La multinazionale Siemens ‘preoccupata’ per i diritti umani in Hong Kong e Xinjiang
di Wang Zhicheng

L’AD del colosso industriale tedesco criticato da “internauti cinesi” per immischiarsi negli affari interni della Cina. Pressioni crescenti da azionisti e politici a non farsi implicare in violazioni ai diritti umani. Prof. Cui Hongjian: Sempre maggiore mancanza di fiducia fra Unione europea e Cina.


Pechino (AsiaNews) – La multinazionale Siemens è “preoccupata” per i diritti umani in Hong Kong e nello Xinjiang, anche se rimane immutato il suo impegno verso la Cina. Forse per la prima volta nel mondo della globalizzazione un gigante industriale come la Siemens ha osato esprimersi su questioni di solito lasciate da parte nel mondo del business.

In un’intervista al giornale tedesco Die Welt (9 settembre), Joe Kaeser, amministratore delegato della Siemens dal 2013, ha dichiarato che il suo gruppo “guarda con attenzione e preoccupazione gli sviluppi attuali ad Hong Kong, ma anche nella provincia dello Xinjiang”.

Su Hong Kong, dove una legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino ha ridotto le libertà personali e di associazione, Kaeser ha detto che “finché Pechino garantisce l’accordo su ‘un Paese, due sistemi’, il mondo commerciale tedesco può gestirlo… Ma è piuttosto inusuale che questa direttiva non sia stata confermata con chiarezza dalla Cina per un certo tempo”.

Sullo Xinjiang, dove crescono le accuse anche da parte Onu sui campi di lavoro forzato per i musulmani uiguri, Kaeser si è schierato per il “rifiuto di ogni forma di oppressione, lavoro forzato, collaborazione in violazioni dei diritti umani… Per principio non potremo tollerare tutto ciò nella nostra compagnia, o accettarlo senza conseguenze per i nostri partner”.

Quasi in parallelo con la posizione di Kaeser, il 16 settembre il gigante svedese dell’abbigliamento H&M ha annunciato che interromperà i rapporti con un produttore di cotone sospettato di sfruttare prigionieri uiguri. La compagnia di moda ha specificato che non prenderà più filati o materie prime dallo Xinjiang, l’area cinese a maggior produzione di cotone.

In difesa della leadership cinese è sceso in campo il Global Times, magazine semi-ufficiale (legato al “Quotidiano del popolo”, organo del Partito comunista cinese) che ha pubblicato due articoli.

Nel primo, del 12 settembre, si parla di molti “internauti cinesi” che si sono scagliati contro le posizioni di Kaeser, accusato di sostenere i “secessionisti” di Hong Kong. Non si sa se gli irosi commenti - che con pesanti offese gridano al boicottaggio – siano spontanei. In Cina esistono quelli che vengono chiamati “internauti wumao”, che d’accordo con la polizia di internet, ricevono cinque mao (decimi di yuan) per ogni commento “patriottico” e critico verso posizioni non condivise dal potere.

Vi è anche il commento del prof. Cui Hongjian, che ribadisce che i businessmen devono interessarsi solo al business e che “nessuna nazione o individuo ha il diritto o il motivo per interferire” negli affari interni della Cina.

In un altro articolo, il giorno dopo, il Global Times, riporta le affermazioni della Siemens che dice “di aver sempre rispettato la sovranità della Cina e la sua integrità territoriale”, ma continuerà a sostenere il principio “un Paese, due sistemi”.

Rimane il fatto che anche il prof. Cui Hongjian ammette che fra Cina e Unione europea emerge sempre più una mancanza di fiducia, come dimostrano gli stentati dialoghi di questi giorni.

In più, secondo la Camera di commercio dell’Ue in Cina, ammette che le compagnie europee presenti in Cina ricevono pressioni crescenti da azionisti e politici dei loro Paesi a non farsi implicare in violazioni ai diritti umani.

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