica del governo

In 24 ore nel mirino un convoglio britannico, l’ambasciata statunitense e mezzi Usa. Fonti diplomatiche riferiscono che dietro gli attacchi vi sono gruppi e milizie paramilitari vicine all’Iran. Ritorsioni contro la politica riformista e anti-corruzione del Primo Ministro. Cambi ai vertici della Banca centrale e della commissione anti-corruzione.


Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - Nelle ultime 24 ore in Iraq almeno tre diversi attacchi hanno colpito istallazioni militari o diplomatiche straniere, a conferma di una escalation della tensione nel Paese acuita dalla lotta a corruzione e gruppi armati lanciata dall’attuale governo. Fonti della sicurezza riferiscono che non si sono verificate vittime o feriti negli attentati, ma resta il clima crescente di “pressione” verso l’esecutivo minacciato da più fronti. Nei giorni scorsi ad AsiaNews lo stesso patriarca caldeo aveva sottolineato l’unione di intenti, in questa lotta a tutto campo contro gruppi e milizie che fomentano malaffare e divisioni. 

Ieri mattina un ordigno rudimentale è esploso al passaggio di un veicolo dell’ambasciata britannica, di ritorno dall’aeroporto. L’attacco, il primo in oltre 10 anni verso un mezzo del governo di Londra, è avvenuto nei pressi della Zona Verde, l’area ad alta sicurezza al centro della capitale che ospita sedi diplomatiche, istituzioni internazionali e uffici governativi. 

Nella notte due razzi Katyusha hanno cercato di raggiungere l’ambasciata americana, anch’essa all’interno della Zona Verde. Il sistema di difesa missilistico C-RAM in dotazione alla rappresentanza diplomatica ha sventato la minaccia. L’apparato, installato a inizio anno, avverte del possibile arrivo di munizioni o esplosivi e si attiva, facendoli scoppiare in aria colpendoli con migliaia di proiettili al minuto. 

Il terzo attacco, primo in ordine di tempo, è avvenuto alle prime ore del 14 settembre quando due ordigni esplosivi hanno centrato un convoglio di mezzi e rifornimenti degli Stati Uniti. 

Fonti dell’intelligence affermano che dietro gli attacchi vi sarebbero gruppi o milizie para-militari legate all’Iran. Si tratterebbe di ritorsioni contro l’agenda riformista del Primo Ministro Mustafa al-Kadhemi, che finirebbe per privare questi gruppi di fondi e finanziamenti essenziali nella loro lotta. 

In questi giorni il gabinetto del premier ha infine annunciato un cambio consistente ai vertici di alcuni settori chiave, fra i quali la Banca centrale, la commissione per la lotta alla corruzione e quella sugli investimenti. Nomine che vanno nella direzione di una maggiore trasparenza e rigore nella gestione dei fondi pubblici e delle casse dello Stato. L’Iraq è fra le prime 20 nazioni al mondo per corruzione secondo Transparency International, con almeno 340 miliardi di fondi pubblici che, dal 2003 a oggi, sono finiti nelle tasche di trafficanti, politici e imprenditori senza scrupoli.

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